Sorrideva sempre



Era impossibile fotografarlo senza un sorriso stampato sulla faccia. Lo notavano tutti. Marco era sempre allegro, un po’ spericolato nel cacciarsi in situazioni pericolose, ma sempre nella massima spensieratezza. Andava al nido cantando, entrava con l’aria scanzonata, mani in tasca, inforcava un triciclo e via… lo lasciavo sereno, lo trovavo stanco e sereno. La nostra avventura era andare a fare merenda al bar-pasticceria vicino alla fermata dell’autobus: si sceglieva un paio di pasticcini super-pannosi e li lasciava sciogliere in bocca soddisfatto. Cantava anche al ritorno. Parlava in quel suo modo surreale, dicevamo che era cinese. Non faceva quasi mai capricci, chiedeva poche cose, non sempre giochi: come quando si convinse che dovevo regalargli una piccola padella blu (vera) che aveva visto. Ci giocava un po’ e poi veniva a offrirmela perché “con questa cucini più veloce”.
Poi ha iniziato la scuola materna. Non gli è mai piaciuta. Il primo anno era quasi accettabile, perché almeno c’era sua fratello Giorgio, questo gli dava una specie di protezione, non che Giorgio sia mai stato molto tenero con lui, ma – come spesso capita – suo fratello poteva maltrattarlo personalmente, non permetteva agli altri di farlo.
Il secondo anno di materna parlava ancora male, mi hanno detto di portarlo dalla logopedista: ha fatto qualche seduta, un po’ di esercizio a casa, una gran rottura di scatole (per me e per lui), poi abbiamo smesso. Dalla logopedista andavano bambini di otto anni che parlavano peggio di lui, ci siamo guardate in faccia e le ho detto: “io la finirei qui”, lei mi ha risposto:”sono d’accordo”.
Intanto continuava a odiare l’asilo, Giorgio non era più lì: rimaneva un gruppetto di bambini brutali, difficili, che lui stesso mal sopportava, ma con i quali si voleva integrare (a costo di cambiare carattere, diventare scaltro, imparare a mentire, a picchiare e – peggio di tutto – a sfottere gli altri).
Era una continua richiesta di uscire alle 14 (la prima uscita autorizzata).
Sembrava una crisi di crescita, e invece quest’anno è molto peggio. Alcuni del gruppo dell’anno scorso sono andati a scuola, ma ora è lui – temo – ad aver preso il loro posto. E’ ostinato, polemico, ha quell’atteggiamento irritante di chi prende tutti in giro, non ascolta nessuno, e se finisce in punizione, o se si caccia nei guai, continua a recriminare di aver ragione oltre ogni logica (certamente oltre la mia capacità di mantenere la calma nell’ascoltarlo). L’ho tenuto a casa molti giorni, sperando di poterlo aiutare passando del tempo solo con lui, l’ho fatto uscire alle 14 ogni volta che era materialmente possibile. L’ho fatto dipingere e disegnare, ritagliare e giocare. Senza risultati. Anzi, con la sensazione sempre più forte che voglia cercare un limite, un punto di rottura. Posso dargli attenzione per due ore di seguito ma appena mi allontano (anche solo per andare in bagno), scatta la crisi, cerca un pretesto e mi dice cose terribili, urla e si agita moltissimo, sembra senza controllo.
Riempie la casa di urli, facendosi detestare dai fratelli che non hanno mai un attimo di pace: attacca briga con tutti, si azzuffa (e oltretutto è minuto, e con gli altri soccombe, ma questo lo rende ancora più furioso, non più cauto), urla, questiona.
In un certo senso lo hanno – lo abbiamo – messo in un angolo: nel ruolo di pecora nera, quasi che gli altri siano più bravi per contrasto.
Marco è un bambino intelligente (ne sono certa io, me lo dicono anche le maestre dell’asilo), ma non è brillante come Giorgio, che ha imparato a leggere da solo a 4 anni, che è alto e agile fisicamente, che sa farsi volere bene da grandi e bambini. Non è calmo e riflessivo come Caterina, non è grande come Giulia, non è il più piccolino come Benedetta. Forse in questo sta il suo tarlo: voler spiccare per qualcosa, fossero anche le crisi di nervi. Non essere appiattito sugli altri.
Sono certa che mi vuole molto bene, ma passa i giorni a snervarmi e le notti ha ripreso a venire nel mio letto, passa ore insonne, terrorizzato, a “fare la guardia per i ladri”. Inoltre ha un rapporto competitivo con Giorgio, così se Marco per qualche giorno è più sereno e non entra in conflitto con me (magari a prezzo di mille attenzioni), Giorgio immediatamente peggiora, diventa intrattabile. Alla domanda:”ma tu hai paura che se io vado d’accordo con Marco allora non voglio più bene a te?” ha riflettuto a lungo, prima di ammettere: “sì”.
In questo momento sono un po’ a corto di idee, vorrei solo vederlo tornare a sorridere.
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1 Commento

Archiviato in educazione, famiglia

Una risposta a “Sorrideva sempre

  1. E' una tristezza pensare che questo bel faccino non sorrida più tanto spesso. E rileggendo il post, penso che tu ti sia risposta perfettamente da sola. Da quello che mi pare di intuire, da estranea, è che molto probabilmente non si trova bene in asilo. Forse le maestre non lo capiscono, forse fanno paragoni continui con il fratello, forse lo etichettano. E in casa si comporta così proprio per il motivo che hai descritto così bene: "voler spiccare per qualcosa, fossero anche le crisi di nervi". Qualcosa che lo faccia differenziare dai fratelli, con i quali -forse- si sente in competizione. Comunque ne so qualcosa, quando i sorrisi spariscono c'è qualcosa che macina dentro… ed è necessario intervenire con una dose exra di coccole e attenzione, magari forse i papà sono un diversivo ed hanno successo dove invece noi sbattiamo inutilmente la testa. Spero di non essere importuna e invadente. 😀

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