Retablo – Tavola seconda: Il bello

Segue il secondo post, pubblicato sul blog di Costanza Miriano.

Ho pensato a lungo alle critiche di alcuni utenti di questo blog, persone che stimo e che han detto più volte che c’è troppo pessimismo, troppo attacco al mondo, troppo cattolicesimo barricadiero in alcuni post. È vero. Io stessa ho questa tendenza e la prima parte del mio Retablo sembra la descrizione di un incubo alla Orwell, senza speranza né gioia.

Forse c’entra anche l’indole personale, oppure la storia di ciascuno di noi: io sono stata segnata da tante cose, tra cui la meditazione sui due stendardi, che si fa durante gli Esercizi spirituali di sant’Ignazio di Loyola,: “Il primo preludio è la storia. Sarà qui come Cristo chiama e vuole tutti sotto la sua bandiera e Lucifero al contrario sotto la sua”. Durante gli Esercizi siamo chiamati a scegliere sotto quale bandiera, in quale esercito militare: che ci sia una guerra, è dato per scontato. Ma di questa guerra la storia è già scritta. Un esercito ha già vinto, per sempre, il suo antagonista. Non è così difficile la scelta.

È difficile amare i nostri nemici. Guadagnarli al nostro esercito, per quanto possiamo. Ecco, in questa lotta, non dobbiamo dimenticare le regole della cavalleria: scontro leale, un braccio teso al nemico disarcionato. Soprattutto, vero amore per le anime, che si può sposare soltanto con un sincero amore per la verità e dunque orrore per il peccato.

Il punto è che gli uomini, per loro natura, non sono portati a ragionare correttamente mentre li minacciamo con un grosso bastone. Né, curiosamente, diventano più aperti alla Grazia mentre organizziamo contro di loro un attacco frontale. Tali attacchi andrebbero riservati all’errore, non all’errante. L’errante si conquista al vero – che è preludio al Vero – con sguardo limpido, genuino interesse, vero amore, non di quella melassa che riempie schermi e canzonette, l’amore di cui si dice “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” (Gv 15,13). Ecco, questo amore all’interno di una battaglia, c’è chi sa esprimerlo meglio di altri. C’è chi sa dare dei segni. Dal canto mio, so di non essere stata convertita da un esercito –per quanto vittorioso – ma da un’immagine del Paradiso. E più specificamente, dalla Bellezza di tale immagine. Nulla mi è sembrato più vero, in vita mia, di tale bellezza.

“A Dio si arriva attraverso il vero, il buono e il bello. La Rivoluzione – intesa dalla scuola contro-rivoluzionaria come processo di attacco al cristianesimo che percorre tutta la storia dell’Occidente moderno – ha reso particolarmente difficile, tanto più per i laici immersi nel mondo, cogliere il vero e il buono. Rimane il bello, ed è significativo come la scuola contro-rivoluzionaria del XX secolo abbia insistito sulla via pulchritudinis, la via del bello, non certamente come l’unica via spirituale del nostro tempo ma come una via specialmente adeguata ai laici nell’epoca della Rivoluzione” (Massimo Introvigne, vedi qui). La bellezza, è il segno che resta di due millenni di civiltà cristiana: continua ad attrarre e volgere le anime verso il mondo spirituale che l’ha prodotta.

Chiese romaniche, musica barocca, arte gotica, mosaici bizantini, canto gregoriano, vetrate cattedrale, la “bellezza” del pensiero di sant’Agostino e san Tommaso, monasteri sparsi per l’Europa, chiostri cistercensi, Dante e Manzoni, possono essere non solo morti resti del passato, ma ciò che alla fine conta, ciò che abbiamo da passare al futuro, ciò che ci caratterizza. Ecco, la via della bellezza è la via che porta a Dio guardando un paesaggio in montagna o una tempesta sul mare, ma anche le opere degli uomini innalzano l’anima, se vengono da un’autentica ricerca di Dio. Possiamo chiederci se nell’epoca presente siamo ancora capaci di produrre gli stessi capolavori di arte e bellezza del passato, ma non credo che si possano rincorrere le forme, bisogna risalire alla sorgente, che è la ricerca di Dio.

Il massimo della bellezza, in vita mia, l’ho visto in monastero, durante l’ufficio liturgico dei monaci in canto gregoriano e ancor più durante la Messa conventuale, autentico anticipo di Paradiso in terra.

E qui, circolarmente, ricomincia la riflessione sul vero.

La prima parte qui.

1 Commento

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Una risposta a “Retablo – Tavola seconda: Il bello

  1. Sei grande, come al solito!
    Non trovo niente di pessimistico nelle tue esposizioni, perchè non ci può essere nulla di pessimistico nel dire la verità delle cose! E nulla di cattolicesimo barricadiero, perchè al cattolico è richiesto d’essere integro e conforme alla sana Dottrina, senza rispetto umano o vergogna…
    Grazie di cuore, per le perle di saggezza che ci regali.
    Un abbraccio

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