Maternità: allattamento

Continuo la mia personale ricognizione nei percorsi che mi hanno portato ad essere la mamma di oggi, nel bene e nel male. Ho iniziato qui parlando di gravidanza, continuo oggi con un altro argomento potenzialmente sconfinato: l’allattamento.
Inizio facendo un passo indietro. Per parlare di allattamento dobbiamo tornare un attimo in sala parto: è qui che, nel migliore dei casi, il bambino viene lasciato subito a contatto con il corpo della madre. E’ qui che per la prima volta gli si propone il seno, anche se può essere troppo assonnato o disinteressato sulle prime.
Gli ospedali dove ho partorito sono entrambi organizzati per lasciare il bambino con la madre per circa un’ora dopo il parto. Hanno una sala apposita, non proprio accogliente, ma almeno calda e tranquilla. In quest’ora il bambino può essere attaccato al seno, oppure semplicemente tenuto accanto alla madre. Solo dopo viene portato via per i controlli di routine.
Un primo consiglio da parte mia è di cercare reparti di maternità che adottino questo sistema.
In secondo luogo tenere, già dall’ospedale, il bambino in camera con sé permette alla neo-mamma di rispettarne i ritmi. Lasciandolo dormire quando dorme, ma lasciandolo davvero: ho visto mamme che andavano a spostare il bimbo mille volte in due minuti (non respira, soffoca, ha il riflusso, il manuale dice che deve stare in questa posizione, il lenzuolo non è perfettamente in ordine, la tutina ha una macchiolina, lo voglio guardare, la zia deve prenderlo in braccio…), provando ad attaccarlo quando piange, standogli vicino e magari tenendolo un po’ in braccio quando è sveglio. Sono momenti importanti, in cui ci si inizia a conoscere, noi iniziamo a riconoscere (ma ci vorrà ancora un po’ di tempo) il tipo di pianto, lui inizia la stimolazione della produzione di colostro prima e di latte poi.
Il latte materno è la principale fonte alimentare per i piccoli mammiferi. Questo è importante e bisogna saperlo bene: crea benessere e salute su vari piani per la madre e per il bambino.
Tuttavia, e ritorno alla mia esperienza personale, trovo che la cosa più importante sia mantenere un rapporto intimo con il bambino e una certa serenità nella madre. Ora, questa serenità, quando va tutto bene, la si trova naturalmente nell’allattamento al seno. La mia prima figlia è stata allattata da me per circa sei mesi: non moltissimo, rispetto a mamme che allattano fino a 1/2/3 anni, ma questo è stato il massimo che sono riuscita a fare. Poi il latte se n’è andato, nel giro di relativamente pochi giorni, la piccola iniziava a provare gusto per altri cibi e così la cosa avvenne in modo piuttosto indolore, senza traumi di alcun tipo.
Quando nacque la seconda bambina ero ben decisa ad allattarla al seno, lei era piuttosto famelica e si attaccava molto, così tutto sembrava ben avviato. Purtroppo però tra il secondo e il terzo mese ho avuto una febbre molto alta, e il giorno dopo non avevo più latte. La bambina piangeva disperata, così dopo un paio di giorni ho provveduto a fare un’aggiunta di latte artificiale.
Ovunque si legge e si dice che l’allattamento naturale è il più economico e il più pratico (vero, a patto di non considerare che alcune usano il tiralatte per necessità di vario tipo), certamente l’allattamento misto è il più infernale in assoluto: bisogna comunque attendere che un bambino spesso famelico e innervosito tenti di succhiare quel che trova, poi bisogna preparare, sterilizzare, pesare il bimbo dopo la tetta, pesare il latte da aggiungere, affrontare un bambino che ora magari è stanco di avere succhiato invano, quindi tende ad addormentarsi dopo due sorsi di biberon… e così ad ogni pasto.
Francamente, non me la sono sentita: dopo alcuni giorni in cui la bambina continuava a succhiare da me solo poche gocce (lei nervosa, io pure, tutti che mi guardavano come un meccanismo guasto) ho chiuso il capitolo e sono passata in toto al latte artificiale.
Giunta al terzo figlio comunque ci riprovo. Questa volta dopo circa un mese e mezzo mi prende la stessa febbre, ancora il latte sparisce e io passo al biberon.
Quando nasce il quarto figlio avviso ginecologo, pediatra e ostetrica delle precedenti esperienze (spero che mi possano aiutare a capire cosa è successo, e come evitarlo): mi dicono che si è trattato di un caso, minimizzano, io riprovo ad allattare e questa volta la febbre arriva dopo poche settimane. Rassegnata, mi preparo nuovamente al biberon.
Infine veniamo all’ultima nascita, che però va contestualizzata: stiamo parlando della quinta figlia, nata dopo 8 mesi in cui ero bloccata in un letto, non riuscivo quasi più a camminare per il mal di schiena e avrei dovuto prendere dei farmaci. Nel frattempo avevo altri 4 figli di 2, 4, 6, 13 anni a cui badare. Volevo rimettermi in piedi, potermi muovere, poter prendere in braccio gli altri bimbi, poterli portare a scuola o accompagnare ai giardini, come non facevo da otto mesi. Avevo bisogno di forze per tutto e volevo prendere i farmaci per la schiena. Inoltre temevo la solita febbre che di lì a poco poteva arrivare. Ho deciso, non senza mille lacerazioni interiori, di non allattare fin da subito. Mi sono fatta dare una pastiglia in ospedale. Il mio pediatra e il ginecologo erano stati informati ed erano d’accordo, ma le ostetriche non tanto: mi hanno fatto sentire una madre degenere. Una specie di coniglia che mette al mondo troppi figli e non riesce a prendersene cura.
E qui vorrei dare il consiglio che più mi preme in fatto di allattamento: cercate di allattare con convinzione, cercate di farlo per un tempo ragionevolmente lungo (senza ricette predefinite, per alcune può significare sei mesi, per altre un anno e oltre), dove “ragionevolmente” vuol dire “adatto a voi” (magari dovete tornare al lavoro, magari dovete prendere dei farmaci, magari siete esaurite e o dormite o tirate il bimbo contro un muro…), cercate di non abbandonare l’allattamento per motivi futili (es.:”il seno si rovina”…che poi non è neppure vero), per conformismo, insomma provate tutto quel che potete provare, ma non fatene un dramma e non sentitevi in colpa o “cattive madri” perché non potete allattare; continuate a fare sentire al piccolo la vostra presenza, siate serene e vedrete che non necessariamente vostro figlio diverrà un serial killer se non lo avete allattato per i primi due anni di vita. L’allattamento è certamente un fatto importante, carico di ricadute positive sia fisiche sia emotive, ma non è l’unica componente dell’essere mamme, nonostante quello che vi potrà dire lo stuolo di saccenti che circondano ogni mamma, specie se alla sua prima esperienza.
Io ho scelto un latte già liquido, non in polvere, che mi permetteva di evitare la seccatura di dosare e di poter tenere 2/3 biberon pronti nel frigo e doverli solo scaldare al momento del pasto (cosa particolarmente utile di notte). Certo bisogna lavare e sterilizzare tutto, ma se si ha un certo numero di biberon si può fare l’operazione 1/2 volte al giorno, senza dover per forza impazzire a ogni poppata. Ci sono bambini che hanno molte difficoltà con il latte artificiale, i miei per fortuna non ne hanno avute.
Se tornassi indietro cercherei di approfondire meglio il perché di quelle misteriose febbri (anche se forse si trattava semplicemente di una mia personale reazione alla stanchezza), forse terrei un po’ più duro prima di passare al biberon, ma certamente nelle condizioni date non credo che potrei fare molto diversamente.
Prossimo capitolo: il corredo del neonato (ovvero la follia al potere).
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