Galateo dei bambini

Non è un mistero che da una quarantina d’anni in qua le regole di comportamento si siano sfoltite, in alcuni casi fino al limite (e oltre) dell’imbarbarimento. Mi colpì un signore anziano che descriveva questo cambiamento: rispetto a 50-60 anni fa, un gran numero di cose che sembravano importanti è stato buttato a mare. Le formule di saluto, la compostezza a tavola, parlare sottovoce, evitare di avventurarsi in dettagli scabrosi (riguardanti il sesso, ma anche le malattie, le funzioni corporali), evitare un linguaggio scurrile, alcune formule di cortesia nei confronti delle donne e degli anziani, vestire secondo alcune convenzioni (e soprattutto con un chiaro confine tra ciò che è pubblico e ciò che è privato)… tutte cose che sono passate nel dimenticatoio. Al contrario, quel signore, mi diceva che ora ci sono delle forme di “educazione” o convenzioni sociali che lui fatica a capire: stare attenti ai rifiuti, esprimersi in modo politicamente corretto, alcune forme maniacali di sicurezza, di igiene, darsi sempre del tu, ecc…
Non voglio aprire la noiosa polemica sul se sia meglio prima o meglio adesso, anche se a mio avviso le forme riflettono la sostanza e qualcosa andrebbe ripensato. Sembra infatti che la tendenza generale sia di pensare che le regole esistono (e vanno fatte meticolosamente rispettare) solo per gli altri, mentre molti ritengono di essere troppo furbi (o troppo “liberi”) per sottomettersi alle stesse regole che invocano per il prossimo.
Mi interessa, piuttosto, capire quali possono essere le priorità di “galateo” nell’educazione dei bambini, per farne delle persone capaci di stare con gli altri e con sé stessi, tale infatti mi pare essere il vero scopo delle norme sociali di comportamento: sapere come fare per non urtare gli altri e sapere come fare per poter evitare di essere urtati, oltre che avere la sicurezza in noi stessi che  ci permette di stare bene in ogni luogo. Francamente non mi fanno impazzire quei bambini-adulti che si esprimono con modi ottocenteschi, riverenze e complicate cerimonie. O meglio, se capita di incrociarli (raramente), li guardo un po’ ammirata, un po’ domandandomi se non siano gli zimbelli dei loro coetanei. Neppure amo l’orda di piccoli barbari (numericamente più consistente) che fa e dice sempre tutto quel che vuole, che quando chiede comanda e quando nega strepita, che usa abitualmente parole che andrebbero trascritte con asterischi, che mangia come fanno gli animali dal trogolo, che non ha la modalità “volume normale” ma solo quella “urlo selvaggio”: tutta questa naturalezza si conquista solo al costo degli spazi (fisici, acustici, psicologici) di qualcun altro.
Per questo motivo ho provato a leggere alcuni sedicenti manuali di galateo per bambini, rimanendone delusa. Non ho trovato niente che aiutasse a formare dei bambini normali, con una normale spontaneità e poco spirito di formalismo, ma anche con la ragionevole esigenza di apprendere un sistema di convenzioni  che li possa aiutare (non imbrigliare) nel relazionarsi con gli altri.
Ecco un mio personale decalogo, ma chi volesse aggiungere commenti e consigli è il benvenuto:
1. imparare le formule di cortesia più elementari: per favore, “sì, grazie”, “no, grazie”;
2. imparare ad esprimersi con un tono normale (non parlo dei momenti di forte crisi emotiva, gioia, dolore, rabbia, ma di tutti quei momenti della quotidianità in cui ci si può spiegare parlando e non urlando);
3. vestirli da bambini, non da piccoli lord, ma neppure da guerriglieri, rappers, veline, indossatori di moda, con frasi volgari sui vestiti… solo bambini (questa è una responsabilità degli adulti, me ne rendo conto, ma a volte bisogna saper tener duro!);
4. niente parolacce e volgarità;
5. essere puliti e in ordine, compatibilmente con età e attività (per esempio, ai giardinetti ESIGO vedere bambini terrosi, a scuola però devono avere mani pulite e unghie corte);
6. considerare che esistono anche gli altri (che gioco vuoi fare?, vuole sedersi in questo posto?, servirsi di cibo e bevande lasciando porzioni anche per gli altri, fare a turno, riordinare per non obbligare qualcun altro a farlo…);
7. mangiare in modo civilizzato (anche qui, compatibilmente con tipo di cibo ed età: non esigo che si mangi un hamburger con coltello e forchetta, né che un bambino di due anni si sbucci la frutta con il mignolino alzato), sedere composti, servirsi porzioni che si pensa di poter finire, usare coltello e forchetta (dopo una certa età), pulirsi le labbra prima di bere, non pulirsi le mani (o, peggio, la bocca) alla tovaglia, non portare il coltello alla bocca… cose così;
8. salutare civilmente, da una certa età “buongiorno” e “buonasera”, prima anche “ciao” va benissimo, però sempre: quando si arriva e quando ci si lascia, rispondere se viene chiesto il nome o l’età;
9. saper rispondere al telefono, dicendo il nome di famiglia, salutando, dando brevi informazioni utili (“mamma non è in casa”, “papà tornerà tra circa un’ora”, “devo dire che ha chiamato?”);
10. non fare agli altri quello che non vorremmo fosse fatto a noi (non picchiare, non insultare, non lasciare nessuno in disparte, non prendere in giro, avere cura delle cose degli altri, avere cura di animali e natura…). Sembra un po’ generica, come indicazione, ma se ci pensiamo bene sappiamo tutti benissimo cosa non vogliamo che sia fatto a noi.
Detto così, mi accorgo di quanto siamo lontani da alcuni obiettivi: riguardo ai punti numero 2 e 6 siamo dei disastri – soprattutto in casa e tra fratelli, fuori per fortuna va un po’ meglio -, riguardo a quelli numero 7 e 9 abbiamo comunque ancora da lavorare…).
Consigli? Pareri? Osservazioni? Mi piacerebbe sentire come si affronta questo tema in altre famiglie…

Annunci

11 commenti

Archiviato in educazione

11 risposte a “Galateo dei bambini

  1. m@w

    Io ho due bambini più piccoli dei tuoi, un decalogo simile (ad eccezione del telefono, anche perché non ne possediamo uno) ed un post su questo argomento nel cassetto da troppo tempo. Qualche giorno fa parlavo proprio di questo con un’amica e consideravamo che nei rapporti tra un bambino e gli adulti, le buone maniere aiutano chi le ha.
    Con i miei finora ha funzionato molto bene l’esempio e l’imitazione di quanto avviene in casa, così come la “correzione assertiva plurale”, come la chiamerei io (ovvero dire: “noi parliamo sottovoce” e non “non gridare”), però sono ancora piccoli e con loro abbiamo usato queste tecniche di comunicazione da sempre; non so perciò cosa si possa fare per “correggere” un bambino meno recettivo.

    • perfectioconversationis

      Ecco, la “correzione assertiva plurale” devo ammettere che a volte mi sfugge ;)! Il mio problema è che il numero fa la forza e a volte mentre sto cercando di correggere uno, ne ho altri 2 o 3 che fanno quel che vogliono… in questi casi sembro più un generale dei marines o un domatore di leoni, ma mi riprometto sempre di migliorare…

  2. bellissimo post.
    l’unica osservazione che mi viene in mente a caldo è che queste regole spesso dovrebbero impararle prima i genitori per poi trasmetterle ai loro figli!!! ci sono adulti così maleducati e irrispettosi che non mi stupisce il fatto che i loro figli ne siano la fotocopia. io rispetto ad altre mamme riprendo sempre S. a rischio di sembrare pedante e rigida. per lo meno a tavola. giusto sabato sera, cena con amici, portano il pane caldo a tavola e la bimba degli amici ne prende 4 porzioni tutte per sè (che poi ovviamente non ha mangiato). la madre non ha detto niente. io sono rimasta allibita. se l’avesse fatto S. l’avrei rimproverata per bene.
    e vogliamo parlare del toccarsi i piedi mentre si mangia?
    in generale mi sembrano regole di normalissimo buon senso, sono pienamente d’accordo!
    grazie. mi hai dato un altro spunto di riflessione!
    buona giornata 🙂

    • perfectioconversationis

      Toccarsi i piedi? Non l’avevo neppure preso in considerazione… dici che sono troppo ottimista?
      Per i tuoi amici, come loro attenuante, devo dire che a volte capita anche a me di non sottolineare tutti gli atteggiamenti poco corretti in presenza di terzi (ovviamente, se sono cose minori…), un po’ perché può essere sgradevole per tutti un rimprovero in pubblico, un po’ per tentare di lasciare godere i momenti in amicizia. Magari mi propongo di tornare in seguito sull’argomento, oppure di parlarne “per caso” il giorno dopo.

      • m@w

        Due esempi di “correzione assertiva plurale” (il termine l’ho inventato io, naturalmente…):
        – nel caso della bimba che prende quattro fette di pane, invece di dire “non prendere quattro fette di pane” si può dire “puoi prendere una fetta di pane alla volta, come noi; se avrai ancora fame, potrai prenderne ancora perché in questo modo ne sarà rimasto per tutti”. Ovviamente, come fa notare Smile, se anche gli adulti si sono buttati sul pane, riesce un po’ difficile… dicendolo in questo modo si sottolinea qual è il comportamento desiderato senza rimproverare esplicitamente, per cui lo si può fare tranquillamente in presenza d’altri e senza guastere l’atmosfera.
        – a proposito di piedi: il figlio dei vicini (6 anni) cena a casa nostra, senza genitori; ad un certo punto sente il bisogno di pulirsi la bocca (il cibo gli cola fin sul mento già da un po’), ma di prendere in considerazione il tovagliolo evidentemente non se ne parla. Afferra il bordo della tovaglia, ma ha un ripensamento: probabilmente devono avergli già detto che NON si fa. Avvicina la manica alla bocca, ma no: anche in questo caso gli devono aver detto che NON si fa. Ci prova col bordo della maglietta, ma no: NON si fa.
        Evidentemente non aveva ancora mai pensato al bordo inferiore dei pantaloni e, con abile contorsionismo, ci si è forbito la bocca. Avrebbe funzionato proporgli un tovagliolo?
        Non lo so. Come ho detto, all’inizio è difficile imparare a parlare “al contrario” e non so quanto possa essere efficace con bambini già assuefatti alla comunicazione in negativo.

      • replico qui a m@w visto che sotto il suo commento non leggo “replica”: concordo con te. se fosse stata Sofia le avrei detto esattamente “si prende solo 1 fetta, così ne possono mangiare tutti”. alla bambina di amici non ho detto nulla, non lo ritengo compito mio visto che eravamo in presenza dei genitori…
        d.: posso capire che con 4 figli se cominci a riprendere prima uno poi l’altro non è più finita, quindi ben venga ritornare sul discorso in separata sede e godersi la serata con amici. con sofia mi permetto di dirle ogni tanto cosa è giusto fare, ma 1. è una (per ora) ed essendo ancora “piccola” non mi pare che una “ripresa” fatta a bassa voce così sgradevole per i presenti o mortificante per lei, inoltre se ritorno sull’argomento il giorno dopo magari non riesce ad afferrare subito il concetto, e molto più sarei io stessa a non ricordarmi più di parlargliene. 😉

      • m@w

        Ecco, ho visto che sei già passata da me. Ne approfitto per dirvi che questo è un argomento che forse ho lasciato per troppo tempo in sospeso e che ho deciso di cominciare ad affrontare.
        Cercherò di diluirlo in più post per non appesantirlo troppo. Mi farebbe piacere avere del vostri interventi.

  3. Interessante spunto, grazie. Noi abbiamo provato a lavorare sulle buone maniere quest’estate anche se i bimbi sono ancora piccoli proprio perché abbiamo visto che su cose come il comportamento a tavola ci stavano sfuggendo di mano. Avendo avuto un’esperienza di totale inappetenza con Leo per Manuele abbiamo seguito la teoria di lasciargli “esplorare” il cibo, di farglielo fruire come meglio credeva durante lo svezzamento. Risultato: ottimo rapporto con il cibo ma è, appunto, un maialino al truogolo. E questo non è bello, specie in “società”. Io non ho un decalogo ma spesso mi faccio una piccola lista di cose nuove da imparare insieme, ad esempio allacciarsi le scarpe da soli e dire “vorrei” invece di voglio. Ne prendo una alla volta e se mi viene in mente, penso ad un gioco, altrimenti mi fisso sul tema e mi concentro solo su quello per un periodo. Una volta acquisito penso un’altra cosa da imparare. Questo perché mi rendo conto che stare continuamente a dire “Si fa così, si fa colà” mi rende odiosa la mia stessa voce e rischio di lasciarli crescere come piccoli selvaggi, cosa che secondo me non è molto amorevole nei loro stessi confronti. Puntando su una sola cosa, è più soft e pian piano sulla lista si spuntano tutte le voci.

    • perfectioconversationis

      Ciao Lisa,

      ho notato anch’io che la cosa più efficace è di portare l’attenzione su una cosa o due per qualche tempo, piuttosto che fare una litania continua. In effetti, il “decalogo” mi serve come riepilogo di alcune riflessioni, in questo periodo le cose a cui do più attenzione sono il parlarsi con un tono gentile e un po’ di civiltà a tavola (considera che i miei stanno crescendo, i periodi di esplorazioni del cibo con le mani – che non ho mai ostacolato – sono ampiamente passati). Quando avremo consolidato questi atteggiamenti, potremo passare eventualmente ad altro.

  4. bianconiglia

    Ho scoperto da poco il tuo blog, e devo dire che mi ritrovo in molte delle cose che scrivi. Sono anche contenta di aver trovato un posto dove non si parli solo di neonati, visto che – purtroppo o per fortuna – ho superato da tempo quella fase: i miei figli hanno, rispettivamente, quasi 10 e 7 anni.
    L’argomento di questo post mi sta particolarmente a cuore, nel senso che anch’io sono convinta che la buona educazione sia un gran bel valore, per niente fuori moda.
    Anche se non ho mai “lavorato” in modo metodico, direi che condivido appieno il tuo decalogo, con particolare sintonia per il punto 10, che ritengo un principio fondante per tutti gli aspetti della vita.
    Sul resto, se posso commentare:
    1) Indispensabile. Aggiungerei anche “posso” e “scusa”
    2) È la mia croce con il secondogenito che, entusiasta di natura, è geneticamente incapace di controllare il tono di voce. Però si impegna, glielo devo riconoscere: e dove sa che proprio non si può fare diversamente, tutto sommato ci riesce anche…
    3) Santissime parole. Però è un’impresa, soprattutto per la femmina, visto quello che propone il mercato: fortunatamente è una bambina con gusti semplici e sportivi, e finora non abbiamo mai avuto discussioni. Semmai mi è capitato di avere il problema contrario: fosse per lei, andrebbe ovunque in jeans e maglietta di Snoopy!
    4) A casa i bambini non ne dicono, anche se probabilmente le conoscono tutte. Infatti sono loro a censurare il papà, che tra tutti è quello che si contiene meno
    5) Molte amiche mi considerano strana perché ho abituato i bambini a farsi la doccia tutte le sere. A me pare il minimo…
    6) D’accordissimo, sia sul cibo che – per esempio- sui giochi più ambiti del parchetto. Per il cibo, da noi si usa prendere una porzione accettabile, e poi semmai fare il bis. Così non solo le cose bastano per tutti, ma se avanza qualcosa non lo si deve buttare.
    7) Ancora più d’accordo. Qui abbiamo un bel po’ da lavorare, in particolare sul masticare a bocca chiusa e parlare a bocca vuota (e noi a tavola chiacchieriamo parecchio). In compenso siamo riusciti a eliminare i “sono pieno” e i “mi fa schifo” che in giro vanno per la maggiore, e mi sembra un gran bel risultato
    8) La grande il concetto del “ciao agli amici, buongiorno/buonasera agli altri” ce l’ha bene. Il piccolo fa ancora un po’ di confusione, ma ci siamo quasi: comunque saluta (quasi) sempre
    9) Alto mare: per fortuna da noi chiamano praticamente solo nonni e amici, quindi il classico “la mamma non può venire perché è in bagno” più di tanti danni non fa
    10) Come dicevo, è una delle basi della mia filosofia educativa. E cerco di averlo sempre ben presente io per prima nel mio quotidiano
    Quanto alle strategie, anche secondo me la prima e fondamentale è –come per tutto il resto – il buon esempio: se i genitori per primi non dicono “per favore, grazie, prego, posso, buongiorno e buonasera” difficile che i bambini lo facciano. Noi con i nostri figli abbiamo fatto così, e i risultati tutto sommato ci sono. Sulle cose più di concetto, tipo lo stare a tavola decentemente e alzarsi solo quando tutti hanno finito (mangiamo veloci, eh, non è li inchiodo lì per ore), ammetto di utilizzare la strategia dello sfinimento: a volte mi do sui nervi da sola, ma ho visto che alla lunga funziona…
    Chiudo lo sbrodolo segnalandoti – se già non lo conosci – un libretto che ai miei figli è piaciuto: “Il rispetto a piccoli passi”, della Motta Junior. Non è proprio un galateo, ma offre spunti di riflessione in modo leggero e divertente.
    Ciao e compimenti ancora per il blog

    • perfectioconversationis

      Benvenuta Bianconiglia e grazie per il tuo bell’intervento!
      Il libro di Motta Junior non lo conosco, ma cercherò senz’altro di sfogliarlo al mio prossimo giro in libreria. Mi fa piacere che ci siano altre famiglie che condividono più o meno lo stesso stile… a volte mi sembra di essere un po’ marziana. Per quanto riguarda le risposte al telefono… io lavoro da casa, quindi a volte le telefonate sono piuttosto importanti, da parte di interlocutori con cui ho un rapporto formale, non ti dico gli esiti a volte esilaranti e a volte imbarazzanti di certe conversazioni… e non sempre si riesce a capire con chi ci si è svergognati per sempre, perché i bambini poi neppure riportano il nome… 😉

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...