La scelta della scuola

Come ogni anno, tra gennaio e febbraio arriva l’epoca delle scelte scolastiche, delle pre-iscrizioni, degli open days, dei mille dubbi riguardanti una svolta così importante per la vita dei nostri figli.

In casa nostra ci sono per lo più riconferme: solo Caterina finisce un ciclo scolastico (le elementari, o scuola primaria) e passerà a quello successivo (scuola media, o secondaria di primo grado).

Il bilancio di questo primo ciclo scolastico (anche se mancano pochi mesi) non è univoco.

Da un lato, le maestre principali hanno certamente fornito una buona preparazione a tutta la classe. Sono persone molto esigenti e alcuni argomenti sono stati approfonditi fino alla nausea (v. preistoria o civiltà egizia), ma l’impressione generale è che abbiano insegnato bene e tanto.

Più carenti sono stati invece gli insegnamenti di alcune materie collaterali, quali inglese, informatica e musica. Tre materie in cui hanno fatto davvero poco, poco, poco.

Dal punto di vista umano, Caterina ha stretto alcune amicizie (ma anche alcune salde antipatie), ha sofferto della mancanza di intervallo, di ricreazione all’aperto, dell’eccesso di compiti, del ruolo di controllore continuamente imposto ad alcuni elementi della classe (tra cui mia figlia).

Avrebbe dovuto correre di più all’aperto, fare più educazione fisica, apprendere più cose osservandole dalla realtà e non dai libri, avrebbe dovuto non essere costretta a scrivere alla lavagna chi parla, chi spinge, chi urla. Avrebbe dovuto avere più pomeriggi liberi, più tempo per leggere i suoi amati libri, per stare all’aperto, per giocare. Insomma, la sensazione generale è che, visto da qui, giugno sembra la fine di un tunnel triste e grigio.

Qualche giorno fa ho consegnato il modulo di pre-iscrizione alla scuola media più vicina a casa nostra, una scuola pubblica, nota per essere una buona scuola, già frequentata dalla sorella maggiore, che si era trovata molto bene. Inoltre è una scuola con un ampio cortile, tre palestre e un mare di attività sportive (giusto per cambiare stile rispetto alle elementari).

La scelta non riguardava dunque la scuola (è vicina, è gratis e abbiamo avuto buone esperienze), ma il tipo di orario.

Le offerte in sostanza sono due:

– tempo ordinario (dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 13,30)

– tempo prolungato (come sopra, ma con due rientri settimanali fino alle 16).

E infatti abbiamo scelto la terza soluzione!

La scuola ha chiesto (e spera di ottenere) una classe sperimentale a indirizzo musicale (stesso orario del tempo ordinario, più un’ora un pomeriggio della settimana di lezione musicale). La classe farà complessivamente 3 ore di musica (prendendone in prestito una anche da italiano), con una parte del tempo dedicato a uno strumento, l’altra alla musica d’insieme.

Oltre all’interesse per la musica in sé, la motivazione di tale scelta è dovuto a più fattori: intanto, un orario breve, che finalmente permetterebbe a mia figlia di gestirsi una parte della giornata secondo i propri ritmi (è quella soprannominata “il bradipo”, ricordate?). Poi, il fatto che la sezione interessata da questa sperimentazione sia la stessa che aveva frequentato a suo tempo la sorella più grande, in cui rimangono più o meno gli stessi professori, con cui ci eravamo trovati molto bene. Infine, a naso, la sensazione che la scuola stia puntando molto su questa classe, che sarà un po’ la loro “punta di diamante”, quindi – detto in soldoni- avranno un occhio di riguardo in ogni circostanza, specie nella scelta dei professori.

Le lingue scelte sono inglese e francese (l’alternativa al francese sarebbe stata il tedesco, ma Caterina l’ha scartato subito in modo categorico).

L’unico dubbio rimane dunque relativo all’effettiva approvazione di questa sperimentazione, oltre al fatto che si tratta di una classe con un limite numerico (24 ragazzi) e c’è il rischio di esserne esclusi.

Giulia intanto, pur essendo al penultimo anno di liceo classico, ha già seguito alcuni incontri di orientamento universitario e pare estremamente interessata a fisica… Che dire? La propensione per la matematica non le viene certo da me, ma sono contenta che abbia trovato un proprio talento particolare da coltivare! Comunque c’è ancora tempo e staremo a vedere.

Mi piacerebbe aggiungere alcune valutazioni su scuola pubblica e scuola privata, che in parte ho abbozzato in risposta a questo post, ma per ora rimando a un altro momento per assoluta mancanza di tempo.

Ma solo a me sembra che la scelta della scuola per i figli sia più una scommessa alla lotteria che una scelta controllabile e verificabile in partenza? Solo io ho questa sensazione che si riassume in un “Dio ce la mandi buona”?

14 commenti

Archiviato in scuola

14 risposte a “La scelta della scuola

  1. Il mio bimbo compie tra poco 4 anni e sta frequentando una scuola dell’infanzia privata. Sono sicura al 90% che non frequenterà la scuola elementare privata della stessa Associazione che gestisce la scuola materna e questo per diversi motivi. Sicuramente ci affideremo anche noi alla scuola pubblica, ma già adesso, (mancano ancora più di due anni!), ho la stessa tua sensazione.. che sia una lotteria. Perchè se incontrerà maestre poco attente ai bisogni dei bimbi o non capaci di mettersi in discussione… poveri noi!

  2. Pingback: La scelta della scuola | Perfectio Conversationis

  3. perfectioconversationis

    La mia Benedetta ha ancora un anno di materna… poi dovremo scegliere anche per lei, ma cerchiamo di prendere una decisione alla volta!
    Posso chiederti perché non continuerete con la scuola attuale? Quali sono stati pregi e difetti?

  4. La domanda è rivolta a me, vero? Non ci sono commenti di altri persone, per cui suppongo di si🙂
    I motivi principali per cui sono quasi sicurissima che il mio bimbo frequenterà la scuola elementare pubblica sono principalmente due. Il primo è che l’Associazione religiosa che gestisce queste scuole è molto “chiusa” e mano a mano che si sale di livello, (scuola elementare, media, superiori…), secondo me si sente di più la differenza. Sono veramente bravissimi con i bambini, faccio fatica a trovare difetti. Organizzano attività durante l’orario scolastico e fuori, feste, eventi, coinvolgono le famiglie… Ma tutto riguardante il loro particolare gruppo. Immagino che sia anche normale, e non ho nulla da obiettare. Io però vorrei che mio figlio crescesse in un ambiente libero il più possibile, che stia a contatto con persone diverse, che sperimenti sulla propria pelle le diverse “verità” che esistono. Trovo che la scuola pubblica, in questo, possa essere più adatta. Vivere in una specie di bolla felice non so quanto sia giusto… Ma si tratta esclusivamente del mio pensiero. Il secondo motivo è il costo della scuola. Non credo di potermi permettere di pagare la retta scolastica di scuola elementare e media. Soprattutto perchè immagino che mio figlio, quando sarà più grandicello avrà delle esigenze/richieste maggiori rispetto ad oggi. E non potrò rispondergli: visto che pago la retta scolastica devi fare a meno del giochino, del cinema, di un’attività sportiva…

  5. Forse lo è sempre stata, una lotteria. Mio marito, alle elementari, ha cambiato maestra ad ogni anno. Io ho cominciato un liceo con certi professori, in mezzo c’è stata una finestra per il pensionamento (era il 1992) e quindi mi sono ritrovata all’ultimo anno con il 75% di nuovi professori (il che per alcuni versi è stato un bene, per altri un male).
    Ho letto il tuo intervento da momatwork e mi piacerebbe che lo sviluppassi. Per quanto mi riguarda, io ho conosciuto solo la scuola pubblica, a parte l’esperienza del nido, e per ora il bilancio è tendenzialmente positivo. Ma, ora che Amelia andrà in prima elementare e cambieremo sia scuola sia comprensorio per entrambi i figli, ho un po’ di paura: alcuni segnali mi fanno temere di cambiare in peggio, altri invece mi sembrano buoni.
    Chissà. Speriamo.

    • perfectioconversationis

      Sì, forse c’è sempre una componente casuale, a meno di non poter scegliere la super scuola privata ultra-esclusiva o il precettore privato, come si faceva in altri tempi (e anche in questi casi, le sorprese sono comunque possibili).
      Il punto, secondo me, è distinguere bene le cose fondamentali dal contorno: come lascio intendere, il percorso di Caterina non è stato al 100% quello che avrei desiderato, ma non abbiamo ritenuto che i lati negativi fossero tali da richiedere una scelta alternativa. Su alcune cose abbiamo lavorato, ad altre abbiamo cercato di opporci, qualcuna abbiamo imparato ad accettarla. Per Giorgio è vero il contrario, il suo benessere era talmente compromesso che abbiamo ritenuto indispensabile un cambiamento. Non abbiamo ritenuto che ci sia una scelta “giusta” a priori a cui il bambino si DEVE adattare, al contrario, abbiamo cercato di capire le esigenze reali dei nostri figli (reali, non accessorie, perché è chiaro che lì ci può essere una mensa più buona, là una palestra più funzionale, altrove un giardino più curato: non possiamo inseguire tutto e non crediamo che per i nostri figli tutto debba essere “perfetto”).

  6. Tiziana

    Anche io mi sento molto molto responsabile dell’educazione che i miei figli ricevono/riceveranno. Proprio perche’ è l’unica cosa che avranno nel loro futuro (come è stato per altro per me e mio marito). Abbiamo scelto una scuola privata (confessionale) proprio perche’ ci piaceva molto quella scuola. Ci sentiamo partecipi dell’educazione dei nostri figli in ogni momento della giornata e cerchiamo di essere “presenti” il più possibile nella vita della scuola.
    Si tratta di una scuola di periferia, a retta abbordabile (… pure più bassa della vostra!), dove abbiamo trovato serietà, tanta passione per i bambini e l’insegnamento, attenzione ai singoli, attenzione sia al recupero che alla valorizzazione delle attitudini personali. Purtroppo resta il dubbio che in ogni caso si tratti di un terno al lotto, perche’ comunque anche nella stessa scuola ci sono insegnanti di calibro diverso. Io con tre figli ho sperimentato 3 metodi diversi e tre approcci differenti e sono contenta in tutti i casi. So di amici che invece hanno perso “la scomessa” per almeno uno dei figli, e questo dispiace molto.
    Non ho invece l’impressione che si tratti di una “bolla felice”, e che i miei figli vivano fuori dal mondo. In primo luogo perche’ esiste un mondo intero che frequentano al di fuori della scuola, e in seconda battuta perchè si tratta veramente di una scuola di periferia della grande città e ci si riversa comunque una umanità estremamente varia e (quasi) sempre arricchente.
    E se mi dovesse capitare di dire “non posso comprarti questa cosa (superflua) perchè ho dovuto utilizzare i soldi per la retta scolastica”, non me ne dispiacerei troppo. In primo luogo perchè cerchiamo di insegnare loro ogni giorno che tempo e denaro sono due risorse limitate che vanno utilizzate secondo un ordine di priorità, e in secondo luogo perchè cerchiamo di insegnare la sobrietà (soprattutto con la nostra sobrietà di genitori) in ogni istante che passiamo insieme.
    buon pomeriggio
    Tiziana

    • Sei fortunata Tiziana. Perchè immagino che la situazione vari da scuola a scuola. Quella che conosco io è davvero troppo chiusa, secondo il mio personale giudizio. E anche abbastanza costosa, per me. Se trovassi una scuola privata ad un prezzo minore e se fossi sicura che si tratta di una buona scuola, ci manderei mio figlio senza pensarci due volte.

      • Tiziana

        noi siamo sicuramente fortunati, diciamo che ci siamo buttati con tutto l’entusiasmo possibile nella scuola che aveva il miglior rapporto qualità/prezzo (prezzo inteso sia come retta che come logistica).
        Ti auguro ti trovare una scuola che sia di soddisfazione sia per te che per tuo figlio! Perche’ gli anni di scuola lasciano veramente un segno importante sia nei bambini che nei genitori.
        Tiziana

    • perfectioconversationis

      Anche la nostra è una scuola piuttosto popolare, storicamente inserita nel quartiere che è un quartiere misto, certo non esclusivo.
      In più è una scuola confessionale dove conta molto l’attenzione al bambino e anche una fede solida e solare, non certo un rifugio di famiglie “bene”, che a Torino hanno altri istituti in cui annidarsi.
      In più devo dire che mio figlio ha trovato un gruppo di amici davvero in gamba, tra i quali manca completamente la figura del bulletto che troppo spesso impazza nelle classi.

  7. Tiziana

    dimenticavo… in bocca al lupo per la figlia che si sta orientando verso la fisica!
    L’unica cosa che riconosco ai miei genitori è di avermi permesso la più ampia libertà nella scelta del mio percorso di studio. Loro ci avrebbero voluto (sia me che mio fratello) prima ragionieri e poi eventualmente laureati in economia e commercio. Non hanno però battuto ciglio quando io, dopo la terza media, ho scelto il liceo linguistico e quando ad un mese dalla maturità ho annunciato che avrei tanto voluto iscrivermi a fisica. E non mi hanno neanche chiesto che razza di lavoro potesse poi fare un laureato in fisica (ehm … io non avrei saputo rispondere …) E ora, a 20 anni da quella scelta, posso dire tranquillamente che non avevo idea di quello che sarebbe stato il percorso di studi, ma non me ne sono mai pentita. Ah, mio fratello laureato in filosofia … come dire le due F meno spendibili sul mercato di lavoro italiano…
    Tiziana

    • perfectioconversationis

      La scelta non è ancora del tutto definitiva (concorrono anche matematica e ingegneria dei materiali), diciamo che per ora fisica è in pole position, ma abbiamo ancora più di un anno scolastico e parecchie attività di orientamento davanti a noi.

  8. Decisamente una lotteria, direi, e a qualsiasi grado ci si riferisca. E spesso è una lotteria anche la classe, o gli insegnanti..
    Comunque che bella cosa la sperimentazione musicale alle medie!!

  9. La mia bimba più grande ha ancora un anno di materna davanti quindi per noi la scelta è rimandata ma guardo con estrema ansia e paura a quel momento…

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