Archivi del mese: novembre 2010

Giveaway di Bilingue per gioco

Segnalo e partecipo con piacere al Giveaway di Bilingue per gioco. Il sito è una vera miniera di consigli, materiale e informazioni per chi desidera avviare i propri figli al bilinguismo. La rivista che costituisce il premio di questa settimana sembra essere molto interessante: tratta di scienze a arte (un’accoppiata che mi piace particolarmente), senza neppure una riga di pubblicità… Ma leggete meglio quel che dice il sito di Okido.

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Regali di Natale

Una delle cose che non sopporto del mese abbondante che precede il Natale è il costante martellamento a spendere, comprare, apparire. Niente di più stridente per la festa di un bambino povero, nato in una capanna, adagiato in una mangiatoia.

Un primo passo potrebbe essere di spegnere la televisione, la radio, evitare persino i giornali (almeno quelli patinati): una macchina da guerra per inghiottire il mondo nella banalità (e svuotarne il portafogli).

Come sempre, però, ognuno può fare le proprie scelte, dare valori diversi alle cose, riflettere più a fondo.

Una cosa che apprezzo moltissimo sono i regali fatti a mano, con dedizione, pensando al destinatario. Un’altra buona abitudine sarebbe quella di ridimensionare la dimensione dei regali, in valore economico e numero globale.

Ci sono persone che avrebbero tanto bisogno di un po’ di tempo: anziani soli, che non se ne fanno nulla dell’ennesimo frullatore, ma sono assetati di qualche ora spensierata, mamme super-indaffarate, che avrebbero più bisogno di un massaggio rilassante o di un pomeriggio diverso che di una nuova borsetta…

Un altro modo significativo di intendere il dono è quello di pensare ad associazioni che si occupano di malati, poveri, bambini… Quanti soldi vengono inutilmente spesi ogni anno in orribili gadget aziendali, mentre sarebbe incredibilmente più utile e generoso devolvere le stesse somme ad associazioni di beneficenza e solidarietà?

Per quel che riguarda la nostra famiglia, da un po’ di anni scegliamo i regali sul sito del nostro monastero del cuore www.barroux.org (tra l’altro completamente rinnovato da poche settimane).

Si possono trovare vari libri di spiritualità (in francese), libri per bambini e ragazzi, il buonissimo olio fatto dai monaci (anche in confezione regalo), pacchi dono con prodotti dolciari e alimentari (biscotti, marmellate, vino, olio…). Si può, da pochi giorni, trovare il secondo volume della raccolta di scritti spirituali di dom Gérard Calvet O.S.B., Benedictus. Un libro profondamente radicato nella spiritualità benedettina.

Oppure, un’altra novità importante, è il CD di canto gregoriano edito dalla Decca, inciso dalle monache di Notre-Dame dell’Annonciation, il titolo è In Paradisum (l’edizione inglese si intitola Voices: Chant from Avignon).

Anche in Italia, ovviamente, ci sono monasteri che hanno siti di vendita on line o negozi di vendita diretta al pubblico: se ci state ancora pensando, non posso che incoraggiarvi a fare un gesto che aiuta i monaci a vivere del proprio lavoro.

Spero che sia evidente che questo non è un post sponsorizzato, ma un gesto di amore per il monastero a cui sono legata.

 

 

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Piano, piano


Ho montato qualche decorazione, tanto per cominciare a respirare un’aria di attesa.
Ho preparato la corona dell’Avvento.
Anche lo sfondo del presepe è stato controllato: in perfetto ordine, non richiede un sostituto.
Per il calendario dell’Avvento, quest’anno ho preparato 12 storie o poesie di Natale: si alterneranno ai dolci e piccoli doni, perché troppa cioccolata dà il mal di pancia e anche troppi doni danno la nausea… li sceglierò meglio, con più cura. Proverò a farne qualcuno con le mia mani.
Per ogni storia ho cercato delle belle immagini, un po’ retrò e un po’ poetiche, che le rappresentassero. I fogli sono stati arrotolati e legati con nastri di raso, come preziose pergamene.
Ho trovato moltissimo materiale (grazie a chi mi ha mandato segnalazioni), ho letto e ho scelto.

Vi lascio però con una storia che mi ha colpita in particolare, me ne scuso col mio consorte, che parteggia per Dostoevskij a scapito di Tolstoj, ma l’ho trovata un gioiello: Il Natale di Martin.

Buoni preparativi a tutti!

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Uomini di Dio

Algeria, 1996. Sul monte Atlante c’è da decenni una comunità di monaci trappisti di origine francese, il priorato di Notre-Dame de l’Atlas, a Thiberine. Il paese è povero e gli abitanti, di religione islamica, hanno buoni rapporti con i monaci.

Nel monastero c’è l’unico ambulatorio medico della zona, sempre aperto, i monaci aiutano i locali che devono fare delle burocrazie, scrivere una lettera, partecipano alle semplici feste dei locali.

I monaci pregano secondo la propria religione, ma sentono i musulmani che li frequentano come fratelli, un sentimento ricambiato.

Ma in Algeria sta montando una marea fondamentalista, altri occidentali sono stati uccisi barbaramente, ogni giorno cresce il numero dei morti sgozzati, il governo è ambiguo. I monaci rifiutano ogni protezione e devono decidere se restare o partire. La comunità dapprima è divisa (alcuni vorrebbero salvarsi tornando in patria), dilaniata dal dubbio e dal timore, ma tutti sono d’accordo che il martirio non vada cercato.

Si viene a una drammatica votazione, in cui ciascun monaco sceglie di rimanere, per condividere la sorte della popolazione in balia dei fanatici – questa infatti non può fuggire -, per non sottrarsi alla propria vocazione, per non lasciare il villaggio senza aiuto e protezione, per continuare, se possibile senza clamore, la propria testimonianza.

La comunità è composta da nove persone. Sette di loro saranno prelevate di notte, tenute a lungo prigioniere e poi uccise per decapitazione. Si ritrovarono solo le teste, i corpi ancora oggi nessuno sa dove siano.

I loro nomi erano Christian de Chergé, Luc Dochier, Christophe Lebreton, Michel Fleury, Bruno Lemarchand, Célestin Ringeard, Paul Favre-Miville.

Questa, che è storia vera, è diventata un film davvero toccante, semplice e intenso, pieno di un senso religioso non banale: consiglio a chiunque abbia l’opportunità di vederlo.
http://www.gloria.tv/media/105520/embed/true

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Co-sleeping: sono pronta a smettere…

La mia prima figlia ha dormito da subito nel suo lettino e nella sua stanza. I pochi mesi di poppate notturne, poi colichette e/o fastidi di dentizione, potevano sembrarmi durissimi solo se paragonati alla mia precedente vita di venticinquenne con il sonno di un sasso. Credevo di essere stata brava, ma sono solo stata fortunata!

Dall’arrivo di Caterina, negli ultimi 10 anni, nel mio letto c’è sempre stato qualcuno (o meglio: il letto è a due piazze, c’è sempre stato un TERZO soggetto); per addormentarsi, per riprendere subito sonno dopo l’allattamento notturno, per le coccole, per un brutto sogno, per la febbre, perché è bello stare vicini, per la compagnia e perché è meglio dormire stretti in tre piuttosto che stare svegli in (almeno) due…

I motivi per cui i miei figli sono passati nel lettone sono i più disparati e ciascuno di loro ha goduto di un periodo diverso, a seconda delle proprie esigenze e di quelle dei fratelli. Non sono rare le notti in cui l’assetto è variabile: si addormenta uno dei bambini con me, poi il papà lo porta a letto, più tardi ne arriva un altro, dopo un paio d’ore lo rispedisco in camera sua, ma solo per vederne spuntare un terzo…

Non sono mai stata una teorica del co-sleeping sì/ co-sleeping no, anzi: il termine stesso l’ho appreso da poco tempo. Prima ho solo attuato una strategia di sopravvivenza che, lo ammetto, ha anche avuto risvolti teneri e piacevoli.

Questa mattina, dopo l’ennesima notte in bilico sul bordo del letto, con il piumone che improvvisamente sparisce e finisce SOTTO a qualcuno che dorme, con il freddo nelle ossa, il mal di schiena, il sonno disturbato e frammentario, ho pensato che dieci anni di co-sleeping possono essere sufficienti: io sono pronta a smettere.

Lo saranno anche loro?

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Advent checklist

Ieri, solennità di Cristo Re, si concludeva l’anno liturgico. Da domenica prossima inizierà il nuovo anno liturgico, con la prima domenica d’Avvento.

Dedicheremo questa settimana ai preparativi per l’Avvento.

(Foto: il nostro albero del 2009)

Per ora ho una semplice checklist:

– fare una corona dell’Avvento;

– controllare se lo sfondo del Presepe dell’anno scorso è ancora in buono stato, altrimenti dipingerne un altro;

– fare il Presepe;

– appendere le decorazioni in giro per casa;

– mettere la ghirlanda fuori dalla porta;

– preparare tutti i regalini/dolcetti/biglietti per il calendario dell’Avvento;

– appendere il calendario dell’Avvento;

– fare i biscotti di Natale

– fare l’albero di Natale.

Il tutto, possibilmente, entro l’8 dicembre (ma anche prima, perché i bambini scalpitano se non è tutto pronto al più presto).

Sono solo io che sogno questo periodo dell’anno come un momento intimo, raccolto, rallentato, e mi ritrovo a correre più del solito? Quest’anno vorrei davvero rallentare e godermi ogni dettaglio.


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Asia Bibi sarà impiccata

L’articolo che segue è ripreso in toto da AsiaNews, in quanto contiene un appello che è importante fa circolare e delle informazioni che purtroppo nei media occidentali vengono date con il contagocce. Se ritenete che sia importante non limitatevi a leggere, ma scrivete agli indirizzi indicati nell’articolo!
Il caso di Asia risale al giugno 2009. Alla donna, una lavorante agricola, è stato chiesto di portare dell’acqua alle sue colleghe. Ma un gruppo di loro, musulmane, ha obbiettato dicendo che Asia, essendo non musulmana avrebbe reso impuro il recipiente e per questo non doveva toccare l’acqua.
“Roma (AsiaNews) – Spinti dai nostri lettori, AsiaNews ha deciso di lanciare una raccolta internazionale di firme da inviare al presidente pakistano Asif Zardari perché salvi la vita di Asia Bibi, condannata all’impiccagione per blasfemia. AsiaNews chiede anche che il presidente Zardari cancelli o cambi l’iniqua legge sulla blasfemia, che uccide tante vittime innocenti e distrugge la convivenza nel Paese. Per sostenere queste richieste, vi chiediamo di inviare un messaggio a questo indirizzo e-mail:
Potete anche inviare direttamente i messaggi all’indirizzo del presidente pakistano:
La nostra campagna si affianca a diverse altre sorte in Italia (con Tv2000), in Pakistan, in India, negli Stati Uniti.
Asia Bibi, una donna cristiana di 45 anni, madre di cinque figli, è stata condannata a morte per blasfemia il 7 novembre scorso. Un tribunale del Punjab ha sentenziato che la donna, una lavoratrice agricola, ha offeso il profeta Maometto. In realtà, Asia Bibi è stata dapprima offesa come “impura” (perché non islamica); poi ha difeso la sua fede cristiana di fronte alle pressioni delle altri lavoranti musulmane. Il marito di una di loro, l’imam locale, ha deciso di lanciare l’accusa e denunciare la donna, che è stata prima picchiata, poi imprigionata e infine, dopo un anno, condannata.
Asia Bibi e suo marito Ashiq Masih hanno deciso di ricorrere in appello per rovesciare la sentenza. Intanto però, per la donna, si prospettano mesi di prigionia, alla mercé delle guardie carcerarie o di qualche fanatico che potrebbero eliminarla pensando di rendere gloria ad Allah.
Finora, infatti, la legge sulla blasfemia non ha portato all’esecuzione di nessuno degli accusati o condannati. Ma vi sono 33 accusati uccisi in prigione, da qualche guardia, o nelle vicinanze del tribunale. Gli ultimi in ordine di tempo sono due cristiani protestanti, il pastore Rashid Emmanuel e suo fratello Sajjad, colpiti in pieno viso con armi da fuoco mentre lasciavano la corte di Faisalabad
lo scorso 19 luglio. Ma a queste vittime dovremmo anche aggiungere i massacri di villaggi interi, a Gojra, Korian, Kasur, Sangla Hill, dove le case di centinaia di cristiani sono state date alle fiamme e dove donne e bambini sono stati uccisi o arsi vivi, solo perché un membro del villaggio era stato accusato di blasfemia.
È ormai evidente che questa legge è divenuta uno strumento nelle mani dei fondamentalisti, che aizzano i musulmani contro i cristiani per misurare l’ampiezza del loro potere sulla società pakistana. È pure evidente che la quasi totalità delle accuse di blasfemia nascono solo da invidie, vendette, competizioni, e che l’arresto dell’accusato è solo il primo passo per giungere al sequestro della sua terra, alla razzia, alle ruberie.
Desideriamo salvare Asia Bibi con tutto il cuore. Ma non possiamo accontentarci solo di questo. Dobbiamo premere perché questa legge, definita “oscena” dagli stessi pakistani, venga cambiata o meglio ancora, cancellata.  Essa è stata voluta dal dittatore Zia ul-Haq nell’86, che in cambio di un “contentino” alla comunità islamica ha comprato il loro appoggio. Ma facendo questo ha messo le basi per la distruzione del Pakistan. Questo Paese, fondato come repubblica laica e neutrale verso le religioni, è divenuto uno Stato islamico, che uccide la sua stessa popolazione, distrugge il tessuto sociale e preoccupa la comunità internazionale.
La legge sulla blasfemia è divenuta una spada di Damocle su ogni persona e soprattutto su ogni minoranza, e ne fanno le spese i cristiani, gli ahmadi, gli indù, ma anche i musulmani sciiti e sunniti.
Cancellare questa legge – o almeno frenarla – ridà fiato alla convivenza interconfessionale in Pakistan e dà maggior slancio alla democrazia e allo sviluppo. Questo darà anche maggior respiro e sicurezza alla comunità internazionale, che vede con preoccupazione l’espandersi del dominio talebano in un Paese che ha ordigni nucleari.
Noi crediamo che l’unico baluardo alla crescita di fondamentalismo sia garantire una convivenza alla pari fra cristiani e musulmani. Per questo chiediamo che venga salvata la vita di Asia Bibi. E con questo chiediamo e speriamo che si salvi anche il Pakistan”.

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