Pregare con i bambini /2

Continuo il discorso di ieri, venendo ora al come proporre la preghiera in famiglia.
In questo caso ogni famiglia ha il suo stile, non dobbiamo dimenticarlo e tentare di entrare in schemi non nostri. Possiamo però provare a prendere, tra un certo numero di strategie, proprio quelle che fanno per noi.
1. Il primo consiglio è, come sempre, di riconoscere l’importanza dell’esempio. Se a noi non importa nulla della preghiera, se è un’ulteriore scocciatura in un elenco di cose da fare, non possiamo pretendere dai nostri figli l’entusiasmo che non riusciamo noi stessi a dimostrare. Il primo insegnamento della preghiera in famiglia è che la preghiera, il rapporto con Dio, è una cosa seria e importante prima di tutto per noi adulti, non una cosa da bambini da abbandonare appena si può.
2. Un buon sistema per inserire la preghiera nelle nostre vite e in quelle dei nostri figli è di assegnarle un posto fisso. Molto più facile pregare sempre allo stesso punto della giornata (appena svegli, oppure – come facciamo noi – subito prima di uscire di casa al mattino, prima di andare a letto, o dopo aver messo i pigiami o… in qualunque altro momento in cui la vostra routine può essere convenientemente modificata). Una cosa ottima è la preghiera prima dei pasti, che permette alla famiglia di fare un attimo di silenzio, di “sentirsi unita”, prima di cominciare un momento così importante per i bambini. Le giornate sono spesso frenetiche, a volte rumorose: fermarsi tutti un istante, parlare in modo piano e cadenzato, ricomporci anche fisicamente, ci aiuta a sentire il momento dei pasti come un momento di unione speciale e di vero ringraziamento per i doni ricevuti.
3. Ci sono famiglie che usano pregare con preghiere fisse, altre che preferiscono lasciare liberi tutti i propri membri di esprimere qualche pensiero personale. Noi diciamo spesso delle preghiere note, come il Padre Nostro, l’Ave Maria… ma in alcuni casi particolari possiamo aggiungere dei pensieri personali. Così i bambini hanno modo sia di imparare le preghiere comuni della Chiesa, che crescendo permetteranno loro di pregare in compagnia di altre persone, ma imparano anche a contestualizzare la preghiera nel complesso delle nostre vite.
4. Infine vorrei consigliare ai genitori di non demoralizzarsi. A volte i bambini non hanno voglia di pregare, altre sembrano distratti, altre interrompono mille volte… il mio consiglio è di rimanere sereni e continuare a pregare noi per primi, in un posto visibile, nell’ora stabilita, invitandoli a partecipare. Se lo vorranno, potranno unirsi in ogni momento. In questo modo capiranno che la preghiera non è né un gioco né una punizione, ma qualcosa di importante per tutta la famiglia, a cui possono partecipare sempre e comunque.
Continua…
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