Quel che non va nella scuola – terza (ed ultima?) parte

Le prime parti sono qui e qui.

Oggi scenderò sul personale, perché sono stanca e arrabbiata. Era già successo due anni fa di avere problemi quando Giorgio ha iniziato la prima elementare. Le maestre sembravano avere buoni principi, se non fosse che erano molto rigide nell’applicarli, al punto da passare sopra i bambini stessi.

Giorgio arrivava a scuola sapendo leggere da quasi due anni (aveva imparato da solo), aveva concetti matematici (di numero, di addizione e sottrazione) piuttosto robusti, era curiosissimo. Era un bambino che aveva un ottimo comportamento in classe, a detta delle stesse maestre, collaborativo e gentile con tutti, educato ma partecipe. Inoltre era arrivato pieno di aspettative, volendo dare il meglio di sé e si era subito inserito nella classe facendosi volere bene da tutti: sembrava quindi il candidato ideale a non avere problemi. Invece i problemi sono arrivati. In classe c’era una bambina con una grave situazione mentale, che poteva andare in escandescenze e urlare  o agitarsi per ore senza motivo. Questa bambina aveva un’insegnante di sostegno, che è subito entrata in conflitto con le insegnanti principali. La situazione era tesa (diciamo che gli adulti non erano sereni e si percepiva), ma ancora non grave. Arriva a gennaio un bambino nuovo. Un bambino che (ci dicono) nella scuola precedente era abituato a un ruolo di leadership. Questi identifica in Giorgio, che è una specie di leader naturale e che quindi viene seguito dai compagni per affetto, un antagonista: inizia a picchiarlo ogni giorno. Niente di grave: spintoni, sgambetti, un atteggiamento rude. Giorgio è alto una spanna in più, ma non è un bambino aggressivo e subisce senza reagire. Da quel momento i suoi quaderni peggiorano quasi da un giorno all’altro. Lui inizia ad avere ogni mattina mal di pancia, chiaramente psicosomatico. Dice di odiare la scuola. Ne parlo con le insegnanti, le quali mi dicono che non ci sono problemi (hanno il loro conflitto in corso, la bambina con problemi continua a dare in escandescenze, il nuovo picchia e non segue le regole: in effetti Giorgio è l’ultimo dei loro problemi). Giorgio finisce la prima con una splendida pagella, ma nessuno mi prende sul serio; nessuno -soprattutto – prende sul serio mio figlio.

Decido di cambiare scuola dall’inizio della seconda. In pochi mesi mio figlio ritorna sereno, anche qui tutti sono suoi amici (la maestra mi dice che litigano per potergli dare la mano in fila), il rendimento migliora (non era mai stato cattivo, ma io vedo che l’ordine aumenta, l’attenzione pure, i compiti sono fatti con più tranquillità). La sua classe tutti i giorni esce due volte in cortile, giocano a palla, dipingono, fanno musica con un’ottima insegnante davvero preparata. La maestra è esigente,  ma attenta ai bambini e capace di motivarli, i compiti sono equilibrati. A Natale fanno uno spettacolo corale, a fine anno mettono in piedi un bellissimo musical su Alice nel paese delle meraviglie. Il programma è svolto integralmente, i bambini stanno bene. Dunque non è impossibile!

Ora mi trovo con problemi che riguardano altri due miei figli. Uno è Marco, il quale fa prima elementare e che – come dicevo – potrebbe avere qualche problema di apprendimento. Ho parlato qualche giorno fa con il suo maestro che mi ha rassicurata. Mi dice che ogni tanto vede delle confusioni, ma vede soprattutto che Marco è entusiasta e molto volenteroso. Mi prega di tenerlo informato sull’esito dei test e parla di mio figlio con evidente attenzione alla persona. In questo contesto, mi sembra più facile affrontare il nostro percorso, qualunque sarà.

Tutto il contrario invece è il caso di Caterina, che fa quinta elementare. Caterina è una bambina calma (talora detta “il bradipo”, per intenderci), molto sensibile e piena di voglia di imparare. Inizia le elementari con due maestre principali alle quali si affeziona in fretta. Le piace studiare, le piace imparare e fare i compiti. Legge molto per suo piacere, è curiosa e fa mille domande. Le maestre dapprima si rivelano molto esigenti, tendono ad approfondire ogni argomento, chiedono precisione, chiedono lavoro a casa, chiedono molta disciplina in classe. Per mia figlia non è un problema, io sono soddisfatta per l’ottimo livello di insegnamento, per altri bambini un po’ meno tranquilli (non bradipi, diciamo) inizia ad essere difficile. L’intervallo si riduce a uno spuntino da consumare sul posto, raramente escono in cortile, non possono neppure muoversi nei corridoi, l’ora di educazione fisica è spesso rosicata da altre materie da completare o da punizioni varie. Dalla terza c’è un’escalation di compiti, ma è solo in quarta che Caterina entra in crisi. E’ stanca, sovraccarica, non riesce ad avere sufficienti momenti di svago, i compiti la assorbono di regola tutto il fine settimana (tutto: sabato mattina e pomeriggio integralmente, più alcune ore della domenica). In classe la disciplina è sempre più soffocante. I bambini devono fare i controllori, scrivere i nomi dei “cattivi” sulla lavagna, riferire alle maestre le mancanze dei compagni. Ho provato a parlarne alle maestre, senza esito. Hanno provato a parlarne anche altri genitori, durante i colloqui individuali, ma ad ognuno veniva risposto che si tratta di casi singoli (probabilmente 20 casi singoli su 24 bambini ancora non costituiscono un problema di gruppo!), che il bimbo X è lento, Y fa troppo sport, Z è notoriamente cagionevole… I rapporti si sono deteriorati, anche per altre questioni, legate a un tasso di litigiosità tra i genitori della classe davvero impressionante, le maestre è come se non volessero più saperne, come se si fossero chiuse a riccio: contro i genitori prepotenti e irragionevoli e anche contro tutti gli altri. Nel dubbio, vanno avanti per la loro strada, non sentono gli appelli a confrontarsi civilmente, a trovare un equilibrio che sia in favore dei bambini, senza estremismi, senza recriminazioni. Chi ce la fa, ce la fa. Tutti gli aspetti persi (il gioco, le amicizie…) sono ormai persi. Mi rendo conto che le insegnanti si sono sentite attaccate, sotto accusa anche per fatti minori e quindi evitano il confronto.  Di più: si ha l’impressione che a tornare sull’argomento le cose potranno solo peggiorare; non voglio parlare di “ritorsioni”, ma diciamo che se si sentiranno ancora più alle strette probabilmente ne risentiranno i bambini (ci sono già le avvisaglie anche in questo senso). Caterina patisce questa situazione, le punizioni continue (e collettive: chi si comporta bene come chi si comporta male), patisce la minaccia permanente… continua ad andare bene, ma più per senso di responsabilità (e per il nostro supporto) che per convinzione. Altri genitori hanno adottato la soluzione di giustificare permanentemente i compiti non svolti: così i bambini hanno ancora di più un senso di ingiustizia. I fortunati hanno genitori che fanno la giustificazione il lunedì mattina, gli altri no. A cosa servono dei compiti fatti da sola mezza classe (e sempre la stessa metà e, onestamente, sempre quelli che già vanno bene a scuola e forse ne avrebbero meno bisogno)? Non sarebbe più ragionevole un carico inferiore, ma per tutti?

Io francamente mi sento come una che non può difendere non solo sua figlia (non sempre è la migliore delle idee difendere i propri figli, lo so, ma in questo caso non si tratta di giustificare un suo cattivo comportamento, quanto piuttosto di avvallare delle sue legittime esigenze), ma neppure la ragionevolezza, il dialogo, la fiducia che dovrebbero essere alla base del rapporto educativo. E’ questa la scuola meritocratica di cui tanto si parla? E’ così che si aumenta il livello della scuola italiana? Oppure si sta creando soltanto la parvenza di una scuola di qualità, spingendo i bambini a detestare lo studio, a vivere in un lager dove le regole che vigono sarebbero inaccettabili per qualsiasi gruppo di adulti con un po’ di buon senso, a cercare di fuggire l’impegno, di giustificarsi, di evitarlo?

18 commenti

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18 risposte a “Quel che non va nella scuola – terza (ed ultima?) parte

  1. veronica

    ciao è la prima volta che vengo nel tuo blog e sono rimasta veramente stupita e contenta di trovare un blog così.
    ho 4 figli e 30 anni e come hai detto tu in qualche post che ho letto prima , rientriamo nei canoni della famiglia numerosa e eroica e pazza……
    e no ti nego la vogli a e l’attesa di un 5 figlio se arriverà.
    sonoo felice di trovar un blog dove si prega con i bambini dove no tutto è perfetto e ci si arrabbia e si urla perchè la camera no è in ordine come succede in ogni famiglia.
    veeramente complimenti e grazie per l’aiuto e il sostegno anche maìgari senza volerlo che dai con la tua testimonianza e serenità.
    grazie veronica
    no ho visto un a email dove poter scrivere magari se me la fai avere mi farebbe molto piacere

    • perfectioconversationis

      Benvenuta Veronica, e grazie!
      Mi fa sempre piacere sentire l’esperienza di altre famiglie numerose, come trovano i propri equilibri, come se la cavano nelle piccole cose…
      La mia mail è su un lato della home page, ma un po’ camuffata: danielabz @ me . com (togli gli spazi: lo faccio per evitare lo spamming selvaggio).
      Ultima cosa… non è il caso di ringraziarmi, perché sono certamente peggio di quel che appaio e perché il sostegno è reciproco.
      A presto.

  2. bianconiglia

    Premetto che, per come li descrivi, Giorgio e Caterina mi ricordano molto i miei figli (il piccolo meno leader e più casinaro, ma più o meno stesso tipo di bambino; la grande, uguale), e forse questo influenza il mio giudizio. Però non posso che condividere la tua rabbia: è davvero doloroso per un genitore vedere sprecati, o peggio calpestati e castrati, l’intelligenza, la curiosità, la voglia di conoscere e più in generale i talenti dei suoi figli. E qui purtroppo non è tanto questione di scuola pubblica/scuola privata, ma – lo scrivevo giusto qualche giorno fa su un altro blog – di persone. Persone che insegnano, persone che dirigono (o dovrebbero dirigere) chi insegna, ma anche genitori che troppo spesso antepongono il bene, magari momentaneo, del loro bambino (vedi la giustificazione per i compiti non fatti) al bene della classe.
    Noi al momento stiamo andando bene con il piccolo, meno bene con la grande che combatte ormai da due anni con una insegnante a dir poco problematica. Il dirigente scolastico conosce perfettamente la situazione ma non fa nulla, e i bambini continuano a subire gli isterismi e l’incapacità di questa persona. Purtroppo, queste sono le tipiche situazioni dove solo l’unione può fare la forza: peccato che, nel mio caso, chi si da dà fare per cercare di cambiare le cose siano sempre gli stessi 10 genitori su 30, mentre tutti gli altri fanno finta di non vedere, o chiedono di non fare nulla perché temono “ritorsioni”. Il che – scusa l’OT – mi spiega anche tante cose su come sta andando il nostro Paese…
    In casi come questo, l’unica è darsi da fare a casa per tamponare la situazione. In famiglia inizialmente abbiamo anche cercato di giustificare in qualche modo l’insegnante, poi visto che la bambina non è stupida e che stavamo completamente perdendo di credibilità ai suoi occhi, abbiamo lasciato perdere. E poiché il rischio era che elaborasse un rifiuto per le materie pericoloso per il suo andamento scolastico futuro, ci stiamo dedicando ad una sorta di homeschooling di supporto dove genitori e nonni fanno quello che possono per far capire quanto possono essere belle e appassionanti materie che in classe risultano indigeste.
    Non è giusto, però, permettere che l’istruzione pubblica, garantita dalla nostra bistrattata Costituzione, sia ridotta così. E sempre un po’ OT, mi chiedo: quanto ha pesato nella decadenza del ruolo sociale dell’insegnante, e nel conseguente scadimento della scuola, il fatto che insegnare sia diventato un lavoro tipicamente femminile? Io temo parecchio. Ma forse sono solo in crisi veterofemminista…

    • perfectioconversationis

      Bianconiglia: hai centrato il punto. C’è la sensazione che molti preferiscano fare i furbi, aggirare i problemi, ritagliarsi i propri spazi di immunità, invece di affrontare davvero le cose…
      e c’è la sensazione che ad affrontare i problemi con buon senso e nell’interesse dei ragazzi si finirà davvero per il cacciare noi stessi (e i bambini) nei guai.
      Mettici anche una frangia di genitori che affrontano ogni problema con metodi assolutamente incivili… per cui ognuno combatte una battaglia sotterranea con dei mezzucci e a discapito dei bambini, invece di incontrarsi, parlare, trovare dei punti di mediazione (io l’ho chiesto con insistenza, ma non è neppure stata concessa la riunione).

  3. Pingback: Quel che non va nella scuola – terza (ed ultima?) parte …

  4. Ciao,
    ti scrivo più che altro per mandarti un solidale abbraccio!
    Non mi trovo ancora coinvolta da mamma ma leggere ciò che racconti di tua figlia Caterina mi ha riportato alla mente ciò che ho vissuto io : ritmi stressanti, scarso dialogo, famiglie che appoggiano solo i propri figli (non rendersi conto che in certi casi ciò va a danno di tutti), etc., il mio senso di dover sempre essere la migliore per dovere e timore.

    Per queste ferite che ancora mi porto dietro in prossimità della laurea (ho 24 anni) e vivendo nella realtà in cui sono cresciuta (persino il 70% delle maestre è rimasto immutato) ho preferito orientarmi verso l’homeschooling, ma questo è un altro discorso, ha ben poco a che vedere con il tuo disappunto.
    Sembra assurdo che la scuola pubblica sia in realtà una lotteria : va a fortuna, dipende da chi trovi. Non demonizzo la scuola in sé, senza considerare che certi genitori danno il loro contributo a rendere tutto più difficile. Non nego di aver seriamente timore.

    Interessante lo spunto di bianconiglia, ti ringrazio per averlo offerto

    • perfectioconversationis

      “va a fortuna, dipende da chi trovi”: la frase è da incorniciare.
      Per il resto io sto cercando di fare in modo che Caterina da una parte affronti la situazione con responsabilità (non voglio mormorare contro le sue insegnanti, né darle la licenza di evitare il proprio dovere), dall’altra spero che capisca e abbia visto che ho fatto quel che potevo, con i metodi leali che avevo a disposizione e, anche se non ci sono stati i risultati sperati, spero che veda che ha il supporto della sua famiglia (e poi siamo in quinta: ancora pochi mesi, ed è finita!).

      • bianconiglia

        Vista la situazione, credo che sapere di avere comprensione e supporto dalla propria famiglia sia la cosa più importante, pur vedendo che non basta a risolvere la situazione: del resto, anche questa è una lezione di vita, che a 10 anni sono abbastanza grandi per comprendere.
        Comunque anche noi ormai siamo al “teniamo duro, sono gli ultimi mesi”. Però, ragazzi, che tristezza…

  5. Guarda, da maestra vedo l’altro lato della situazione:per noi lavorare é veramente difficile!Un lavoro bellissimo ma per come é la nostra situazione lavorativa ora, davvero estenuante.Il peggio é che oltre alla nostra (delle maestre) salute fisica e mentale ci vanno di mezzo i bambini, che spesso subiscono, me ne rendo conto anche nelle mie classi, situazioni di disagio che dipendono spesso dalla nostra stanchezza e direi persino dal nostro “sfruttamento” lavorativo.Condivido ciò che scrivi, ma nello stesso tempo noi maestre subiamo quotidianamente attacchi anche pesanti per il nostro lavoro da parte di molti genitori e molto spesso per richieste opposte:es.chi vuole più compiti e si lamenta VS chi ne vuole di meno e si lamenta etc..quotidianamente.E ti confesso che lavorare così é quasi impossibile!Un esempio pratico:a nessuno tanto meno a me piace dare le “note” o le punizioni, ovviamente.Ma se mi lasciano da sola a guardare a mensa 30 bambini delle elementari, per evitare che tutto questo diventi un enorme caciara, devo per forza usare le maniere forti:note e punizioni per farli stare seduti/zitti/mangiare correttamente etc.Se no non mi ascolterebbero nè sentirebbero neanche.E a volte, lo ammetto, tutti restano poi senza giocare o disegnare perché mi arrabbio e do la punizione a tutti, anche a chi é stato bravo.Lo faccio per rapidità, per comodità e credimi, per stanchezza.Tutto ciò sarebbe evitabile se fossimo già solo 2 maestre invece che una sola, ma non ci sono fondi.Capisco ciò che dici, ma da maestra dico anche che siamo sempre sotto accusa, per colpe che alla fine dipendono dall’organizzazione generale e non da noi. (Io ODIO urlare, dare note etc ma sono veramente esausta…)

    • perfectioconversationis

      Cara Daniela, capisco benissimo che la stanchezza, il dover fare da soli il lavoro di due persone, le pressioni continue, rendano nervosi e si possa reagire in modo esasperato o sbrigativo, lo faccio io a volte con 5 bambini, figurati se non capisco che possa capitare con 30… Il problema è che questo non deve togliere a tutte le parti in causa la possibilità di potersi confrontare per capire se c’è un equilibrio tra i vari aspetti della vita dei ragazzi. Non voglio essere ingiusta con le maestre e spero di avere sottolineato a sufficienza come la situazione che viviamo dipende anche da un gruppo di genitori che tendono a rendere ogni dialogo una zuffa (e un altro gruppo che silenziosamente adotta metodi mafiosetti per ottenere ciò che vuole), ma proprio per questo io speravo di poterne parlare a viso aperto, di poter mettere alcune questioni all’ordine del giorno, capendo già in partenza che non può capitare che una parte abbia tutte le ragioni e che spesso la soluzione migliore è un compromesso.
      Perché una scuola che uccide l’amore per lo studio per me ha fallito in toto il suo obiettivo primario… anche se mia figlia avrà buone pagelle e passerà probabilmente bene i test INVALSI.
      Il punto non è che ci siano i compiti, né che talora sono previste delle punizioni (mi piace molto l’approccio di Sybille, ma capisco che non è quello della scuola pubblica, in Italia, oggi): il punto è capire quando si supera il punto in cui i ragazzi soffrono, in cui imparano di meno e non di pi,ù proprio per come sono state impostate le cose. Io sono convinta che i compiti, se arrivano al punto di impedirti di fare una partita a Monopoli nel fine settimana con la tua famiglia, se ti impediscono di stare all’aperto, di riposare, di fare sport (Caterina ha rinunciato a volley), di andare a un museo o a teatro… allora stanno coltivando l’ignoranza, non la cultura.

  6. Ciao d., mi dispiace molto per Caterina e spero che la situazione con la scuola media migliori.
    Ho da sempre trovato, se posso dirlo, assurdo dare i compiti da fare a casa, lo trovo una cosa ingiusta perché sono ore e ore che vengono tolte dal tempo libero che dovrebbe essere il primo diritto dei bambini e anche degli adolescenti, per partecipare alla vita della societá e della famiglia, per sviluppare propri interesse. Se a un bambino una cosa piace, continuerá ad interessarsene anche nel tempo libero ma di propria volontá (vedasi i vostri ultimi lapbook!). Se detesta una cosa, le ore e ore passate a fare esercizi faranno aumentare il disprezzo verso la materia che probabilmente si porterá dietro per tutta la vita. Se invece ha delle difficoltá sarebbe giusto trovare insieme, bambino-insegnante-genitori, gli strumenti per aiutare (che possono, ma non devono!, essere compiti per casa). Quello che piú mi dá fastidio é che i compiti per casa sono uguali per tutti, ma i bambini non sono tutti uguali, apprendono in modo diverso, partono da livelli e conoscenze e capacitá diverse, hanno necessitá diverse! Mentre per uno un certo tipo di esercizio puó essere una passeggiata, per l’altro é una tortura e per un altro bambino ancora solo perdita di tempo perché il tipo di esercizio non é per nulla adatto al suo stile di apprendimento. Ma é inutile che sto qui ad elencare queste cose, le sappiamo tutti. Le ore di lezioni dovrebbero essere belle e interessanti come un corso di cucina, di cucitura, di sport ecc. che ti interessa e che vuoi imparare di tua volontá non perché qualcuno ti dice che é previsto nel programma; io ricordo bene come alcuni ragazzini della scuoletta montessoriana tornavano a casa con i libri prestati dalla scuola o altro materiale per continuare le ricerche o gli esercizi/giochi – per passione, non per obbligo.
    Hai visto l’ultimo post di Palmy? http://laproffa.blogspot.com/2010/11/piccola-rivoluzione-possibile.html
    Ecco, cose cosí mi dánno la sensazione che comunque qualcosa si muove; forse il lato positivo della brutta situazione nella quale si trova la scuola é proprio questo, la necessitá e anche la voglia di tanti a cambiare strada, e possono essere anche singoli insegnanti/genitori a provare a dare la svolta. Tanto non c’é nulla da perdere, solo da vincere.
    un abbraccio
    S.

    • perfectioconversationis

      Sybille,
      guarda, io sono disposta anche ad ammettere che purtroppo difficilmente la scuola pubblica italiana diventerà una realtà informata da principi montessoriani in tempi brevi, però mi piacerebbe almeno che entrassero nel pensiero comune alcuni elementi di buon senso.
      Primo fra tutti: l’evidenza che i compiti, oltre un certo livello, ostacolano invece di favorire il vero apprendimento. Mio figlio Giorgio ha tutti i giorni 15 minuti circa di compiti. Esce da scuola alle 16, arriva a casa, fa merenda e per le 16,45 ha finito tutto. Poi può giocare, fare sport, azzuffarsi allegramente con suo fratello…In questo caso, svolgendo i compiti il bambino fa un po’ di esercizio autonomo al di fuori del contesto guidato della classe e, se è interessato, gli rimangono le forze e il tempo per approfondire, per leggere un libro per il proprio divertimento, per suonare uno strumento… Oppure: in classe di Giorgio chi ha un comportamento scorretto può capitare che debba scrivere UNA frase di punizione sul momento, oppure rinunciare a pochi minuti di intervallo. Si può discutere sul valore delle punizioni, ma mi sembra che nessuno lì si senta soffocato da un clima oppressivo.
      In classe di Caterina la punizione può essere saltare l’intera ora di ginnastica (ma non è una materia anche questa?), oppure dover copiare A CASA, per il giorno dopo, quattro pagine di libro, oltre i compiti ordinari. Qui mi sembra che ci sia una forma di accanimento… capisci?
      Perché prima dei vari metodi, dovrebbe esserci un po’ di buon senso. Se, per vari motivi, un insegnante perde la capacità di comprendere di aver superato un limite, dovrebbe – secondo me – essere grato a chi gli fa notare il problema, o quanto meno accettare un confronto, motivare le proprie scelte, fare una messa a punto.
      Nel nostro caso, la sensazione è che i compiti non raggiungano chi non vuole o non può farsi raggiungere (bambini poco motivati, o un po’ indietro rispetto alla classe: chiaramente avranno sempre la sensazione di non potercela fare, quindi neppure ci provano) e che facciano del male a chi viene raggiunto (fatti senza entusiasmo, anzi con vera angoscia, senza volontà di capire davvero, senza accendere nessun interesse). A cosa servono?
      Un altro argomento di buon senso è che non puoi mettere dei bambini a fare la spia su altri bambini: un conto è che la fila abbia un apri-fila e un chiudi-fila che si occupano di mantenere l’ordine, oppure che i bambini a turno svolgano alcuni compiti (come distribuire i quaderni, aiutare a mensa, regolare il traffico in bagno…), altra è che a un bambino sia chiesto di prendersi la responsabilità (anche emotiva) di segnalare chi deve essere punito. Ma è possibile che non ci arrivino?

      • perfectioconversationis

        Secondo me, quando ha finito l’homeschooling con i suoi figli, Sybille dovrebbe trovare il modo per fare entrare le sue esperienze nel mondo della scuola… ce ne sarebbe tanto bisogno!

  7. bianconiglia

    Maestra Daniela,
    sono figlia di un’insegnante e so bene di cosa parli. Bisogna però anche ammettere che non tutti i docenti sono uguali, né dal punto di vista delle competenze né da quello delle capacità di relazione. Del resto è normale che sia così, succede in tutte le professioni. Il problema è che nella scuola l’insegnante splendido e quello incapace hanno lo stesso ruolo (oltre che lo stesso stipendio), e sono praticamente intoccabili: ti assicuro che l’insegnante di mia figlia in qualunque altro settore sarebbe stata cacciata da un pezzo. E’ solo nella scuola che non si riconoscono ai lavoratori né meriti né demeriti: e questo, francamente, è profondamente ingiusto, per gli insegnanti ma anche – e forse soprattutto – per gli studenti.

    Sybille, condivido. Se un bambino passa la giornata a scuola, i compiti a casa sono inutili. Tanto più che – come diceva d. – finisce sempre che li fanno solo i bambini che non avrebbero bisogno tanto di stare ancora sui libri, quanto di muoversi, giocare, sperimentare in libertà.

  8. Vi ringrazio per questo dibattito che mi fa capire meglio il pensiero dei “genitori”.Spesso infatti quelli che incontro a scuola sarebbero da inserire nel gruppo “mafiosetti” di cui parla D. e questo ovviamente toglie spazio ad un confronto sereno.Sono felcie di sapere che ci sono invece genitori e famiglie che sarebbero dispsoti ad un dialogo costruttivo con gli insegnanti.Il difficile é avere gli stessi pensieri di Sybille ma dover lavorare in una scuola pubblica italiana in questo (triste) momento.

    • perfectioconversationis

      Ma invece tu devi pensare di essere una risorsa, l’inizio di un piccolo cambiamento. Sei giovane, hai il tempo e l’entusiasmo dalla tua parte. Credo che a volte sia solo un po’ difficile tirarsi fuori da un ingranaggio che hanno costruito altri e dire “davvero questo si deve fare così?”.

  9. Pingback: La scuola italiana | Perfectio Conversationis

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