RHCP



Avete presente il cantante dei Red Hot Chili Peppers?
Ecco, praticamente mio figlio Marco.
E’ tornato dal mare, è polemico, è litigioso, è ostinato come sempre. Come ho fatto a illudermi che due settimane bucoliche tra mare, pesca, nonni disponibili e svago assoluto me lo avrebbero reso un po’ pacificato con il mondo?
Le maestre non sanno che pesci pigliare, i fratelli non ne possono più delle zuffe continue.
Io pure qualche polemica me la risparmierei.
Ho passato un inverno a cercare di venirgli incontro, l’ho tenuto a casa dalla scuola materna ogni volta che mi è stato possibile. Ha praticamente bivaccato ogni notte nel mio letto. Ho pensato attività che potessero piacergli: l’ho fatto dipingere, costruire, disegnare, manipolare.
Gli ho letto le sue storie preferite.
Passa dei momenti angelici, in cui sembra capace di vivere in pace con gli altri e con sé stesso, ma sono sempre troppo brevi. Poi torna arrabbiato, pianta grane per niente, se gli si fanno notare gli errori del suo comportamento diventa aggressivo, verboso, alza i toni e trasforma chiunque in un nemico da annientare. Rompe e rovina gli oggetti di frequente, picchia e nega di aver picchiato, usa un linguaggio che non accettiamo e lo fa consapevolmente, attacca briga con tutti.
Esempio: le maestre lo hanno visto fare pipì vicino a un albero dei giardinetti dell’asilo. C’erano sette testimoni del fatto, tra cui sua sorella Benedetta. E’ stato ripreso civilmente, gli è stato detto che quello è un posto dove giocano tutti, che il bagno è a pochi passi da lì… lui ha negato furibondo il fatto stesso, dicendo che nessuno gli crede, urlando a tutti che non era stato lui. Ma E’ stato lui (alcune ore più tardi lo ha ammesso). In casi del genere alza sempre la posta. E casi del genere si ripetono alcune volte al giorno. Pur di non ammettere il primo errore è capace di dire e fare cose ancora più sgradevoli, che alla fine lo portano a punizioni ancora più grandi.
Sono due giorni che sono davvero arrabbiata con lui, gli ho fatto capire che non intendiamo essere i burattini del suo umore, che non possiamo accettare la guerra continua che lui porta.
DEVE trovare altri modi di esprimersi, qualunque cosa abbia da dire. Lo tratto con una certa gentilezza, gli dò da mangiare, lo ascolto quando mi parla… ma rifiuto di scendere sul suo campo di battaglia. Quando inizia la polemica sterile lo zittisco e spesso lo allontano, non solo da me, ma soprattutto dai suoi fratelli, che patiscono a loro volta questo clima folle. Purtroppo controbattere ne alimenta lo spirito polemico: Marco non vuole avere ragione, a volte sa benissimo di non averla. Vuole fronteggiarci, rubare il palco a tutti gli altri, impedire che l’attenzione si sposti dalla sua persona. Non credo neppure che sia soltanto bisognoso di attenzioni, in quanto peggiora drasticamente proprio quando lo tengo a casa e cerco di concentrarmi su di lui. Io non so se per lui è così doloroso avere dei fratelli e vedere che ciascuno di loro può avere qualche dote che a lui manca (e viceversa, ma questo ovviamente non lo fa soffrire, al contrario: se lui ha qualche dote la usa per disprezzare gli altri, soprattuto alla scuola materna).
L’idea che mi sono fatta (ma non sono affatto certa) è che Marco si senta schiacciato tra una sorellina che è la piccolina di casa e tutti gli altri che, in quanto più grandi, hanno ovviamente capacità diverse. Il punto è che si sente schiacciato perché si mette lui in quell’angolo. E con le sue reazioni schiaccia tutti gli altri, ne impedisce le normali attività, rende nervosi noi genitori, che possiamo poi spazientirci anche con gli altri… Inoltre, non so se è paradossale, gli unici momenti in cui è tranquillo, in cui fa davvero del suo meglio, sono quelli successivi a una punizione. L’altro ieri è stato mandato a letto dopo cena, senza luce spenta o altro, solo per “staccare la spina” alla polemica perpetua e ieri mattina era gentilissimo. In giornata è tornato ai vecchi atteggiamenti e ieri sera è finito nuovamente a letto con un po’ di anticipo (circa 15 minuti) rispetto al solito. Questa mattina era ancora più collaborativo e gentile. Sembra quasi che chieda di essere punito… ma perché? Perché?
Sono pronta a sentire ogni ipotesi, le stesse maestre (che pure hanno una grande esperienza) non hanno saputo consigliarmi nulla, se non sperare che si tratti di una fase passeggera e che il nuovo ambiente delle elementari (con i relativi stimoli, i nuovi compagni e tutto il resto) possa giovargli. A me piacerebbe sapere come aiutarlo senza logorare gli altri membri della famiglia e senza farne un parafulmine. Perché mi rendo conto che diventa sin troppo facile, in queste condizioni, dargli anche colpe che non ha, finire per indicare sempre in lui la causa scatenante, anche se a volte non lo è, c’è il rischio che sia io che gli altri bambini impariamo a dare sempre la colpa a Marco in prima battuta e questo ovviamente non potrebbe che peggiorare le cose.

5 commenti

Archiviato in educazione, famiglia

5 risposte a “RHCP

  1. cara, sono l'ultima persona al mondo a poter dare consigli, ma ti mando un grande abbraccio di supporto… e se c'è bisogno di una mini colonia estiva io e luca saremo felici di ospitare uno o più bimbi (o proprio marcolino che lo mettiamo a suonare la batteria e si sfoga!)

  2. ciao–ti seguo solo da poco–avevo incrociato delle tue commenti al blog di Sybille: buntglas.ho 7 bamini e non mi è nuovo questa situazione, se ti puo confortare sapere di non essere sola. volevo offrire un libro che a me è stata prezioso: "i vostri bambini hanno bisogno di voi" di Gordon Neufeld e G. Mate (Leon Verde Editore). non mi ricordo quanti bambini hai…ma azzardo 5? so che piu bambini si ha, piu è difficile veramente connettere in modo continuo con loro. tuo bimbo ha 5-6 anni (comincerà prima a sett.) ed è un età in cui si allontanano (emotivamente da noi adulti) facilmente, piu facilmente in una famiglia grossa–perche ce sempre qualcuno e qualcosa da investigare, a quel età tutto è interessante…e noi, io, come mamma, ho tanto che devo sbrigare, troppi interesse che richiedono concentrazione, meditazione…che è facilissimo (per me, sto parlando) lasciare che troppo tempo passa che non ho semplicemente riconosciuto quel bambino, quella bimba con un sorriso e un profondo amore dal cuore: accettazione, anzi, un "cherishing" che non so come tradurre in italiano. quando ho momenti in casa così, comincio un lavoro di riconnessione…so che sembra strana ma d'altronde funziona. lo faccio spesso con tutti, ma se il problema è con uno lo faccio solo con lui (ma inevitabilmente è contagioso e diventa comunque un "lavoro" di gruppo, lol. per ogni anno calcolo 5 minuti: 6 anni x 5 min = 3o minuti. (ti immagino già–minuti, ma questa qua è matta!) ogni 30 minuti cerca il tuo figlio, dargli un bacio, un abbraccio, o semplicemente guardargli negli occhi con un sorrisone… chiedigli come va. chiedigli cosa vorrebbe fare, oppure semplicemente siediti vicino a lui per esserci insieme.. non è importante, *cosa* fai, ma importantissima *come* lo fai. sgombra il tuo cuore, la mente dai giudizzi…immagini lui neonato, li con te. e senti l'amore profondo che hai per lui. non devi dedicare piu di un minuto se hai altro da fare, ma non trascurare gli "ongi 30 minuti".per l'osservazione che lui dopo una punizione (un allontanamento, mi pare) dopo è gentile e docile ti dico questo: ci sono miriade ragioni perche lui possa essere così, ma non è la soluzione –perche ogni punizione puo dare conferma a lui che è diverso, punibile, non amato; ogni punizione taglia la connessione fra voi e luie vi allontana, invece di ravvinicare–la connessione fra voi è una cosa vitale, come un cordone ombelicale invisibile, ed ogni punizione tira quel cordone…ogni allontanamento pure. mi suona "tipico" che dopo 2 settimane lontano lui si sente "lontano" ancora.e tu, probabilmente, nella tua frustrazione e preoccupazione stai ricordando il passato in negativo–ma adesso ti lascio- se ti interessa questo sito: http://www.nontogliermiilsorriso.org ce una discussione nel forum che parla del libro che ti ho suggerito. un abbraccio, mamma a mamma xxxmelissamamma di 7nelle langhe

  3. Ciao, mi dispiace, purtroppo al momento ho poco tempo per commentare, volevo dirti che le proposte di Melissa mi sembrano molto utili (non ho letto il libro di cui parla ma ne ho sentito parlare tanto in diverse occasioni). Come primo consiglio spontaneamente mi verrebbe da dire di dare il piú peso possibile ai momenti belli, alle azioni "buone" di Marco (non so come esprimermi oggi, accidenti!), anche se credo che queste cose le stavi giá facendo; forse anche provare a vedere cosa succede se si reagisce in modo nuovo, che lui non si aspetta (tipo invece di sgridarlo o punirlo, abbracciarlo forte e dire: Lo sento che non sei felice in questo momento, ma puoi fare quello che vuoi, io ti voglio tanto bene!!). Penso anch'io che dopo essere stato via 2 settimane deve ancora "tornare davvero" e ritrovare un po' se stesso.un grande abbraccioS.P.S. – Il modo in cui hai messo le due fotografie é stupendo, nonostante il tema serio ho dovuto sorridere🙂

  4. Cara D. capisco perfettamente la tua tristezza in questo momento. Quoto alla grande i consigli precedenti, e aggiungo qualcosa di mio.Personalmente ho notato che quando il bambino continua a fare sempre gli stessi "errori" (in realtà esprime un disagio) la strategia di non dare più punizioni è vincente: lo spiazza. Io ho trovato davvero utile il libro "Genitori efficaci" di Thomas Gordon che verte sulla cosiddetta "comunicazione a specchio". Io ti consiglierei di indagare con frasi prive di domande o giudizi o consolazioni, tipo "vedo che sei molto arrabbiato", "qualcosa ti fa soffrire", "sei arrabbiato con xxx", "non sei contento in questo momento qua con noi" etc etc. Generalmente queste frasi portano il bambino a continuare il discorso in quanto sa che noi stiamo comprendendo i suoi sentimenti. Forse dopo è anche in grado di spiegare i motivi della sua rabbia. Potremmo continuare con "cosa pensi ti farebbe stare meglio?" "c'è qualcosa che posso fare per te?". Questa tecnica mi era stata suggerita anche da alcune psicologhe. Con mio figlio funzionava alla grande.E poi torniamo su ciò che ti avevo già scritto, che forse il clima alla scuola materna non era dei migliori, forse si sente in competizione con il fratello più grande. Andrà alla stessa sua scuola elementare? Se sì speriamo che le maestre non inizino con "ah, sei il fratello di …? Bravo tuo fratello" etc etc.Ma durante l'estate scorsa aveva lo stesso questo tipo di atteggiamento? Secondo me le due settimane con i nonni non contano, dovrai avere pazienza ancora qualche giorno poi la tensione si allenterà. In bocca al lupo!Un ultima cosa: dorme un numero sufficiente di ore? E mandarlo a dormire di routine una mezz'ora prima? Anche questa è una tecnica sperimentata! ;-DLa foto è fantastica!!!! Ma canta anche "Californication?"

  5. d.

    @ orecchini: Carissima Nico, rischi che ti prenda in parola… e per la batteria, ne deduco che Luca avesse voglia di cambiarla e abbia bisogno di qualcuno che la danneggi per dargli un pretesto…Saremo comunque dalle vostre parti un paio di giorni a inizio agosto, se siete in zona ci si vede!@ melissa: non conosco il libro che mi hai suggerito e ti ringrazio per l'informazione. Non sono certa però che il lavoro che ci vuole sia solo una riconnessione, perché come dicevo è tutto l'inverno che tento questa strategia e i risultati sono andati via via peggiorando. E' possibile che io abbia sbagliato qualcosa, ma credo che Marco stia cercando anche di trovare dei limiti saldi al suo comportamento. Perché accettare certe cose che fa, vuol dire imporre ai fratelli di subirle, e non mi sembra giusto. Forse ha bisogno di limiti E attenzione nello stesso momento, cioè sapere che le regole non sono fatte per escluderlo o umiliarlo, ma per convivere civilmente. Proprio per questo motivo sto provando delle punizioni molto "light", ma che gli impediscano di prendere parte alla vita familiare se non rispetta gli altri. Non è perché è cattivo o rifiutato, ma anche noi abbiamo il diritto di difenderci: cerco, quando riesco, di spiegargli le cose in questo modo. Se urli mentre tua sorella fa i compiti, devo chiederti di uscire dalla stanza, se picchi mentre giochi, devo impedire che gli altri siano sopraffatti… le tue esigenze sono prese in considerazione, ma solo fino a che tu prendi in considerazione quelle degli altri. Ovviamente non ho certezze, ma spero che funzioni.@ Sybille: in effetti quando gli ho scattato la foto ho subito pensato alla similitudine… Credo anch'io che Marco abbia bisogno di vedere riconosciute le sue doti specifiche, che forse lui stesso non ha ancora individuato… e certamente in questo il nostro compito è di aiutarlo. Così come spero che con l'inizio della scuola possa sviluppare interessi propri, scoprire di avere delle doti, magari molto diverse dai fratelli (anche per questo l'ho incoraggiato nel disegno, visto che Giorgio, il suo antagonista, non è molto portato per l'arte).@ melanele: il clima della scuola materna non era dei migliori, questo è certo. Non tanto per le maestre, ma per un cocktail di bambini difficili che ormai è piuttosto la norma, in quartieri urbani come il mio. Inoltre la figura di Giorgio incombe su di lui (all'asilo tutti hanno conosciuto Giorgio, Giorgio alla sua età sapeva già leggere, era il leader naturale della classe, tutti volevano essere suoi amici…), Marco invece riesce ad avere problemi con tutti, tranne i piccolissimi (che tratta gentilmente e aiuta) e gli stranieri che parlano poco l'italiano. Sembra che nelle amicizie cerchi una posizione dominante, per rifarsi della posizione che ha nei confronti del fratello.Per dormire, dorme abbastanza: in casa mia si va a dormire alle 20,30. Lui, che è il più inquieto, magari si addormenta di fatto un'ora dopo… il mattino lo sveglio poco prima delle 8. Fanno in media 10-11 ore. Il metodo Gordon con lui si è arenato quasi subito, forse io sono stata poco scaltra, ma quando è arrabbiato cerca lo scontro frontale, come dicevo, se gli parlo tranquillamente e gli dico "vedo che sei molto arrabbiato" di solito la risposta va trascritta con tanti asterischi, come nei fumetti…Infine: non solo canta Californication in un inglese surreale, quando balla diresti che vive con un gruppo di surfisti alternativi californiani… me l'immagino a pogare sotto il palco… (Per chi non lo sapesse, dicesi "pogo" il genere di attività svolta sotto il palco ai concerti punk, che comprende salti, spintoni, tuffi dal palco, ecc…).

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