Il monastero del mondo

Sono mesi d’angoscia. Certamente non solo per me: la crisi economica, una mancanza di prospettive, persone che perdono il lavoro, imprese che chiudono, altre che avrebbero di che lavorare, se banche e creditori non le soffocassero. I genitori davanti alla scuola, gli amici, le persone incontrate per caso: vedo tutti spaesati. E ora?

Un governo non eletto. Non ho mai scritto una sola parola sul blog pro o contro Berlusconi, quando questo sembrava l’argomento obbligato. Ma ora devo dire semplicemente questo: un governo non eletto, guidato da un uomo non eletto. Ora, ognuno può farsi le sue idee sulla situazione politica italiana ed europea, ma che ogni mossa negli ultimi mesi sia stata fatta con la pistola puntata alle tempie, mi sembra fuor di dubbio.

Le famiglie sono allo sfascio, si rompono al primo urto, la scuola è allo sfascio, cade a pezzi non solo metaforicamente, molto spesso anche fisicamente. La popolazione invecchia senza ricambio, i figli sono un impegno (fisico, mentale, economico) che le famiglie si trovano a centellinare. La parola che viene in mente è: entropia. Tutto rallenta, si esaurisce, si raffredda e infine muore.

La cultura, la civiltà di cui facevamo parte, ha interrotto la sua catena di trasmissione: rimangono ancora tracce qua e là, ma sempre più sotto assedio, sempre più insignificanti e ignorate. Avevamo il pensiero razionale di origine greca, ma l’uso della ragione  per comprendere il mondo è sospeso: basta l’istinto, l’opinione, ognuno la vede come vuole, ognuno per sé, mondi impermeabili e indifferenti, per i quali non vale più nemmeno il vecchio adagio relativista “la mia libertà finisce dove inizia quella degli altri”. Macché, ogni libertà finisce dove si esaurisce la forza di imporla.

Avevamo il diritto romano, ma abbiamo alienato le facoltà decisionali dai popoli ai burocrati, dalla legislazione che difende i valori condivisi e il bene comune siamo passati alla legislazione dei desideri individuali e dell’irrilevanza collettiva. Ogni desiderio è legge, e se non lo è ancora oggi, lo diventerà. Mentre noi coltiviamo quest’ultima crapula da fine impero (contraccezione, aborto, droga, omosessualità, eutanasia: guardateli bene in fila i nomi delle nostre nuove libertà) non ci accorgiamo che queste stesse “libertà” sono un veleno che ci sta uccidendo. La libertà virile del cittadino romano, di fare il proprio dovere, servire lo stato e la famiglia, la libertà di chi vive per cose grandi, invece, è sempre più ostacolata. Non impossibile, ci rimane sempre la via del martirio, ma certo non facilitata.

Avevamo la tradizione giudaico-cristiana: un uomo non è un atomo di materia governato dal caso, ma una persona, un’entità materiale/spirituale, dotata per sua natura di strutture e regole interne. Avevamo il diritto naturale, chessò, almeno il rispetto per la vita, la proprietà, la famiglia. Per chi ci credeva, gli obblighi verso Dio. Ora siamo grumi di materia aggregati dal caso e riaggregabili a piacimento (voglio essere uomo, voglio essere donna, non voglio essere madre, voglio essere padre senza che ci sia una madre, voglio…).

Avevamo infine alcuni secoli di cultura, una tradizione letteraria, artistica, scientifica… il meglio che si poteva produrre. A un certo punto questa tradizione non ci è sembrata più un tesoro prezioso da trasmettere prima di tutto alle generazioni future, poi a chiunque volesse avvicinarla, ci è sembrata ingombrante, un gesto di presunzione, una situazione di vantaggio che andava annullata: in pochi decenni abbiamo fatto tabula rasa. Ora, che non rimane quasi più nulla, siamo diventati i paladini del multiculturalismo: difendiamo tutte le culture che troviamo, basta che non sia la nostra. Vegliamo sui diritti di tutti: musulmani, animisti, indù, buddhisti… Basta cancellare ancora un presepe, togliere ancora un crocifisso, ci stiamo facendo più in là, pazienza!, ancora un pochino e non ci saremo più. Stiamo lavorando perché le prossime generazioni non sappiano leggere le nostre opere letterarie e filosofiche, perché non conoscano nulla della nostra religione, perché scambino il pensiero tecnico, di cui sono stati sempre capaci  -chi più e chi meno – tutti i popoli della terra, con quello scientifico il quale, se permettete, era possibile solo in un certo humus culturale. Ancora un attimo, e non ci saremo più.

In questa angoscia, sempre più tangibile, rimane una speranza, però: ripensare alle origini della civiltà che vediamo languire, ricordarne gli inizi, le persecuzioni, i martiri, i monaci.

Dom Gérard Calvet scriveva: “I monaci hanno fatto l’Europa, ma non l’hanno fatta di proposito…”.

“Il loro obiettivo era: quaerere Deum, cercare Dio. Nella confusione dei tempi in cui niente sembrava resistere, essi volevano fare la cosa essenziale: impegnarsi per trovare ciò che vale e permane sempre, trovare la Vita stessa”. (Benedetto XVI, Discorso pronunciato all’incontro con il mondo della cultura al Collège des Bernardins, tenutosi a Parigi venerdì 12 settembre 2008).

Ecco, ogni volta che mi sporgo di più verso il mondo, ogni istante in cui mi lascio trascinare dalle mille cose da fare, persone da contattare, messaggi da mandare, ora anche tramite le nuove tecnologie, i social network, ecc… mi viene in mente questo quaerere Deum. E torna la voglia di ritirarmi nel mio monastero privato, fatto di cose da fare, preghiere da dire, parole importanti da leggere e meditare, persone a cui parlare con calma. In questo momento, in cui faccio così fatica a credere negli uomini, so che posso fidarmi di Dio. Dal monastero del mondo, voglio curarmi di un’opera sola, giocare tutto su un solo piatto: quaerere Deum. Il resto, si sa, è dato in sovrabbondanza.

20 commenti

Archiviato in Dom Gérard Calvet, educazione, monastica, preghiera

20 risposte a “Il monastero del mondo

  1. esprit74follet

    Leggere i tuoi post è sempre come bere un sorso d’acqua fresca: spegne la sete, mi aiuta a focalizzare le cose importanti. Il mio percorso è tortuoso, ancora mi dibatto per cercare la luce nonostante un’intensa e profonda riluttanza al cambiamento. La fede che è certezza non mi appartiene ancora: conosco raggi di speranza, poi il deserto di una vita che si trascina da un’incombenza all’altra. Non smettere, per favore, di scrivere!

    • perfectioconversationis

      Ti ringrazio, ma davvero non merito tanta stima.
      I percorsi tortuosi sono la mia specialità, il mio deserto è durato quasi vent’anni… direi che il deserto, anzi, è il luogo privilegiato dell’incontro con Dio. Lui è lì che aspetta. Basta essere onesti con noi stessi e con Lui.

      • esprit74follet

        🙂 è strano come a volte sia così evidente – quasi percepibile con i sensi – la sua esistenza e la sua vicinanza: allora viene spontaneo parlargli, ringraziare, chiedere, semplicemente godere di quegli attimi… sono però momenti brevissimi, mentre il grigiore è un’esperienza quotidiana. Anche la preghiera è un’attività impegnativa: a volte, con mia mamma, recito il rosario… ma riuscire a restare concentrata e non lasciare che la mente girovaghi per i conti suoi è veramente difficile.

  2. Cara D. continuo sempre a leggerti con piacere.
    Anche io spesso rifletto su questi tempi di forte cambiamento. E ti dirò che l’uomo ha rinunciato a Dio, punto. Si sta semplicemente verificando ciò che Cristo aveva già profetizzato: la Fede non c’è più. Per chi crede questo momento storico è una grandissima prova. Cosa riusciremo a trasmettere alla generazione futura? Riusciremo nel nostro privato ad infiammare i nostri figli così come lo siamo noi? E’ una dura lotta.

    • perfectioconversationis

      Non per spandere pessimismo, ti dirò che sto iniziando a rileggere l’Apocalisse. Così, tanto per farmi un’idea😉
      Anche nell’ora più dura, dobbiamo sapere che Cristo ha già vinto la morte e prepara la venuta definitiva. Qualcuno ha già vinto per noi, noi dobbiamo soltanto combattere la buona battaglia.

      • Guarda l’Apocalisse l’ho letta anche io circa 4 anni fa, dopo essere finita su un sito cristiano che tratta di profezie.🙂
        E spandiamo pure pessimismo (io lo chiamerei più ottimismo), mi pare che forse forse ci siamo.
        Ma poichè non sappiamo nè il giorno nè l’ora, allora ci limitamo a guardare il fico (oggi spendo tutte le quattro citazioni che conosco), e mi pare che si possa affermare in modo incontrovertibile che siamo in un momento di crisi del mondo occidentale, nel senso che tutta la nostra società sta terminando un ciclo. Le strutture messe in piedi negli ultimi duecento anni stanno implodendo inesorabilmente, e prevedo un crollo definitivo a breve. Le conseguenze sono tutte da vedere: riusciremo a rifondare una società migliore? Amo molto fare la santona e per scherzo affermare che “il mondo così come lo conosciamo sta per finire”, ma in realtà lo penso davvero.
        P.S: I Maya non c’entrano nulla con questo commento.😀

  3. nonpuoiessereserio

    Avevo letto qualche tempo fa un libro di Cahill “Come gli irlandesi salvarono la civiltà” ed era riferito ai monaci irlandesi, San Colombano in particolare che sottrassero alla furia dei barbari preziosi classici e manoscritti risalenti agli imperi precedenti che altrimenti sarebbero andati distrutti. Riuscirono così a mantenere testimonanze preziose per la continuazione della civiltà mediterranea. Ora i barbari siamo noi e stiamo distruggendo culturalmente la civiltà dal di dentro. Per quanto riguarda la politica, io non ne capisco molto ma credo che stiamo tornando ad comunismo diretto da lobbies tecnico finanziarie dove il popolo è concepito solo per produrre. Si deve nascere sani, sottratti alle famiglie per essere indottrinati nelle scuole statali, forniti di strumenti tecnici che impediscano spiacevoli gravidanze che intaccherebbero il sistema, si deve produrre e lavorare fino alla vecchiaia. A quel punto la vita diventa automaticamente indegna di essere vissuta ed è pronto il kit eutanasico. A darmi speranza e voglia di vivere sono l’Amore di Dio che si fa un baffo di questi miserabili burattinai, a darmi speranza siete voi, tu Daniela, a darmi speranza sono i sorrisi dei bambini, a darmi speranza è il cielo stellato, le montagne, la perseveranza e la forza dei vecchi che si alzano al mattino e aprono i balconi, i bucaneve ceh continuano a spuntare quando c’è ancora il freddo, le rincorse degli uccelli nel cielo, le code dei cani che scondizolano, la gioia di vivere dei bambini malati, la fatica degli operai che si alzano preso al mattino e rientrano tardi alla sera, l’incrollabile energia delle mamme che arrivano a compiere mille azioni in un giorno. Tante cose mi sono andate male quest’anno Daniela e tante notizie negative leggo sul web ma mi sento sempre avvolto in un caldo abbraccio con Dio e non riesco a non essere felice.

  4. giulia

    ” (contraccezione, aborto, droga, omosessualità, eutanasia: guardateli bene in fila i nomi delle nostre nuove libertà) non ci accorgiamo che queste stesse “libertà” sono un veleno che ci sta uccidendo”.
    Hai messo in fila le parole come se fossero esposte sulla pubblica piazza, lì per dare il cattivo esempio, pronte per essere derise. Non trovo umanità in ciò che hai scritto ma trovo rabbia, quasi violenza.

    Rispetto la tua scelta di fede, trovo fondamentale la salvaguardia della memoria e della cultura ma le tue parole, quelle che ho riportato, mi fanno paura. Perché ho amici gay, conosco una persona che ha scelto di abortire con dolore e assistita da persone disumane che le hanno espresso in modo meschino la loro disapprovazione. Non voglio giudicare un essere umano che dopo aver vissuto una vita piena sente, con consapevolezza, di essere arrivato alla fine della sua strada e sceglie di morire. Immagina quindi cosa provo nel sentirti dire che le loro scelte sono libertà (magari!) che ci stanno uccidendo.
    Ti faccio una domanda concreta, forse banale. Un amico ti dice:” Sono gay e sono felice”. Cosa gli diresti? Che la sua vita è il veleno che ci sta uccidendo? O forse, ancora peggio, lo perdoni?

    Scusa lo sfogo, ma non potevo mettere a tacere il mio malessere.

    • perfectioconversationis

      Interessante, ti rispondo domani, perché questa sera i bambini mi reclamano.

    • Marina M.

      Sottoscrivo in toto il tuo commento, Giulia.
      Da’ voce al medesimo disagio che aveva colto anche me nel leggere l’articolo di Daniela, sebbene temi come la trasmissione delle radici, la coscienza di un filo invisibile e tenace che lega fra loro le generazioni, la memoria etc. siano temi cari anche a me.

      • perfectioconversationis

        @ Giulia e Marina:
        scusate il ritardo, ma i bambini hanno l’influenza e qui è un ospedale da campo.

        Nel merito: sono convinta che l’umanità vada esercitata nei confronti delle persone, tanto più nei confronti delle persone sofferenti, pur con tutti i limiti che nel far questo frappone la nostra fragile umanità.
        Diverso è il discorso delle idee e dei comportamenti: questo è un ambito in cui il giudizio non solo è possibile, ma talora doveroso.
        Non mi piace scagliarmi contro le persone, non è mai stato il mio stile, ma sono convinta che il male e il bene vadano chiamati con il loro nome, mentre nella nostra epoca c’è la tendenza a trasformare ogni desiderio, ogni fantasia, in diritto.
        Attenzione: il peccato c’è sempre stato, ma un tempo c’era una coscienza (anche dello stesso peccatore) del fatto che alcune cose fossero male; si facevano per debolezza, per passione, per abitudine… non per diritto.
        Oggi invece siamo pieni di nuovi “diritti”, ma non ci accorgiamo non solo che questi diritti vanno contro la parola di Dio (non commettere atti impuri, non uccidere…), non riusciamo neppure più a vedere le vittime e le conseguenze di tali diritti.
        Vedere le conseguenze è un esercizio di quel pensiero logico che stiamo abbandonando: si può forse essere omosessuali praticanti e felici, ma allora bisogna guardare in faccia la realtà, cioè che questo rapporto è sterile per definizione. Non aggrapparsi ad adozioni, fecondazioni, ecc: se lo si fa, si rischia di non vedere che le vittime potrebbero essere dei bambini, molto meno liberi e consapevoli nel scegliere il tipo di famiglia in cui crescere.
        Altrettanto: si difende a spada tratta il diritto di abortire. Ma il diritto di quell’altro essere vivente? Quello che non parla, che non ha forza, né visibilità? Chi lo difende? Parliamo di milioni di aborti all’anno: un’ecatombe che ha anestetizzato le coscienze.
        Voi potreste dire: ma tu parti da una prospettiva di fede che, per definizione, non può essere trasferita ad altri.
        Sì, io parto da una prospettiva di fede, ma in questo ambito sono convinta che la razionalità vera possa avere il ruolo di arbitro per tutti.
        Noi non viviamo in un mondo in cui, molto laicamente, “la mia libertà finisce dove inizia la tua”. Su questo vi imploro di aprire gli occhi: nel nostro mondo ogni libertà finisce dove si esaurisce il potere di imporla.
        Le donne sono libere di abortire, perché questa libertà la possono imporre sui propri figli non ancora nati, ma molto spesso non sono libere di non abortire, perché all’esterno operano forze molto più potenti di loro (vedete il caso della ragazzina di Trieste, recentemente costretta ad abortire, un caso molto clamoroso di un comportamento famigliare estremamente più diffuso e invisibile).
        Anche il discorso dell’eutanasia, con l’annesso rischio di dover definire quali sono i paletti di una vita che valga la pena di essere vissuta e di una che invece possa essere scartata, è un discorso potenzialmente devastante. Tali paletti, una volta messi, si possono spostare piacimento: prima i malati terminali, poi quelli un po’ meno terminali, poi i depressi (v. caso Lucio Magri), poi i bambini (v. leggi olandesi). Quando arriva il punto in cui ci rendiamo conto che stiamo giocando con qualcosa che non è nostro? Che la vita non dipende da una definizione? Che c’è il rischio di diventare dei mostri, a forza di giocare sulla vita e sulla morte?
        Io non voglio essere spietata con le persone: non accetto che in nome della tolleranza e della pietà sia reso lecito occuparsi solo di chi ha la forza di imporsi, senza guardare altre persone, che in tutte queste libertà hanno la funzione di vittime. E sia chiaro: nell’eutanasia, nell’aborto, ecc. le prime vittime sono proprio le stesse persone che sono portate a credere che non ci sia alternativa.

  5. Marina M.

    Ciao, Daniela.
    Spero che nel frattempo tu abbia potuto smantellare il tuo lazzaretto domestico e che i bambini stiano meglio.🙂
    Io non condivido affatto il tuo giudizio sostanzialmente negativo sulla nostra epoca. Al contrario, reputo un’enorme conquista che in questa nostra privilegiata landa occidentale ciascuno possa avere la libertà di disporre di sé come meglio crede: se in tante parti del globo, ad esempio, una coppia di omosessuali può ancora essere arrestata, picchiata o persino condannata a morte, sono felice di vivere in quella parte di mondo in cui ciò non accade e auspico che presto anche nel nostro Paese il nostro ordinamento riconosca loro alcuni diritti pubblici.
    Fatico non poco, inoltre, a comprendere come una donna possa annoverare la contraccezione fra i mali del nostro tempo. Io ritengo il controllo della fertilità e la pianificazione delle gravidanze un’enorme conquista, che ci ha liberato dalla schiavitù di gravidanze numerose e ravvicinate, spesso non volute, ma accettate con rassegnazione.
    Ovviamente, ogni medaglia presenta il suo risvolto e certamente la contraccezione può indurre a sviluppare una cieca fiducia nella sua infallibilità, con il risultato di trasformare la gravidanza in un “rischio” da evitare, più che in un eventuale imprevisto da accogliere: a me pare, tuttavia, che la sua importanza capitale nel liberare le donne da antichi e oppressivi fardelli superi di gran lunga le derive prodotte da quella che i cattolici definiscono la mentalità contraccettiva.
    Anche sull’eutanasia, io sono pienamente consapevole di tutti i rischi che una sua eventuale legalizzazione implicherebbe, ma credo che al termine della vita ciascuno debba essere posto nella condizione di poter scegliere per se stesso. E credo che chi aiutasse a morire una persona gravemente malata nel corpo o anche nello spirito – la depressione è una grave malattia dell’anima -, dovrebbe quanto meno non incorrere nei rigori della legge.
    Sull’aborto non mi pronuncio, invece. E’ un tema su cui mi lacero da trent’anni, sono stata attivamente pro choice, ma recentemente qualcosa si è spezzato in me e le sicurezze che nutrivo sono svanite come neve al sole.
    Un’ultima cosa mi permetto di osservare. Nel tuo messaggio, scrivevi ieri prima che anche chi non parta da una prospettiva di fede, può condividere determinate argomentazioni con l’ausilio della sola ragione; successivamente, però, aggiungevi che “stiamo giocando con qualcosa che non è nostro”.
    Mi pare che queste due affermazioni confliggano profondamente: per chi non parta da una prospettiva religiosa, dire che “stiamo giocando con qualcosa che non è nostro”, non ha alcun senso. i

  6. Pingback: Il monastero del mondo | Sicomoro Giulianova

  7. “ogni libertà finisce dove si esaurisce il potere di imporla.” non c’è affermazione più vera di questa. Con un governo non eletto io mi sento in un clima di regime più che di democrazia.
    Sulla religione hai ragione, io per prima non ho la preparazione giusta figuriamoci come posso trasmetterla in maniera adeguarta. Mi sto affidando alla chiesa e mi avvicino per quanto mi è possibile alla comunità parrocchiale della mia zona. Ed è anche vero che chi crede, oggi viene visto come un povero illuso. In qiesto periodo difficile, sono presa da me stessa, da problemi di salute e altro che non sto a raccontare. Io ho un disperato bisogno di “quaerere Deum” e quando lo cerco lui si fa trovare, Lui nonostante tutti i miei limiti umani si fa trovare. Mi basta un’infinitesima parte del suo immenso per illuminarmi.
    BUON NATALE, Daniela….venire a trovare te non è mai un caso.

  8. Daniela condivido nel profondo del cuore quanto hai scritto il 15 dicembre. Lo condivido dentro le ossa, in ogni riga, in ogni virgola, con la stessa angoscia. Però ti do un immagine che mi viene dal mio Vescovo, Mons. Giusti. Lui dice che ad ogni periodo di crisi, di smarrimento sociale e collettivo poi segue il rovesciamento.
    Beh, io da un pezzo comincio a guardarmi come fossi il personaggio di un film e nel momento più critico, quello in cui tutto sembra perduto e quasi senza speranza. Il mio personaggio forse non vivrà fino alla fine del film, non vedrà l’epilogo, però sono felice almeno di vedere la fine di questo mondo pervertito che cominciò per pochi alla fine del medioevo e per molti dopo l’illuminismo ed il bagno di sangue francese…per tutti negli eccidi del ‘900 che continuano oggi peggio di prima. Ed il pervertimento interiore è così profondo che non si rendono neppure conto (vedi le nostre Giulia e Marina). Tutta questa violenza e morte tuttavia se per noi è motivo d’orrore ed angoscia ha un lato che anche dalla lettura biblica non può essere ignorato. Come Babilonia è un mondo alla fine. Non la fine del mondo. E non è la fine ne del cristianesimo cattolico, ne dell’umanità dei giusti. E’ la fine di quell’umanità che si è fatta sedurre dal maligno, e di generazione in generazione oggi il maligno, Satana, senza che loro se ne accorgano, cosi come sono presi dal loro mondo svuotato, li sta distruggendo. Sono morti che camminano, neppure si sono accorti che la parola futuro non gli appartiene perché viene solo da Dio. Il film sappiamo che finirà con la Luce della Sua seconda venuta, ma forse prima di quel momento ci sarà una nuova era di verità e d’amore in Dio e nel Suo Figlio che Salva. E quindi a noi, a me è chiesto di fare tutto quello che posso per essere indegno testimone di Lui. Fare figli e proteggerli con lo Scudo della Verità e del Suo Amore, farsi Chiesa all’attacco del Maligno, non in fuga, che rincorre il mondo (perduto).
    Insomma bisogna essere un po’ veggenti e lasciarsi andare al mondo che sarà uscendo dal mondo che è.
    Allora io trovo la forza di quelli che nasceranno e che mi (ci) ringraziano per i miei (nostri) poveri ed infelici sforzi che comunque saranno serviti perché non sono opera mia (nostra), ma Sua attraverso di me (noi) semplice strumento.
    E trovo la soddisfatta ammirazione di tutti quelli che sono stati e che si riconoscono in me.
    Se ci colleghiamo come Chiesa oltre il nostro tempo, alla Chiesa che è stata e che VIVE, ed alla Chiesa che sarà, che nel Mistero è PRESENTE, se ci immaginiamo il momento del Giudizio con gli uomini di tutti i tempi TUTTI PRESENTI, allora l’angoscia sparisce ed il film della Storia è tutto davanti a noi a Maggior Gloria Eterna di Dio nostro meraviglioso Creatore.
    Scusami se queste parole sono povera cosa davanti a questa realtà cosi infinitamente più grande di me.
    Comunque sappi che ti voglio bene, sorella in Cristo.

    Umberto

    • perfectioconversationis

      Benvenuto, Umberto. In effetti, San Paolo dice “ho combattuto la buona battaglia”, non è nostro compito vincere le buone battaglie, ma soltanto combatterle. Anzi, talora il successo rispetto al mondo può persino rivelarsi un abbaglio e una tentazione.
      A presto
      d.

  9. Umberto

    Cara Daniela anche il mio deserto è durato quasi vent’anni. Ieri sera ero ad un incontro con Renzo Puccetti e l’Avv. Aldo Ciappi presidente di Scienza e Vita di Pisa-Livorno , si parlava del Prof. Introvigne (che ho conosciuto a Firenze ad un incontro di All.Cattolica) ed io parlavo del blog a cui ho cominciato a partecipare, gli parlavo di Costanza Mirano ed anche di te. Mi piacerebbe continuare a scambiarci due chiacchere per e.mail
    se hai tempo mi trovi su info@lanciaugusta.it.
    A presto
    Umberto

  10. lucia

    vorrei sapere se esiste in italia un monastero in cui si possa vivere con un figlio di 11 anni in cambio di servizi da svolgere per la comunita’.

    • perfectioconversationis

      Lucia, non so risponderti. Solitamente i monasteri non sono dei luoghi dove si possa andare a vivere da laici, molti sono attrezzati per brevi soggiorni in locali appositi, le foresterie, ma il lavoro e la gestione di tutte le incombenze sono di norma a carico della comunità monastica. Tuttavia, non escludo, specie per il gran numero di monasteri in cui l’età media si sta pericolosamente innalzando, che alcuni offrano una sistemazione a persone robuste, capaci di fornire quei servizi che, per l’età e le malattie, non sono più alla portata delle monache stesse (ritengo che tu ti riferisca a un monastero femminile, in quanto uno maschile sarebbe ancora più improbabile). Ma anche in questo caso, non credo che si trovino annunci sul giornale, è più facile che una sistemazione si trovi se si conosce una comunità, la si frequenta e si trova il modo di venire incontro alle esigenze reciproche. Posso chiederti perché vorresti vivere in monastero con tuo figlio? Si tratta di esigenze economiche, spirituali o altro? Liberissima però di non rispondere. Ciao

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