Maternità: gravidanza e parto



Inizio oggi una serie di post di riflessione sulla mia esperienza come madre.
Spero che possano essere utili a me per fare il punto della rotta in questo periodo di riflessioni e cambiamenti, spero – ne sarei lieta – che possano essere utili almeno un pochino anche ad altri, magari neo-mamme o future mamme.
Inevitabilmente andrò sul personale: non ritengo di avere nessuna verità assoluta da proporre, e certamente le mie convinzioni si sono molto modificare nel tempo, ma mi è capitato di trarre beneficio da esperienze condivise da altre donne, e così vorrei raccontare le mie.
Partiamo dalla prima gravidanza, non programmata ma certamente neppure uno sbaglio, diciamo che l’ho subito vista come una delle molteplici possibilità del reale che si era concretizzata. Avevo 25 anni, e mi sembrava di avere tante cose da fare, ma l’idea di quell’esserino che si sviluppava dentro di me mi ha subito messo allegria. Non sapevo nulla e non volevo neppure sapere molto: nella mia incoscienza mi sarebbe bastato essere diversa in ogni dettaglio dai miei genitori per sentirmi una mamma riuscita.
La gravidanza fu seguita da un’ospedale di Torino (la Clinica ostetrica universitaria): mi assegnarono una ginecologa, mi indicarono delle cadenze di visita (se ricordo bene circa una ogni mese e mezzo), tre ecografie e alcuni prelievi del sangue. “Prenda il ferro e l’acido folico”, e via. Ero giovane e sana e proprio non serviva altro.
Sono ingrassata come una mongolfiera, ero piena di nausee prima e di acidità di stomaco dopo… insomma tutto nella media. Mi dò agli acquisti per il corredino, seguendo una lista dell’ospedale, un po’ di consigli materni, un po’ i negozianti. Scoprirò in seguito che avrei potuto fare meno e meglio, ma tant’è.
All’epoca feci il mio primo e unico corso pre-parto; un’esperienza direi piuttosto inutile, col senno di poi mi è servita solo per due cose: 1. mi dissero che masticando a lungo 2/3 mandorle avrei alleviato l’acidità di stomaco (verissimo!), 2. si faceva un po’ di rilassamento (era molto piacevole, ma se ora dovessi dare un consiglio suggerirei un corso di yoga, o di ginnastica dolce pre-parto, qualunque cosa aiuti il rilassamento, dia elasticità e faccia lavorare sulla respirazione profonda).
Ho partorito nello stesso ospedale in cui ero stata seguita. La dottoressa che conoscevo non era di turno, in compenso ho trovato delle ostetriche (una in particolare, vorrei ricordarne il nome ma mi sfugge) che mi diedero grande conforto. Essendo il primo figlio (anzi, figlia), non essendo io esattamente un mostro di resistenza al dolore, il travaglio andando per le lunghe, a un certo punto ricordo di avere quasi (anzi, tolgo il “quasi”) implorato un qualunque analgesico. Le ostetriche tennero duro, il mio parto fu completamente naturale e – purtroppo – uno shock. Ricordo di averlo sognato per mesi come una scena di un film dell’orrore.
Parliamo di 16 anni fa, nel mio reparto c’era solo una stanza in cui permettevano di tenere i bambini in camera con le mamme. Io richiesi questa camera e così iniziai subito a occuparmi della piccola, senza gli orari della nursery, almeno in parte, perché di notte i bambini venivano portati via per qualche ora, in modo da favorire il riposo delle madri, e non mi sembrava una brutta cosa.
La piccola era bella e pacifica, io stanca ma felice, tutti volevano dirmi cosa dovevo fare: ero certo un po’ confusa, ma in fondo anche testarda, quindi facevo a modo mio, seguivo la bambina e le mie sensazioni (non solo quelle spiacevoli, ma anche la stanchezza), senza particolari idee o consapevolezze.
Sette anni dopo è iniziata la seconda gravidanza, fisicamente ero un po’ meno scattante (il mal di schiena era già iniziato), ancora nausee, ancora acidità, ancora una mongolfiera.
Mi faccio seguire nuovamente dalla Clinica universitaria, stessa routine della prima volta, ma io ne sono meno soddisfatta: forse perché le ginecologhe si avvicendano e non si riesce ad essere visitate due volte dalla stessa, forse perché mi propongono l’amniocentesi come una pratica routinaria (mentre comporta gravi rischi di aborto) e quando rifiuto storcono il naso… forse perché sono stufa di trascinarmi continuamente in un ospedale che da casa mia è irraggiungibile con i mezzi pubblici, dove non si trova posteggio nel raggio di alcuni chilometri, dove mi costringono a un test sul diabete fastidiosissimo, per ben tre volte in gravidanza, e senza che io sia affatto diabetica. La medicalizzazione mi sembra eccessiva, il rapporto tanto impersonale quanto scadente. Diciamo che l’unica cosa utile sono le analisi del sangue, tanto per sapere se ho ferro a sufficienza.
Il parto è naturale anche questa volta, il travaglio migliore, o almeno più breve, di nuovo avrei voluto l’epidurale, di nuovo mi viene negata. Ormai tutto il reparto prevede che i bambini rimangano in camera con le mamme, ma se sei in stanza con altre tre donne, e ti accorgi che mentre tu tieni a bada i tuoi amici e parenti tutte le altre hanno organizzato un circo, e quando vorresti allattare ci sono decine di persone urlanti lì attorno, quando vorresti dormire vengono simpaticamente a farsi i fatti tuoi, ecc… allora anche così non va tanto bene, e il tuo unico pensiero è: fatemi uscire. Vuoi andare a casa, stare nel silenzio, avere un po’ di penombra, trovare i tuoi ritmi, quelli del bambino (un’altra bimba, veramente).
Ci riproviamo due anni dopo: scelgo un ginecologo privato, alla prima visita gli chiarisco il mio punto di vista “il minor numero di visite possibile, tre ecografie e poche analisi del sangue, niente tri-test, amniocentesi e menate varie, ok?”. “Ok”. E’ l’uomo che fa per me.
In effetti faccio pochi controlli, ma ho un cedimento dell’utero, quindi rischio un aborto prima o un parto troppo precoce poi. Dal quinto mese sono a letto. Riposo assoluto. Cerco di prenderla con rassegnazione, mi compro un computer portatile per poter lavorare dal letto, cerco un aiuto domestico. Quattro mesi a letto danno un certo nervosismo (sia a me, che agli altri membri della famiglia), ma per fortuna finiscono.
Per il parto questa volta scelgo il S. Anna (dove lavora il mio ginecologo), sono sfinita dalla gravidanza e quando arriviamo alla data presunta del parto chiedo l’induzione. Voglio tornare al più presto a casa dalle altre due figlie. Vorrei anche l’epidurale, ma mi dicono che non è possibile. Mi accorgo di un certo mistero, vedo che mi fanno monitoraggi continui del battito del bambino (questa volta un maschio). L’induzione viene fatta tramite flebo di ossitocina, con un monitoraggio continuo (quindi molto scomodo, ferma sulla barella, senza poter camminare o anche solo cambiare posizione). Solo quando inizia il bello del travaglio mi dicono il perché di tutte queste procedure: il bambino ha il cordone ombelicale attorno al collo, quando io ho contrazioni lui soffre, o nasce come un razzo o andiamo al cesareo. Questa volta il travaglio è davvero veloce, ma per la posizione e per l’ossitocina è anche molto più massacrante, a un certo punto inizio quasi a sperare in un bel cesareo, così si dorme e via!
Invece, grazie anche al fatto che si tratta del terzo, procede tutto velocemente, il parto è naturale ancora una volta, il bambino sta benissimo ed è una bellezza.
Non paghi, ecco che mettiamo in cantiere il figlio numero 4, stesso ginecologo, quasi stesso iter, ma ora i mesi a letto sono 6 e la schiena è talmente a pezzi che non riesco quasi a camminare. Nervosismo alle stelle. La prima che mi parla delle gioie della gravidanza la sbrano. Arriviamo al parto e questa volta pre-ten-do l’epidurale. Che si rivelerà un errore.
Sono al quarto figlio, il travaglio è brevissimo, non appena hanno finito di cacciarmi l’ago nella schiena (pratica non piacevole e non facile se si deve stare immobili mentre si è scosse dalle contrazioni) è già il momento di spingere, cinque minuti dopo Marco è fuori (alla nascita è proprio bruttino, ma si rifarà). Marco e Giorgio sono stati in camera con me tutto il tempo, è stato un po’ faticoso, specie il primo giorno, e ancora la carovana dei parenti (altrui) suscita i miei peggiori istinti omicidi.
E veniamo al 2006, ultima gravidanza. Ancora stesso ginecologo, poche visite, pochi esami, tre ecografie previste (che poi diventeranno quattro perché io continuo a minacciare un parto prematuro e la bimba sembra un po’ sottopeso), 8 mesi secchi a letto, ma con la banda di figli che ormai circola per casa è sempre più complesso. Decido che per sopravvivere mi dò al ricamo. Ordino online ago, filo e corredino da ricamare, un po’ lavoro con il portatile sulle ginocchia e un po’ ricamo. Leggo libroni enormi che mi attendevano da tempo e cerco di non badare allo stato della casa, allo stato dei miei nervi e a nient’altro.
Benedetta nasce anche lei al S. Anna, altro parto naturale, travaglio velocissimo (mio marito deve fare una corsa per arrivare un secondo prima della nascita). Non ho più chiesto l’epidurale, e anche il dolore, per quanto intenso, mi è sembrato più tollerabile.
Benedetta sta in camera con me all’ospedale, vale tutto come per Marco e Giorgio, tranne il fatto che lei è più dormigliona, così io riposo di più. I parenti altrui nel frattempo non sono migliorati.
Riepilogando, in base alla mia esperienza, mi sembra di aver capito alcune cose:
1. la medicalizzazione della gravidanza è dannosa ed eccessiva: se dovessi scegliere adesso farei ancora meno esami e meno visite. Tranne i casi di reale malattia della madre o del bambino, per il resto è demenziale pensare di fare una ecografia al mese (per vedere il bambino, dicono molte), e tutte le relative cassette, espedienti 3d, ecc…non sono altro che un metodo per garantire un elevato tenore di vita ai ginecologi che si prestano. Sono anche contraria ai vari tri-test e all’amniocentesi: si tratta di esami su base statistica, molto imprecisi ma spesso l’amniocentesi, in particolare, è causa di aborti direttamente (l’ago può danneggiare il feto) o indirettamente (il terrore del figlio imperfetto, del prodotto avariato, induce molte donne a sbarazzarsi dello stesso figlio che fino a quel momento avevano desiderato);
2. la gravidanza fisiologica non ha bisogno di grandi conoscenze o di grandi ausilii: bastano degli abiti un po’ comodi in vita, dei reggiseni via via un po’ più grandi e magari con maggior sostegno, basta mangiare sano, non fumare, non drogarsi, prendere il ferro se serve. Nessun patema per l’acido folico, non servono tutte le menate che ho visto e sentito sulla toxoplasmosi, fare ginnastica come un atleta olimpico, stare a riposo (se non espressamente richiesto dal medico) come un’invalida. Anche qui, tutto il di più è un’industria, e come tale ha di mira il proprio guadagno, non il nostro benessere.
3. è bene scegliere una nascita tanto naturale quanto possiamo/vogliamo permettercelo: ci sono donne che si preparano a un parto super-naturale, altre che scelgono di partorire in casa, in generale si diffonde sempre di più l’idea di un parto che rimane sotto il controllo della madre (e della coppia), invece di delegare tutto a una classe medica che ha procedure e interessi non sempre adeguati. Certamente ci sono anche donne che vogliono il cesareo a tutti i costi per evitare il dolore, altre che pensano di essere diventate loro dei ginecologi nei nove mesi di gravidanza, ecc… il mio consiglio è di scegliere un medico o un’ostetrica di fiducia, di decidere le grandi linee a priori, e di lasciare che il resto si adatti al corso degli eventi. In questo momento sconsiglierei l’epidurale, ad esempio, ma al tempo della mia prima gravidanza mi avrebbe certamente aiutata. L’atteggiamento dogmatico in questo ambito mi pare il peggiore;
4. scegliere con cura il luogo del parto: alcune partoriscono in casa, e forse sarebbe l’ideale. Ma non sempre è possibile, e comunque richiede alcune condizioni di base. Nel caso in cui si debba andare all’ospedale, si può però cercare un reparto dove ci sono brave ostetriche (il vero cuore dei reparti di maternità), dove i bambini sono lasciati al fianco delle mamme, ma eventualmente si possa chiedere di lasciarli in nursery per qualche ora se si è troppo stanche, dove i parenti e gli amici vengono visti come la peste, mentre i padri e i fratellini sono i benvenuti.
Dove magari non ci sono più di una/due donne per stanza. Un reparto dove si può scegliere se avere o no l’epidurale, dove si ha l’impressione che le decisioni siano condivise e non calate dall’alto (fatti salvi i casi d’urgenza, ovviamente).
5. scegliere liberamente il ruolo del padre: mio marito è sempre stato presente alla nascita dei nostri figli, ma onestamente la prima volta non sapevo se lo avrei voluto tra i piedi durante il parto, né lui sapeva se se la sarebbe sentita. Ci siamo accordati preventivamente in questo senso: se uno dei due avesse voluto allontanarsi/allontanare, l’altro l’avrebbe accettato serenamente, come una possibilità prevista e reciprocamente rispettosa. Invece mio marito non è mai stato presente a visite, ecografie, ecc… inizialmente un po’ ne soffrivo poi – osservando bene i vari mariti ginecologi improvvisati, esperti di valori del sangue, di montate lattee e contrazioni uterine – sono stata contenta di avere un semplice marito al posto di un’ostetrica camuffata. Ma anche qui, a ognuno il suo stile, se è davvero il suo, e non quello obbligato dal “così fan tutti”.
Per ora è tutto, ho lasciato volutamente da parte alcuni argomenti, tipo corredino del piccolo e allattamento, perché vorrei parlarne più diffusamente in seguito.
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4 commenti

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4 risposte a “Maternità: gravidanza e parto

  1. ciao, ti leggo sempre con interesse.oggi commento, solo per ringraziarti per queste tue riflessioni. ho avuto 3 figli in 4 anni, tra i miei 28 e 32 anni, non li abbiamo cercati, ma li abbiamo accolti come una delle possibilità e delle richezze che la vita ci proponeva in quel momento.le mie riflessioni potrebbero essere simili alle tue. la mia "consapevolezza" è aumentata tra la prima e la terza gravidanza, ma in fondo sono felice di avere affrontato la prima gravidanza in modo spensierato.per la cronaca ho contratto toxoplasmosi e varicella in seconda e terza gravidanza rispettivamente. e per mia fortuna ho trovato sostegno professionale ed umano dal mio ginecologo, che non mi ha spaventato, ma mi ha proposto le terapie e gli esami diagnostici necessari per garantire il minimo degli effetti indesiderati sui bambini (bimbi alla fine completamente sani)…. e adesso attendo le prossime riflessioni!ciaoTiziana

  2. …quante cose!!! grazie!!io ho avuto solo esperienza del cesareo per presentazione podalica. non è un bel parto e non lo consiglio a nessuno… la gravidanza per fortuna ottima, niente nausee nè nessun altro tipo di problema!un salutone!

  3. d.

    Ciao Tiziana,mi rendo conto che varicella e toxoplasmosi in effetti possono essere contratte in gravidanza e che è doveroso monitorarle: talora però si esagera nella paranoia, da parte di medici e donne. Personale come quello che descrivi tu, attento e sereno, talvolta è un miraggio.

  4. d.

    Benevenuta Maggie,in effetti il cesareo richiederebbe una trattazione a sé ma non volevo parlare di cose di cui non ho esperienza diretta…

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