Fuoco al mondo!

Fiunt non nascuntur, Christiani

(Tertulliano)

Per abitudine, evito le librerie cattoliche come la peste, sono diffidente verso l’ora di religione cattolica nelle scuole, guardinga nei confronti dei corsi di catechismo parrocchiali.

Contravvenendo alle mie idiosincrasie, qualche mattina fa sono entrata in un libreria cattolica, complici il freddo, una mezz’ora d’attesa e una collocazione dietro l’angolo rispetto al luogo del mio appuntamento. Avrei dovuto conoscermi meglio, perché è subito iniziato il travaso di bile.

In bella vista, nel punto più centrale e di rilievo del negozio, c’erano pile di libri di Vito Mancuso: l’ultimo e il precedente, per non far torto a nessun aspetto del Mancuso-pensiero.

Attorno, Piergiorgio Odifreddi, Hans Küng Salviamo la chiesa, Enzo Bianchi in tutte le salse e quest’ultimo, ho dovuto ammetterlo, sembrava il più tradizionalista della compagnia. Mi giro e vedo un’opera dell’ingegno di Roberto Giacobbo Aldilà. La vita continua? – il punto interrogativo è di rigore -, una biografia di Marilyn Monroe – il cui risvolto di copertina ci informa entusiasta come sia l’unica scritta da una femminista -,un libro per bambini in versi sul Risorgimento, che declama le eroiche virtù di Giuseppe Garibaldi, un agile volumetto dal titolo Dall’homo sapiens all’homo strunz, il quale, per gli evidenti fini satirici, rischiava di essere il meno dannoso del gruppo, ma non ho avuto cuore di verificare.

Il libro di Costanza mancava; vediamolo in positivo: forse l’avevano appena terminato. In compenso era presente in numerosi esemplari L’educazione delle fanciulle, di Luciana Littizzetto.

Mi son detta che probabilmente il settore novità è obbligato a proporre alcuni testi di cui si parla nei mezzi di comunicazione, non foss’altro che per fini economici e diritto di informazione. Meglio passare al catalogo. Arrivo a scaffale e vedo un solo libro messo in evidenza: Quando i cristiani perseguitarono i pagani. Storia nascosta del cristianesimo violento. Ecco, questo è stato esattamente il punto in cui è iniziata a mancarmi l’aria e sono dovuta uscire.

Cambio scenario: incontro di catechismo per ragazzi di prima media, in preparazione alla Cresima. Dopo anni di schede da colorare, discorsi generici, candeline, girotondi, cartelloni, film da vedere e canti da preparare, pare che qualcuno si sia accorto che questi ragazzi non hanno imparato proprio niente, dico NIENTE. Eh no, qui bisogna correre ai ripari. “Noi continuiamo con le candeline ma, a parte, vi diamo un foglio con le cose minime che dovreste sapere: cos’è la Bibbia, chi è Abramo, chi è Mosè”. A 11 anni? Alle opere di misericordia corporale ci arriviamo per l’età della pensione? O forse, con più probabilità, mai. E la Messa? Ok, il popolo di Dio, l’incontro, la Parola, l’assemblea… ma la vogliamo dire una volta la parola Sacrificio, a questi ragazzi? No, sembra di no.

Altro cambio di scenario: ora di religione a scuola. Senza parlare di conoscenti e amici, solo per esperienza diretta dei miei figli, negli anni ho raccolto numerose chicche:

–          “ricordati di santificare le feste” non è un comandamento che sancisce un dovere verso Dio (questa risposta è stata esplicitamente segnata come errore), ma verso il prossimo (come dire: ricordati di andare alle feste);

–          “alle famiglie vorrei dire che non si preoccupino, non tratteremo del Natale solo dal punto di vista cristiano, ma anche da quello ebraico e islamico” (?);

–          “questo è uno spettacolo di Natale, ma non vuole avere significati religiosi”;

–          per l’interrogazione di terza liceo classico potete leggere Karol Wojtyla o Karl Barth (la discriminante sarà il nome che inizia con la K?).

Mi fermo qui, ma solo per motivi di spazio. Diciamo che gli insegnanti di religione dei miei figli che ho preferito, nel corso del tempo, sono stati quelli che non hanno insegnato nulla. Sempre meglio della dis-educazione.

Cos’hanno in comune questi episodi?

Il fatto di essere tutti intimamente collegati alla nostra formazione cristiana e a quella dei nostri figli.

Tertulliano diceva che non si nasce, ma si diventa cristiani. La nostra non è una religione etnica e neppure una tradizione nazionale: per un certo periodo è stata, certo, anche un po’ queste due cose ma, nell’essenza, ogni generazione va nuovamente educata da zero al cattolicesimo, va avvicinata a Cristo con la mente, il cuore e l’anima, pena una generazione di pagani o semi-cristiani, incapaci di impadronirsi da soli di tutta la bellezza e la profondità che il cattolicesimo porta in sé.

La mia generazione è stata forse la prima a essere catechizzata a candeline e cartelloni (e a chi tenti da ciò di evincere l’età, eccolo servito: sono nata nel 1968), e infatti siamo mediamente digiuni di ogni concetto preciso in fatto di religione – a meno di aver fatto esperienze personali particolari, o avuto famiglie fortemente devote, essere passati da conversioni, gruppi di preghiera, movimenti, ecc.

I nostri figli sono messi peggio di noi ma, ancora oggi, il catechismo e l’ora di religione continuano sulla stessa linea esperienzial-sentimentale in voga ai miei tempi.

 I libri che si trovano nelle librerie cattoliche, probabilmente, sono quelli su cui si formano i nostri dubbiosi catechisti, i tormentati sacerdoti, i problematici professori di religione. Tutti lamentano lo status quo, ma nessuno dice a chiare lettere: abbiamo sbagliato, volevamo rendere la fede un fatto vissuto più pienamente, meno nozionistico, più vicino, e l’abbiamo semplicemente sradicata dalla società -salvo foglietti d’emergenza un attimo prima della Confermazione -.

Sua Santità Benedetto XVI, alle Giornate Mondiali della Gioventù di quest’anno, a Madrid, ha ricordato ai giovani una frase di santa Caterina da Siena: «Se sarete quello che dovete essere, metterete fuoco in tutto il mondo». Da far tremare i polsi.

Ecco, noi genitori, educatori, catechisti, maestri, siamo ciò che dovremmo essere?

Ci siamo accorti che un mondo è finito, che siamo minoranza, che non possiamo semplicemente vivacchiare su posizioni acquisite, ma dobbiamo ri-evangelizzarci e ri-evangelizzare? Non sono io a dirlo, è stato uno dei temi portanti già del pontificato del beato Giovanni Paolo II, ma è sempre bene ripeterlo.

Insomma, I have a dream: librerie cattoliche, catechismi ben fatti, ore di religione cattolica davvero cattoliche. E famiglie che ricomincino a prendere su di sé la responsabilità dell’educazione, anche religiosa, dei propri figli.

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9 commenti

Archiviato in catechismo, educazione, famiglia, feste

9 risposte a “Fuoco al mondo!

  1. Ho affrontato proprio ieri (http://giornopergiornopiccolalory.blogspot.com/2011/12/piccoli-pagani-crescono.html) la tematica in una prospettiva diversa ma che mi pare proprio complementare alla tua: niente censure, conoscenza di tutte le tradizioni nella scuola laica e, quando si fa religione cattolica, la si faccia sul serio!

    • perfectioconversationis

      Riporto qui di seguito la risposta che ho lasciato da te, giusto per alimentare il dialogo.

      Per come la vedo io, la questione è in ostaggio a un piccolo gruppo di iper-laicisti (quasi gli adepti di una sorta di anti-religione), che nulla hanno a che fare con la vera laicità. La laicità significa rispettare e promuovere l’identità di ognuno, il laicismo significa cancellare ogni identità. Non credo affatto che i musulmani, ad esempio, ci chiedano di non festeggiare il Natale. Se sono credenti, inorridiscono di più della nostra mancanza di religione che della nostra fede.
      Il punto è che le minoranze vanno davvero rispettate, ma ciò non è possibile se non si inizia intanto con il rispetto della maggioranza.
      Voglio dire che siamo in un paese che ha una tradizione cattolica: nessuno deve ovviamente essere forzato a fare scelte non sue, ma perché non possiamo rendere pubblici e condivisi alcuni momenti particolari (come il Natale, la Pasqua, ecc.?). Allora siamo coerenti e mandiamo i bambini a scuola il 25 dicembre! (E gli insegnanti anti-presepe a lavorare!).
      Quello che dici sul conoscere la nostra tradizione religiosa insieme alle altre mi trova d’accordo con dei distinguo. Intanto, bisogna dire che in Italia, per via di un concordato tra la Chiesa e lo Stato, c’è l’ora di Insegnamento della Religione Cattolica. Ovviamente questo non è il catechismo, ma intanto proverei a insegnare davvero un po’ di religione cattolica (cosa che quasi nessuno fa). Voglio dire che in teoria un bambino, ad esempio, può imparare molte lingue, in pratica però ne dobbiamo scegliere una o due e concentrarci su quelle. Te li vedi i genitori che non vogliono “imporre” nessuna lingua particolare ai propri figli, quindi parlano loro ogni giorno in una lingua diversa? Secondo me, soprattutto con i più piccoli, e solo se i genitori fanno tale scelta, va insegnata davvero un po’ di religione cattolica, non “volemosebbene comparato”. Poi, crescendo è normale che l’orizzonte si allarghi e che i ragazzi abbiano degli elementi di cultura religiosa anche aldilà dell’orizzonte cattolico. Se, in quel momento, sapranno davvero qual è la fede cattolica, sapranno anche cogliere meglio affinità e differenze con le altre. Se non sapranno niente di sé, non sapranno niente dell’altro. E’ inevitabile. Inoltre c’è la sensazione che la questione sia trascurata perché non le diamo vera importanza. Dal mio punto di vista, io so che “impongo” ai miei figli molte cose: lavarsi, prendere le medicine se sono malati, andare a letto a un’ora che mi sembra conveniente, non alimentarsi soltanto a cioccolata e patatine fritte… Ogni volta che sono convinta di fare il loro bene profondo, io mi prendo la responsabilità di imporre qualcosa. Forse, semplicemente, in molti non ritengono più che la fede sia il bene profondo dei loro figli, proprio per questo permettono che sia insegnata poco, male o anche niente.

      • Grazie del tuo bellissimo contributo! Ti riporto a mia volta quello che ho scritto: “completamente d’accordo con te, sperando che la tua conclusione non sia vera e che, semplicemente, la gente sia un po’ confusa… riguardo all’ora di religione, come ho scritto già in risposta a qualcuno, non penso assolutamente che vada eliminata, anzi, per esperienza diretta concordo con te nel dire che debba essere (e purtroppo non sempre è) autentica occasione di usare la fede come chiave di lettura della realtà e viceversa… ma in prospettiva trasversale, senza limiti orari, dovrebbe essere promossa anche la conoscenza dell’altro, senza censurare alcuna religione.”

  2. DaniCor

    Sei meravigliosa!!!
    A proposito, una chicca di oggi: preparavo la catechesi per gli adulti che tengo qui nel mio paesino sperduto. Guardavo il materiale con la mia collega catechista. Si parla di ressurressione, ad un certo punto una domanda da fare “hai mai sentito parlare di reincarnazione? Secondo te, qual’è la differenza con la rissurressione?”
    La mia collega catechista mi dice, “ho letto un libro di un buddista che raccontava delle cose incredibili di posti dove non era mai stato e che lui conosceva perché era stato lá in un’altra vita, mi sembra una cosa interessante la reincarnazione”!!!????!!!!! (e te lo assicuro, che è una bravissima persona, non è ideologizzata per nulla e ca’ a messa ogni giorno)

  3. perfectioconversationis

    Il problema è che sono tutte bravissime persone. Guardo le catechiste della mia parrocchia: brave mamme o nonne, alcune maestre, disponibili, volenterose. Pronte a sobbarcarsi anche un sacco di impegni, scocciature, ecc… Ma per lo più assolutamente digiune dei basilari concetti di catechismo (quello vero), tranne coloro che le dirigono, che fanno invece parte della generazione che il catechismo com’è oggi l’ha fortemente voluto. Queste ultime sono preparate, ma figlie ideologiche di una stagione velenosa della storia della Chiesa.
    Se non fossero brave persone, basterebbe mandarle a quel paese, invece sono brave e ignoranti e non si sa che fare.

  4. andarin

    Ciao, complimenti per questo tuo blog. Quello di cui parli in questo post lo trovo molto interessante. Come adulto devo dirti che cosa provo mandando i miei figli a catechesi, o frequentando la messa di parrocchia ordinaria? Una infinita tristezza. Quello che sento mancare in chi parla in nome della fede è però prima di tutto proprio il fuoco di una fede vissuta veramente, rispetto al quale i contenuti possono essere poi solo conseguenti. la “buona volontà” sostituisce si i contenuti ma prima ancora mi sembra sostituire il fuoco della fede vissuta nella propria vita. se sentissi quello, anche l’ignoranza non peserebbe affatto. è la sciatteria che sento al posto della sostanza essenziale prima di tutto che mi lascia senza parole. il discorso identitario che fai lo trovo giusto ma trovo più rilevante il fatto che la chiesa da un lato tenda a perdere la forza che deriva dalla fede vera vissuta, prima che testimoniata, dall’altra stia perdendo in molti luoghi la forza di parlare parole di verità al mondo. un mondo al quale puoi testimoniare sempre più con reale efficacia di evangelizzazione dapprima su un piano solo non dottrinale, nei termini di una umanità nuova da testimoniare, forgiata e rinnovata in profondità dalla fede e dallo spirito santo. buona serata

  5. Miriam

    Ciao seguo da un po’ il tuo blog del quale ammiro la pacatezza e gli spunti che offri ad una inguaribile agnostica come la sottoscritta.
    Posso? Vengo diretta al punto. Ho bisogno di un consiglio. In famiglia siamo entrambi non credenti e per coerenza abbiamo deciso di non iscrivere nostro figlio all’ora di religione cattolica. Ciò non mi (ci?) basta.
    Provengo da studi tecnici, pochissima filosofia, teologia zero, catechismo “bigiato”, insomma conoscenze culturali pochine. Voglia di imparare e studiare pari a dieci! Per farla breve, mi sono fatta un giro per le varie Feltrinelli, Mondadori, Paoline, biblioteche comunali… i testi dedicati all’educazione religiosa non mi convincono assolutamente. Cosa proporre ad un bambino di 7 anni curioso ed amante della lettura? Natale, Pasqua e altre festività non sono feste laiche, non si può crescere un bambino avulso dalla realtà cristiana che lo circonda. D’altra parte l’ora proposta a scuola con disegnini e canzoncine non riesce proprio ad emozionarmi. Come introdurre, inoltre, le altre religioni?
    Grazie per il tuo eventuale interessamento.

  6. perfectioconversationis

    Ciao Miriam,
    tu poni una domanda importante. Anche per i non credenti, la conoscenza di alcune “coordinate” religiose è indispensabile per comprendere meglio la storia, l’arte, la musica, i principi su sui sono basati alcune leggi, la filosofia, la letteratura… devo continuare?
    Personalmente ti consiglierei per prima cosa una buona Bibbia per bambini, ne esistono di molte case editrici e di valore molto variabile, ma credo che una visita in una buona libreria cattolica dovrebbe essere sufficiente. Conoscere la Bibbia significa poter comprendere le radici ebraiche e cristiane del nostro mondo, conoscere il significato della Pasqua e del Natale. Sarai tu ovviamente a presentare ciò che si legge nel modo più opportuno. Io dico ai miei figli che ciò che si legge nella Bibbia è molto diverso da una favola o un racconto inventato. Tu potrai spiegargli che nella verità dell’Antico Testamento credono gli Ebrei e nella verità di entrambi i Testamenti credono i cristiani. Sarebbe già molto più di quanto sanno molti suoi coetanei, anche se alcuni di questi frequentano magari catechismi vari.
    Per le altre religioni, potresti forse seguire il programma di storia e presentarle via via che tratteranno i vari popoli.
    Se poi vuoi fare un passo in più, soprattutto per la tua cultura personale, che poi potrai trasmettere e rimodulare per tuo figlio a seconda delle sue curiosità, potresti leggere il Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica. L’importante è leggere senza pre-giudizi: ad esempio, Cristo è buono e la Chiesa è cattiva, o cose del genere. Certamente poi sorgeranno nuove domande… ma così è la vita :), non ci sono risposte che non creano nuove domande!

    • Miriam

      Grazie, avevo bisogno di un incoraggiamento per continuare.
      Ammiro molto la vostra capacità di trovare soluzioni, riflessioni, “nonostante” i numerosi figli.
      Noi andiamo in panne con uno solo! 😉

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