Una parabola discendente


Ieri era San Giovanni Battista, festa patronale a Torino. Ne abbiamo approfittato per fare una gita in una delle nostre mete estive favorite, il monastero di Novalesa, in val di Susa.
Abbiamo detto l’ora sesta con i monaci e scoperto con sorpresa che si ricordavano i nomi dei bambini.


Abbiamo proseguito con un semplice pic-nic seduti sull’erba e una puntata alle cascate, dove ci si possono togliere le scarpe per mettere i piedi nell’acqua fresca e dove si ricaricano le borracce.




La merenda si può fare nella piccola azienda agri-turistica proprio di fronte all’ingresso del monastero, che serve un buonissimo yogurt artigianale con frutti di bosco e ha vari animali ad aumentarne l’attrattiva.




Siamo poi tornati a Torino, in tempo per assistere a uno spettacolo teatrale offerto da un condominio vicino al nostro. Si tratta di un condominio solidale, per madri e famiglie in difficoltà, un esperimento di co-housing, che spesso organizza simpatiche iniziative aperte al quartiere. Lo spettacolo si intitolava Bidone ed era a cura del Laboratorio della Fabula. La prima cosa che mi viene da dire è che gli attori erano bravi, il testo ben scritto, adatto a un pubblico di bambini, con momenti di fascinazione e altri di ironia. Anche il clima umano era piacevole, veniva offerta una merenda a base di succhi di frutta e pane e nutella. C’erano persone di varie nazionalità con visi sorridenti e bambini che facevano chiasso e ridevano insieme.
La seconda cosa che mi viene da dire è una riflessione amara, che riguarda il senso profondo delle due parti della nostra giornata.
La prima parte è stata un’immersione in un luogo ricco di bellezze naturali e di storia, una storia (quella dell’abbazia) che si inscrive in un periodo più ampio, il lungo periodo di transizione tra il declino e la caduta dell’impero romano e l’epoca immediatamente successiva.
Il sangue dei martiri dei primi secoli, la dura esperienza della persecuzione e delle catacombe, hanno dato un frutto di santità che durerà per secoli. L’impero romano vacilla, incapace di mantenere la solidità non solo dei propri confini, ma soprattutto la solidità delle proprie convinzioni. Il mondo politeista si rivela ultimamente privo di speranza escatologica, il cristianesimo dilagante diffonde appunto una speranza di salvezza radicale, una prospettiva di vita eterna. Gli invasori si fanno sempre più aggressivi e insistenti, ma ci sono uomini in grado di addolcirli, di convertirli e domarli con la propria mitezza: sono i monaci. I monaci irlandesi di san Brandano, che percorrono l’Europa mendicando e pregando. O uomini come san Cirillo e Metodio, evangelizzatori dei paesi slavi e creatori persino dell’alfabeto con cui poter portare il Vangelo a questi popoli.
O ancora e soprattutto monaci come san Benedetto, alla sorgente di un flusso di uomini che si ritira dal mondo alla ricerca di Dio ma, così facendo, costruisce l’Europa. La costruisce prima e soprattutto spiritualmente, dandole il senso della vita e della morte, l’amore e il culto per Dio, la diffusione del Vangelo. La costruisce anche materialmente, arandone le terre, costruendone gli edifici, facendo quotidianamente l’umile lavoro che serve per nutrire gli uomini e dar loro una vita dignitosa. La costruisce, infine, culturalmente, ricopiando e trasmettendo i testi dell’antichità, producendo una propria teologia, costruendo nella pietra il monumento dello spirito che è lo stile romanico, dando al mondo la meraviglia del canto gregoriano e della liturgia monastica. L’Europa che sorge da queste radici sa inglobare culture e popoli profondamente diversi: il pensiero razionale greco, la spiritualità religiosa giudaico-cristiana, lo ius romanum e la vitalità, la forza e la meraviglia cosmologica del mondo barbarico. Quest’Europa si trova di fronte a conflitti e differenze quasi inconciliabili e li compone secondo il più altro ideale comune, una visione capace di dar senso a una vita e a un’intera civiltà.
Oggi ci troviamo in un momento storico per certi versi analogo, popoli e culture diversi si incontrano e a volte si scontrano. Ma noi non abbiamo più nulla di grande da proporre, nulla di vero o di bello, nulla che può dare un senso profondo alla vita. Ci rimangono i rifiuti, i pistolotti (ben scritti, ben detti, lo ammetto, ma sempre pistolotti) sul riciclo. Il nostro momento di incontro, il punto in cui riusciamo a metterci tutti d’accordo, perché di fatto non tocca il nucleo vitale di nessuno, è la retorica sui rifiuti. Non abbiamo altro da proporre, altro da dire, altre fascinazioni? Non abbiamo altre bellezze, altre verità? Abbiamo paura che a dirle, quelle verità, si venga ai ferri corti? Oppure siamo imbarazzati, non credendoci neppure più tanto noi stessi? Perché, ammettiamolo, nel nostro mondo iper-tecnologico, il concetto di verità oggettiva latita, a favore della relatività delle opinioni personali. L’ultima verità ammessa è che non esistono verità, così come l’ultimo pregiudizio “presentabile” è quello anti-cristiano.
Sant’Agostino diceva “ama e fà ciò che vuoi”, noi potremmo forse sostituirlo con “ricicla e fà ciò che vuoi”?
La parabola discendente mi ha lasciata decisamente con l’amaro in bocca.

14 commenti

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14 risposte a “Una parabola discendente

  1. Nell'Alto Medioevo, il cristianesimo costituiva una voce nuova, che diceva cose mai dette. Oggi la Chiesa deve comunque fare i conti con 2000 anni di storia non sempre limpida, di compromissioni col potere che perdurano tuttora: è ovvio che molte persone abbiano un'immagine non proprio positiva del cristianesimo, nonostante tutto il lavoro silenzioso fatto dai parroci sul territorio (e penso anche e soprattutto ai parroci di territori difficili).Da atea serena (nel senso che non sono di quelli che sono diventati atei per un brutto rapporto con la religione), io vedo nella Chiesa una dicotomia che è la stessa della politica italiana: i vertici sono completamente al di fuori della realtà e chi invece lavora "sul campo" si dà da fare silenziosamente, a volte anche contravvenendo alle indicazioni del vertici.Se la realtà della Chiesa rispecchia ciò che non ci piace della nostra realtà attuale (dove i barbari peggiori siamo noi stessi, che non ci indignamo neanche più per l'inciviltà dei nostri capi), come possiamo cercare in essa un conforto? Come si può chiedere aiuto a chi ha contribuito a portarci in questa situazione?Se ci fosse un minimo di autocritica… ma non riferita a Galileo o alla pedofilia (che è un problema grave, ma a mio parere è solo un sintomo, non la causa), quanto piuttosto alle commistioni tra politica e Vaticano, i favori reciproci che ci si è scambiati.Lo so che va avanti così da almeno 1000 anni, ma è anche vero che da almeno 1000 anni i vertici della Chiesa si occupano di tutto tranne che dell'anima dei loro fedeli.

  2. Non lo credo. Certo, la Chiesa siamo noi, con tutti i nostri limiti e le nostre contraddizioni… ma consapevoli che c'è qualcosa, Qualcuno, più grande dei nostri limiti: pronto a perdonare, ad aiutare, a salvarci da noi stessi. I vertici della Chiesa hanno prodotto encicliche bellissime, miele per l'anima e guida nel buio… solo che quelle non fanno scalpore.

  3. Secondo me tra l'opinione personale e "la" verità oggettiva, cioè il dogma, si possono trovare vie di mezzo. Penso che l'oggettività, in senso stretto, sia migrata nel campo della scienza, e lì sia meglio lasciarla; e che agli individui non resti che confrontarsi, senza scampo. Sono appelli un po' vacui, me ne rendo conto, ma deve essere possibile che una comunità di persone riesca a estrarre da sé qualcosa di assimilabile al bene comune.E ti dirò, se dobbiamo partire dal riciclo, be', partiamo da lì, almeno da lì.

  4. d.

    @ Lanterna: il cristianesimo continua a dire cose radicalmente nuove (te l'immagini, un mondo che prende sul serio "ama il tuo prossimo"?), solo che le orecchie che ascoltano si sono indurite. Per quanto riguarda il discorso di una Chiesa compromessa, o politicizzata, temo che ci sia un fraintendimento: la Chiesa è santa in quanto il suo capo (Gesù Cristo) è santo e in quanto in essa si attualizza la presenza di Cristo tramite l'Eucarestia. La Chiesa terrena però è composta di uomini, ognuno dei quali può essere più o meno peccatore. In essa vale il principio della comunione dei santi: ogni atto di santità, ogni preghiera, ogni martirio, ogni sofferenza sofferta per amore di nostro Signore, ogni gesto di carità materiale o spirituale, accresce il patrimonio comune di santità, così come ogni peccato lo ferisce. Immaginare una Chiesa perfetta, disincarnata, immune dalle debolezze umane, è una particolare forma di eresia, diffusa in modo strisciante ai nostri giorni: lo gnosticismo.La Chiesa ha dunque il dovere di essere in questo mondo, ma non di questo mondo (anche relazionandosi con il potere politico), può avere talvolta commesso degli errori (di cui per altro ha chiesto scusa: chi altro lo fa?), ma forse molti meno di quel che vogliono farci credere. Il bene, come sai, non fa clamore!

  5. d.

    @ Piccolalory: ha perfettamente ragione, se ad esempio i detrattori del pontefice Benedetto XVI ne leggessero alcuni discorsi integralmente, troverebbero un uomo di grande cultura, che da anni sostiene l'importanza della ragione, un uomo di dialogo vero e profondo con tutti (non di rinuncia a sé stessi, ma di dialogo consapevole della propria identità), un uomo di grande spiritualità, innamorato della liturgia e dei padri della Chiesa… ma chi si prende la briga di conoscere davvero ciò che denigra?

  6. d.

    @ Mr. Potts: possiamo iniziare con un riconoscimento di realtà oggettive meno ostiche del dogma, ad esempio il fatto che esista un bene e un male aldilà dell'opinione personale (cioè riconoscere ciò che viene chiamato diritto naturale o, se vuoi, il decalogo) o, se vogliamo tenerci inizialmente ancora più bassi, il fatto che non tutto ciò che si può fare si deve fare, il fatto che il cuore dell'uomo sia chiamato a cose grandi e belle: Dante direbbe "fatti non foste a viver come bruti / ma per seguir virtute e canoscenza". La conoscenza è anche quella scientifica, certo, ma attento: non la lascerei in mano a qualche topo di laboratorio, è cosa troppo grande e troppo ricca di conseguenze per non essere gestita comunitariamente, stabilendo anche dei limiti etici non a ciò che si può sapere, ma a ciò che si può fare con la stessa scienza. Al bene comune si perviene per tante vie: dall'osservazione stupita dei ritmi cosmologici alla retorica sui rifiuti, e non dico che non vada fatta anche questa, ma ai miei figli, a me stessa, vorrei additare la bellezza, il coraggio, l'incontro profondo con gli altri esseri umani… preferisco che si sentano i cavalieri Jedi di Star Wars o che si identifichino con gli hobbit del Signore degli Anelli o che semplicemente imparino a rispettare la natura camminando in un bosco, invece che indottrinarli sul secco indifferenziato. Spero di aver reso l'idea…

  7. Io non indago sui meriti o demeriti reali della Chiesa (di cui, essendo atea, non mi interesso affatto) o sul messaggio di Cristo (che trovo bellissimo ma non condivido in tutto), quanto di una particolare strategia di comunicazione che poteva essere valida 1500 anni fa e che non può più essere valida oggi, perchè le circostanze sono molto differenti, la Chiesa stessa è molto differente.Il messaggio di Cristo può essere anche nuovissimo ed originale, ma il fatto di sentirlo ripetere e non applicare da tanti secoli lo rende simile a quelle frasi dei grandi filosofi che, a furia di essere ripetute perché son belle, alla fine non ci colpiscono più. Ormai molte frasi di Cristo, come quelle di Buddha o di Socrate, sono diventate frasi fatte, magari pure dette in tono ironico o sarcastico.1500 anni fa la Chiesa non doveva fare i conti con tutto questo: le frasi trite erano quelle sulla pietas e sulla dignità romana, frasi altisonanti e bellissime contraddette dalla realtà dei fatti. Con tutto questo, non saprei indicarti chi potrebbe oggi prendere il posto che fu della Chiesa durante le invasioni barbariche. Forse semplicemente noi stessi come esseri umani, se fossimo capaci di ascoltare la legge morale dentro di noi come avrebbe voluto Kant.

  8. d.

    @ Laterna: capisco e conosco il tuo ragionamento, che è molto diffuso, ma se non indaghi sui reali meriti e demeriti della Chiesa e neppure sul messaggio di Cristo, temo che tu stia perdendo l'essenziale in questo ragionamento. Dobbiamo riflettere su ciò che è stato, o sulla percezione corrente di ciò che è stato? Mi rendo conto anch'io che la percezione corrente è molto distorta, personalmente sono propensa ad attribuire questo fatto a motivazioni radicalmente opposte a quelle che fornisci tu, cioè a un radicale spirito anti-cristiano, dilagante da almeno tre secoli in qua. Dico anti-cristiano, non laicista, perché è di fatto qualcosa di più ostile: una distorsione dei fatti, una riscrittura della storia, un ostracismo sociale e, talora, una vera e propria persecuzione (v. nazismo, comunismo, ma anche alcune forme di persecuzione "burocratica" messe in atto dall'Unione Europea…). Evidentemente ciò che più dà fastidio del cristianesimo (e della sua variante più perseguitata: il cattolicesimo) è proprio la tendenza a non limitarsi a un culto privato, ma ad avere ricadute sul bene comune, il fatto di non avere solo santuari e preghiere, ma anche una dottrina sociale… questo stiamo scontando, non i peccati personali di qualche uomo di chiesa, ampiamente sovrastati dai meriti di molti altri.Ti faccio un esempio dei giorni nostri: i cristiani in India sono quotidianamente discriminati e periodicamente perseguitati. Solo negli ultimi due anni ci sono state decine di vittime, in alcuni casi veri e propri pogrom, con cattolici bruciati in piazza… le autorità tendono a minimizzare e sui media occidentali non fa notizia e non interessa a nessuno. Sai qual è il vero motivo di tanto odio? I cristiani sono gli unici che insegnano ai senza casta, permettono loro di accedere a mestieri dignitosi, togliendoli da una vita di accattonaggio e facendo saltare il "religiosissimo" sistema delle caste. Questa è una chiara ricaduta della visione anche sociale del cristianesimo, e certamente c'è chi non la ama e la ostacola con tutti i mezzi, primo fra tutti: il pregiudizio anti-cristiano.

  9. Beh, allora parliamo anche degli eccidi dei cristiani in Turchia, ché anche lì non c'è da stare allegri. Questi cristiani, questi missionari, io li vedo veramente come quei monaci dell'Alto Medioevo: sono portatori di valori di pace e fratellanza in una società che ne è carente e per la quale questo messaggio è ancora incontaminato.Credo che un eventuale spirito anti-cristiano (ma dove sta, poi, se la maggior parte della gente si professa cattolica e versa l'8 per mille alla Chiesa?) sia dovuto al fatto che inevitabilmente l'essere in maggioranza in Italia ha messo i cristiani nella condizione di dettare le loro regole agli altri cittadini. Il che mi andrebbe benissimo, se nella costituzione italiana ci fosse scritto (come prima del 1984) che il cattolicesimo è la religione di Stato.Oggi, come cittadina di uno Stato che dovrebbe considerare le religioni tutte uguali, non posso non notare tutte le "concessioni" che vengono fatte alla vecchia nozione di religione di Stato, a partire dal crocifisso nelle scuole: in uno stato neutrale dal pdv religioso, ci sarebbe la bandiera o il ritratto di Napolitano.Se poi questi "residui" si tramutano in pressioni per far fare religione ai miei figli o peggio ancora per far fare loro i sacramenti (con la motivazione che "è solo un po' d'acqua"), ovvio che mi irrigidisco. Esattamente come tu ti irrigidiresti se vivessi in uno stato apparentemente laico, ma che ti spinge a vivere secondo i dettami della religione islamica o ebraica o animista della Nuova Guinea. Perdipiù, mi irrigidisco perché le motivazioni che mi vengono portate non sono spirituali, ma di convenzione e omologazione.

  10. Scusa, aggiungo ancora una cosa: ti ho detto che i missionari cristiani di cui tu parli sono portatori di pace e speranza. Ma allo stesso modo considero i missionari laici o i medici di MSF o in generale tutti i volontari di quelle associazioni che, senza distinzione di religione o credo politico, vanno ad aiutare i popoli in difficoltà e a diffondere valori positivi come l'uguaglianza tra le classi sociali e tra i sessi.È questo a farmi pensare che il cristianesimo possa avere solo una parte in questo processo di salvezza e rinnovamento, ma non per forza la parte del protagonista.

  11. Cara D., tocchi un argomento su cui rifletto direi quotidianamente e intensamente da un paio di anni.A mio parere, questi nostri tempi di oggi sono un momento storico molto particolare, da osservare con attenzione. Forse per la prima volta nella storia l'occidente non ha più fede, tanto che addirittura il Papa ha ritenuto necessario instituire un dicastero "per la rievangelizzazione dell'occidente". E dal clero, apparentemente, l'uomo di oggi non trova conforto e guida. Anzi, gli errori del clero sono la perfetta giustificazione per non credere più, o credere "di meno".Ecco, secondo il mio parere, questo momento storico è una prova suprema(l'ultima?) per la Chiesa, intesa come la comunità di uomini. E come se Dio stesse dicendo ad ognuno di noi: "Sei tu capace di credere nonostante tutto ciò? La tua fede è forte abbastanza da resistere agli scandali di pedofiia, di denaro, di potere da parte di coloro che dovrebbero essere consacrati a Me?".A chi mi fa questi discorsi sul declino e sugli errori della Chiesa io rispondo sempre che personalmente credo in Dio e non nel clero. E che non bisogna confondere la Chiesa (i credenti) con il clero. Il clero, come dici giustamente tu, è fatto di uomini e quindi necessariamente peccatori. Sono solo un mezzo, che può essere più o meno potente, ma noi dobbiamo guardare in alto. Gesù stesso predicava ai suoi contemporanei, parlando dei sacerdoti "Fate quello che dicono ma non quello che fanno". Perchè il discorso dovrebbe essere diverso oggi?Questo mio pensiero ha avuto la conferma dal Papa che ultimamente ha messo più volte l'accento sulla persecuzione della Chiesa a causa di sè stessa e del male al suo interno. Non a caso il discorso è venuto fuori a Fatima.Insomma, cara D., a mio parere siamo agli sgoccioli e la situazione non la vedo affatto in miglioramento nell'immediato. Nel medioevo i Papi avevano figli e amanti, si macchiavano di delitti, c'erano le scissioni, le crociate, ma il popolo aveva fede. Ora invece non più.Non ti sembra un segno? "Ma quando il Figlio dell'uomo verrà, troverà la fede sulla terra?" No, è la risposta, e Lui lo sapeva. Ma sappiamo anche che il male non prevarrà, nonostante i tempi bui.Scusa la lunghezza infinita.

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