Il ritmo del giorno

Se c’è una cosa di cui sono sempre stata convinta, è che i bambini abbiano bisogno di un ritmo, che la trama delle loro giornate debba essere intessuta di una serie di momenti prevedibili e rassicuranti, una costellazione di punti fermi che danno sicurezza, fiducia e calma al bambino. Questo è vero ad ogni età, anche se la trama delle giornate e il genere di punti fissi ovviamente tendono a cambiare nel corso degli anni.
Non sono mai stata il tipo di mamma che si trascina dietro un bambino per ore e ore di commissioni, magari in centri commerciali affollatissimi. Non amo neppure, se non eccezionalmente, i divertimenti troppo impegnativi (parchi a tema, giostre, ecc…), e comunque non fino a quando i bambini non hanno l’età per reggerli non solo fisicamente, ma anche emotivamente.
Tendo a fare pochissime eccezioni sull’orario dei pasti, sull’ora della nanna serale o del riposino.
Questo non solo ha l’effetto di aiutare le transizioni da un momento all’altro della giornata (specie il risveglio e l’ora del sonno), ma crea anche una serie di rituali famigliari che danno alla giornata l’impronta di famiglia, il modo in cui “noi” facciamo le cose.
Con cinque figli, e di età molto varie, non tutto può essere fatto secondo un ritmo preciso (ci sono sempre giornate imprevedibili, o eccezionali: basta un malanno, una festicciola a cui qualcuno è invitato, un’attività scolastica supplementare…), ma abbiamo alcuni punti fermi.
Il mattino, dopo colazione, igiene, vestizione, controllo cartelle ecc… subito prima di uscire di casa, c’è sempre il momento della preghiera (Ti adoro del mattino, Pater, Ave, Gloria, Angelo di Dio, L’eterno riposo, Salve Regina). Subito dopo si infilano le giacche, ci si dà un bacio e… via!
Ai pasti diciamo sempre una preghiera di ringraziamento a Dio, ed è anche un modo per rendere questo un momento di vicinanza famigliare, non solo una necessità fisiologica espletata in gruppo.
La sera ognuno ha un suo ruolo ben definito (Caterina prepara la tavola, Giorgio la sgombera, Marco prepara di nuovo con l’occorrente per la colazione, Giulia carica la lavastoviglie). Intanto io metto il pigiama a Benedetta, preparo i vestiti per il giorno dopo (ognuno ha la sua pila di vestiti pronta, dalle mutande alla felpa), controllo le cartelle, metto le merende negli zaini.
Quando tutti sono in pigiama (ore 20,15), inizio a chiamarli a raccolta nel lettone: qui diciamo insieme le preghiere della sera (Ti adoro della sera, Pater, Ave, Gloria, Angelo di Dio, L’eterno riposo, Atto di dolore), ci raccontiamo le ultime cose della giornata, parliamo di quello che faremo il giorno dopo, e leggiamo. Leggiamo molto (2/3 storie, perché ognuno ha le sue preferite). Infine, a turno, uno dei piccoli rimane a letto con me. Non per tutta la notte, solo per un momento speciale, in cui ci si possono raccontare alcune cose a quattr’occhi, in cui le confidenze vengono più facili, in cui è possibile anche solo rimanere vicini, nello stesso calore, mentre la mamma dice Compieta o legge un libro. Di solito dopo un po’ arriva il papà a mandare, o -spesso – a portare in braccio, nel loro letto.
A questi momenti, che si ripetono uguali ogni giorno, si attaccano attività pratiche (come il lavarsi i denti subito prima delle preghiere, il lavarsi le mani subito prima dei pasti, il mettere il pigiama subito dopo cena…), e questo aiuta nelle transizioni, in quei momenti che di per sé tendono ad essere momenti di nervosismi e conflitti. Inoltre, nell’accumularsi dei giorni, rimane un certo sapore, una certa melodia di fondo, che quando per qualunque motivo (viaggi, malattie, ecc…) viene interrotta, crea una nostalgia, un senso di vuoto. E quando si ritrova dopo una breve pausa, dà subito il senso di essere tornati “a casa”.
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3 commenti

Archiviato in educazione, famiglia, preghiera

3 risposte a “Il ritmo del giorno

  1. Ciao, nel tentativo di far diventare la preghiera un momento fisso e irrinunciabile, mi scontro con un sacco di proteste. Ho tre bimbi, e si va dal "sono stanca" a gesti svogliati e annoiati fino al silenzio. Il risultato è che spesso io mi innervosisco e quindi … altro che momentro di preghiera insieme per ringrazioare e lodare! magari mi puoi aiutare … fede

  2. d.

    Ciao Fede,non credere che sia sempre tutto pacifico! Anche qui ci sono i momenti di "stanchezza strategica", ma vedo che diminuiscono man mano che la routine si consolida. Per la mia modesta esperienza, provo a darti due consigli. Il primo è che devi voler prima di tutto pregare tu: io ad esempio dico tutti i giorni alcune ore canoniche dell'ufficio monastico in latino, ma non ho mai prensato di proporle ai bambini… invece sono stati loro che a forza di vedere me e il padre con il breviario in mano, hanno chiesto se esiste una versione italiana (che abbiamo procurato) e ora dicono spesso compieta con noi.In secondo luogo, una piccola astuzia pratica: prova ad "attaccare" la preghiera ad alcune attivita routinarie. Certamente non si entusiasmano se li interrompi durante un gioco per poter dire le preghiere, ma se dici "si prega dopo la pulizia dei denti", oppure "si prega appena ci siamo messi il pigiama", allora lo accettano più volentieri (a me è capitato di dover essere assente una mattina della settimana scorsa, e bimbi hanno ricordato al nonno che dovevano dire le preghiere prima di andare a scuola!). Un saluto

  3. Grazie! anche se sospetto che il loro sia un "gioco furbo" … per farmi dispetto! quindi tanta tanta pazienza ci vuole ..Ho scoperto ieri il tuo blog: bello! ti leggerò spesso!fede

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