Superga





Nel fine settimana mio marito aveva un impegno a Roma, così sono rimasta sabato e domenica sola con i bambini. Il sabato è stato piuttosto routinario (compiti, catechismo, calcio…), la sera ci siamo fatti le piadine con formaggi e affettati, tanto per dare un tocco di entusiasmo (dei bambini) alla (mia) poca voglia di cucinare.
Domenica ci siamo invece equipaggiati per una mini-avventura; abbiamo preparato uno zainetto contenente: bussola, macchina fotografica, binocolo, cartina, bottigliette d’acqua, busta di stoffa per la raccolta di eventuali “tesori”, piccolo kit di pronto soccorso, salviette, mantelle per la pioggia e mio portafoglio.
Abbiamo calzato i nostri scarponcini, ci siamo infilati i maglioni più pesanti e siamo andati prima a Messa, poi abbiamo mangiato un boccone al volo in un bar della zona, per poter finalmente montare in macchia e raggiungere la stazione di Sassi, dove parte il trenino a cremagliera originale dell’Ottocento, conosciuto dai torinesi come “la dentiera”. La stazione è un piccolo gioiello liberty, nel quale da pochi anni è stato aperto un ristorante. Abbiamo fatto i biglietti, una foto prima di partire e… via che si sale verso la basilica di Superga. Il tragitto dura poco più di venti minuti, immerso nello splendido panorama del parco della collina torinese.
E già questo ci è molto piaciuto. Il trenino è rosso e ha gli interni originali in legno e ottone.
Arrivati a destinazione, ci siamo purtroppo accorti che a questa altitudine (non è molta, ma siamo pur sempre in cima a una collina) c’è molta più nebbia che in pianura. Ci siamo avvicinati alla basilica quasi a tentoni, immersi in una specie di atmosfera irreale, e ce la siamo trovati davanti all’improvviso. All’interno è possibile fare la visita guidata alle tombe della famiglia Savoia ma Giorgio, preso dal terrore per la furia didattica di sua madre, ha subito messo le mani avanti: niente visite guidate (e poi lui vuole fare delle foto, e dentro non è permesso). Così ci teniamo sui sentieri esterni e raggiungiamo il luogo dove cadde l’aereo che trasportava il “Grande Torino”. Anche se in famiglia siamo un po’ juventini, un po’ milanisti, più il papà interista, i bambini sono rimasti molto colpiti dalla storia della tragedia aerea.
Abbiamo continuato il giro raccogliendo soprattutto pigne cadute (servono a Caterina per un suo progetto a scuola), poi ci siamo rifugiati nel centro visite del parco, dove ci sono dei percorsi didattici sensoriali per il riconoscimento degli elementi costitutivi del parco (odori, forme, orme, cortecce da toccare, versi di animali e di uccelli), nell’attesa del trenino per il ritorno. Altri venti minuti e siamo di nuovo in pianura.
Ritorno a casa verso le 17, io mi dedico a qualche preparativo per la settimana, mentre loro fanno una gara di ballo (a turno uno sceglie un brano musicale e balla, gli altri gli danno un voto da 1 a 10 e dopo qualche round si conta chi ha raggiunto il punteggio più alto). A parte una fiera protesta di Marco, che gli permette di passare dal terzo al secondo posto, il pomeriggio continua così, in attesa del ritorno del papà.
Mi hanno tutti chiesti di rifarlo ancora: segno che la giornata è piaciuta, no?

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