L’amore per le anime

Dom Gérard Calvet, O.S.B, 1927-2008

Adoro questa foto. La guardo spesso, la conservo racchiusa nel Diurnale Monastico. La prendo in mano ogni giorno.

Quello che ha da dire questo sguardo, lo dice lentamente.

Di Dom Gérard si è detto e scritto moltissimo. Articoli, numeri monografici di riviste, libri. Ha fondato, unico uomo nel secolo scorso, un’abbazia dal nulla. Anzi, due più un priorato.

I più lo ricordano come uno dei protagonisti della battaglia liturgica del post-concilio. O per non aver seguito monsignor Lefebvre dopo le consacrazioni episcopali illecite del 1988 (tornò in comunione con Roma dopo appena una settimana).

Dom Gérard era però molto più di una battaglia. Era la permanenza di una tradizione ininterrotta, la vita nella continuità con i padri, il frutto di una storia che viene da molto lontano e durerà fino alla fine dei giorni. Dom Gérard era un monaco, un sacerdote, che ha passato tutta la sua vita rivolto al Signore. Non poteva concepire altrimenti la liturgia. Era innamorato della tradizione monastica, di quella benedettina in particolare, e dei suoi maestri in linea diretta: Padre Jean-Baptiste Muard (1809-1854), fondatore dell’abbazia Santa Maria della Pierre-qui-Vire, Dom Romain Banquet (1840-1829), abate dell’abbazia di En Calcat, Madre Marie Cronier (1857-1937), fondatrice dell’abbazia Santa Scolastica a Dourgne.

Ma soprattutto era innamorato della anime, che sono di Dio.

C’è un’intransigenza, infatti, che calpesta l’uomo per il principio: non era di dom Gérard. Il suo monastero era stato costruito su tre pilastri: la verità, la regola, la liturgia. Ma una cosa chiese ai suoi monaci di aggiungere: l’amore reciproco.

L’abbazia di Le Barroux è uno dei luoghi al mondo in cui la Regola di San Benedetto si segue più fedelmente (compresi ufficio notturno alle 3,30 di notte, due lunghe quaresime, lavoro nei campi…), eppure non è un posto tetro, e neppure severo. E’ un’isola di luce, di attenzione a chi passa, di bellezza e buon umore. C’è una dolcezza in questi monaci, come di bambini innamorati. C’è una grandezza dello spirito che sa dispiegarsi proprio nella rinuncia. Niente è misero qui. Ci sono cose piccole e semplici, altre sontuose e ricche. Ma tutte importanti, curate, ordinate.

Proprio per questo, forse, risulta subito chiaro, che si tratta di un centro di irradiazione spirituale, un luogo raccolto e teso verso Dio, ma non separato dal mondo. Qui c’è il sale della terra.

“Vivere per il Cielo sontuosamente, attraverso la nostra miseria”, diceva Dom Gérard.

3 commenti

Archiviato in Dom Gérard Calvet, monastica

3 risposte a “L’amore per le anime

  1. Maria Chiara Solari Palla

    Cara Daniela,
    ho scoperto il tuo blog partendo da quello di Costanza Miriano che seguo quotidianamente da circa due mesi. Non ho mai avuto il coraggio di inserirmi nelle discussioni, ma ho sempre trovato i tuoi interventi molto vicini al mio modo di pensare, poi scavando un po’…ho capito il perchè.
    Parto da lontano.
    Ho 42 anni e (solo…) tre figli.
    Mio marito ed io ci siamo conosciuti e siamo cresciuti all’interno di un piccolissimo movimento nato a Genova che si chiama “movimento liturgico giovanile”; il nostro Don è sempre stato molto vicino alla spiritualità monastica benedettina, tant’è che sin da quando eravamo liceali ci ha proposto canto gregoriano e liturgia delle ore. Facevamo campi (in val Susa, vicino a casa tua) dove ogni giorno cantavamo lodi, Messa, vespri e compieta. Si faceva il rosario davanti al fuoco e una notte di adorazione a turni, ma anche giocavamo, cantavamo, ridevamo, come tutti i ragazzi. Il don ci ha fatto volare alto e, anche se il nostro gruppo è rimasto piccolo, moltissimi sono stati i frutti.
    Ora il Movimento (MLG) si chiama sempre giovanile, ma oltre ai liceali, ci sono anche universitari, lavoratori, famiglie e bimbi in quantità e da qualche anno ci sono campi per tutti! Negli anni sono nate anche tre vocazioni al sacerdozio.
    Dal 2005 poi il gruppo liceali con gli universitari, nella prima settimana di gennaio, va a Le Barroux dove padre Charbelle (no so se è scritto giusto) guida le riflessioni. Dal 2009 ha iniziato ad andare anche il mio figlio maggiore che ora ha 16 anni, tornando ogni volta trasformato dall’entusiasmo; e quest’anno finalmente siamo riusciti ad organizzare anche la partecipazione di alcune famiglie, tra cui la nostra.
    In tutto eravamo quasi 60 alloggiati tra la foresteria, la miellerie, la foresteria delle Monache e alcune gites prese in affitto.
    Ho conosciuto i Monaci e posso solo confermare quanto tu hai scritto circa la loro dolcezza, gioia e buon umore. Ma ciò che più mi ha colpito è stato il senso di sacralità di ogni loro gesto da cui traspare un immenso amore per Lui e il desiderio grandissimo di fare per Lui ogni cosa e farla al meglio. L’amore per i fratelli, l’accoglienza, la gioia, la pace sono solo conseguenze di questo dono totale che ognuno di loro ha fatto a Dio.
    Stesso discorso per le monache che abbiamo avuto la fortuna di poter incontrare, seppur con il limite della clausura.
    E tutto ciò era talmente evidente che anche i nostri bambini lo hanno capito: con gioia non solo hanno lavorato con i monaci (nella vigna o a impacchettare biscotti) ma con gioia e dovozione hanno anche partecipato alle celebrazioni.
    Siamo tornati tutti trasformati. Io personalmente ho avuto una grande scossa e ho iniziato a riflettere più profondamente sul modo di vivere la mia vocazione (matrimoniale, familiare, ma anche lavorativa) alla luce della vocazione dei monaci.
    Mi sento un po’ scema a scrivere queste cose a te che sei oblata del Monastero, ma sentivo il bisogno di scriverti e siccome , come noto, le strade del Signore sono infinite, chissà dove ci porteranno.
    Ora che ho trovato il coraggio di scriverti, torno a lavorare….
    Buona giornata e un abbraccio in Cristo.
    Chiara

  2. perfectioconversationis

    Carissima Chiara,
    vedere scritto qui sopra il nome di padre Charbel è stato un colpo al cuore (il nome deriva da san Charbel Makhluf, un santo maronita): è il mio direttore spirituale e nutro nei suoi confronti un affetto e una stima sconfinati!
    Sapevo che alcuni gruppi si recano regolarmente a Le Barroux dall’Italia, ma nello specifico non conoscevo il MLG: da come lo descrivi, sembra una realtà molto interessante, della quale mi piacerebbe conoscere di più.
    Noi cerchiamo di tornare a Le Barroux almeno una volta all’anno, per “ricaricare le pile” spirituali, ma non abbiamo mai avuto occasione di lavorare fianco a fianco con i monaci (o le monache): sarebbe una gioia enorme!
    Ho notato anch’io quel che dici dei bambini: anche i più piccoli si accorgono di avere a che fare con persone assolutamente speciali e il loro comportamento si adegua di conseguenza (se si eccettua la mia piccola, Benedetta, che all’età di 3 anni ha “sparato” al padre Abate).
    Mi piacerebbe scriverti in privato, posso farlo?

    In Domino
    Daniela

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