Bilancio provvisorio di un piccolo percorso

Provo un primo bilancio di letture, idee e suggestioni raccolte negli ultimi due/tre mesi.
I motivi e le occasioni che mi hanno portato all’interesse per alcuni metodi pedagogici sono certamente personali e incidentali (un’estate con troppo lavoro, una tata con un piccolo problema di salute assente per un mese, cinque bambini a tempo pieno a mio carico con il loro bagaglio di compiti, turbolenze, necessità, la sensazione di sprofondare sotto tutte queste incombenze e responsabilità…), ma ora vorrei “sistemare” un po’ di cose spiluccate qua e là, e disporle nell’ordine personale su misura per la nostra famiglia.
Intanto devo dire che il primo passo è venuto, provvidenzialmente, da un colloquio con un monaco del monastero di Le Barroux. Sentito il mio sfogo, mi ha consigliato un libro bellissimo (ne ho già parlato qui). Quello che a prima vista poteva sembrare un manualetto di gestione domestica, sì è rivelato un testo animato da una profonda spiritualità cattolica, che indica il modo di adattare una specie di regola personale, ricalcata sul modello di quella monastica, alla gestione di tutti i propri doveri ordinari. Questo non per irrigidire e irregimentare la propria vita, ma al contrario per non rischiare di essere delle specie di trottole sempre all’inseguimento dell’urgenza del momento, e quindi finire per trascurare proprio ciò che dovrebbe essere più importante (preghiera, i propri bisogni elementari, marito, figli, casa). L’autrice di questo libro vive in Canada e fa homeschooling ai propri figli. Ho iniziato quindi alcune ricerche per associazione/sovrapposizione di idee. In questo percorso ho incontrato quasi subito due blog che mi sono stati di aiuto e di ispirazione, e che vorrei qui ringraziare moltissimo, si tratta del blog di Claudia e di quello di Sybille.
Ho l’impressione che quella che il Papa ha più volte definito come una vera e propria “emergenza educativa” nasca da molti fattori, tra cui la polverizzazione della famiglia tradizionale (famiglie monoparentali sempre più diffuse, genitori che vogliono o debbono lavorare entrambi a tempo pieno, difficoltà a superare il figlio unico, per mille fattori economici, organizzativi e culturali…). Ma nasce anche da una grande confusione circa il ruolo della famiglia e dell’educazione stessa, con una delega troppo in bianco alla scuola (salvo poi criticare e accusare gli insegnanti quando qualcosa non funziona). Gli insegnanti e la scuola, così come sono, non mi fanno esattamente impazzire, ma ho sempre pensato che la famiglia debba svolgere in primo luogo e completamente il proprio ruolo. Il catechismo della Chiesa cattolica le dà una bellissima definizione, ma anche molto impegnativa: quella di “Chiesa domestica”.
Dunque, come svolgere questo ruolo?
Sant’Agostino ricorda nelle sue Confessioni i metodi diffusi all’epoca in cui viveva per insegnare la grammatica e le altre materie ai rampolli di buona famiglia nelle scuole dell’Impero Romano: nulla era più comune – direi quotidiano – delle punizioni fisiche. Eppure lui stesso (sottoposto a questi metodi) è divenuto un santo e i Romani hanno costruito un impero che ha fortemente condizionato lo sviluppo successivo della storia d’Europa (e non solo). E ancora, San Romualdo, fondatore dell’Ordine dei Camaldolesi, alla scuola di un eremita di nome Marino, per non riuscire a imparare a memoria il salterio viene colpito con una bacchetta sull’orecchio tutti i giorni fino a quando, con un gran sorriso, non chiede umilmente: “Ti prego, cambiamo orecchio. Sto diventando sordo dall’orecchio sinistro”.
Oggi questi ci paiono metodi di altre epoche, non adatti a quel che conosciamo dello sviluppo emotivo e psicologico del bambino.
San Giovanni Bosco, già nel nell’Ottocento, comprende che il metodo repressivo ha i suoi limiti (specie con i ragazzi difficili), e che per un certo numero di buoni risultati che possa dare, comporta anche un numero troppo alto di sconfitte, di emarginazioni, di ribellioni. Quel che propone don Bosco è il metodo preventivo, basato sull’amore, sulla positività della proposta educativa, su tutti i tipi di sostegno per lo sviluppo e la riuscita dei ragazzi. Primo tra tutti, una gran dose di santo buon umore.
Già ci avviciniamo di più alla nostra sensibilità, e infatti le scuole salesiane sono ancora oggi apprezzate e vitali.
Ho trovato alcuni buoni suggerimenti nel libro di Bruno Ferrero, Genitori felici con il sistema di Don Bosco, Elledici.
Ma ancora non bastava, per la mia forma mentis è necessario avere delle linee generali, ma anche idee e suggerimenti concreti. Così ho continuato a cercare, imbattendomi in alcuni testi sulla pedagogia steineriana e su quella montessoriana. Per un buon riassunto comparativo di questi due metodi, si veda qui. Un post interessante sull’argomento è questo, mentre sull’ambiente preparato montessoriano interessante è questo post, con una carrellata di immagini molto suggestiva.
Devo dire che, in generale, ho molte riserve su alcuni punti sia del metodo steineriano, sia di quello montessoriano. Il primo risente fortemente di alcune idee molto particolari dello stesso Rudolf Steiner in materia spirituale (una breve, ma interessante e completa scheda informativa si trova sul sito del Cesnur).
Mentre trovo davvero utile e ricco di suggerimenti il volume – di scuola steineriana – di Rahima Baldwin Dancy, You Are Your Child’s First Teacher: What Parents Can Do With and For Their Children from Birth to Age Six, Celestial Arts, devo ammettere che ho molta difficoltà con la lettura diretta delle opere di Rudolf Steiner. Vi si intrecciano convinzioni spirituali quanto meno eterodosse, dichiarazioni piuttosto apodittiche e non argomentate, unite a un linguaggio tanto categorico quanto fumoso. Dal mio punto di vista, che è quello di profonda adesione alla fede cattolica, venendo a mancare la condivisione di alcuni presupposti spirituali, vacilla in effetti la fiducia nell’insieme del sistema. Tuttavia, se devo essere onesta, dal punto di vista pedagogico ho trovato numerosi suggerimenti interessanti, da adottare e adattare alle nostre personalissime esigenze famigliari.
Si potrebbe fare un discorso analogo per quel che riguarda la pedagogia montessoriana: questa è certamente più “neutrale” spiritualmente, tanto che inizialmente Maria Montessori proponeva nelle sua Casa dei Bambini alcuni valori cattolici. Nel tempo però, e conseguentemente con alcune sue premesse teoriche, si discostò da questo tipo di proposta spirituale, per avvicinarsi sempre più alla teosofia. Nell’opera di Montessori ho trovato parecchi accenni a una sorta di antagonismo tra infanzia ed età adulta, come se il bambino dovesse “liberarsi” dall’adulto, come se l’adulto non potesse fare nulla di meglio che arretrare e lasciare che il bambino diventi l’artefice della propria formazione. Se questo può essere vero in particolari ambiti e circostanze (ambienti molto controllati, alcune discipline di tipo intellettuale, o alcune abilità pratiche), in generale non credo che gli adulti costituiscano un ostacolo all’educazione del bambino. Non credo in nessun modo al mito del buon selvaggio, dell’uomo che lasciato a sé stesso finalmente dispiega tutte le proprie potenzialità. Al contrario, il bambino lasciato a sé stesso muore per mancanza di contatto umano, e l’educazione non può non tener conto del ruolo che gioca, nello sviluppo della personalità, la natura ferita dal peccato originale.
Tuttavia, anche in questo caso, ci sono idee e suggerimenti davvero utili da adottare, in particolare segnalo il volume di Tim Seldin, I bambini hanno bisogno di fiducia. Il metodo Montessori oggi per crescere figli felici, Fabbri.
Dopo questo lungo preambolo, che ha lo scopo di riordinare il mio percorso e di fornire ad altri, se può essere utile, qualche riferimento concreto, provo a mettere insieme una serie di “punti programmatici”, di idee da adattare alla nostra vita famigliare, non per stravolgerla, ma per arricchirla e renderla più bella. Più di ogni altra cosa, vorrei che i bambini traessero dalla nostra vita famigliare, il gusto per la verità e la bellezza, l’amore reciproco e gli strumenti per far fruttare i propri talenti.
1. Fare cose insieme: cucinare, costruire giochi, manipolare, disegnare, dipingere. E’ un modo emotivamente nutriente di stare insieme, oltre a sviluppare nel tempo le capacità motorie più raffinate. Fornisce inoltre un legame “concreto” con il mondo, permette di apprendere e sperimentare in modo spontaneo e naturale.
2. L’incanto dell’infanzia: leggere favole insieme, fare piccole rappresentazioni con i burattini a dito, fare musica dal vivo, fare ampio uso di canzoncine, filastrocche, tiritere. Stabilire una certa “ritualità” quotidiana e nell’arco della settimana e dell’anno. Celebrare feste, ricorrenze, stagioni.
Queste cose aiutano a costruire un equilibrio emotivo, danno un ritmo interno al bambino, sono un importante sostegno allo sviluppo linguistico e intellettivo in generale. Danno un accesso privilegiato alla parola scritta e parlata.
3. Il rapporto con la natura: per noi, famiglia d’appartamento, creature cittadine, non è facile. Ma, proprio per questo, ancora più necessario. Uscire, andare al parco, fare gite. Portare all’interno della nostra casa quanti più elementi naturali è possibile (coltivare qualche piantina, prendere il coniglio tanto desiderato da Caterina…). Questo elemento è essenziale per avere un buon rapporto con la realtà, con i ritmi della natura, con le esigenze di altre creature, con i propri limiti fisici. E per godere di una bellezza che sta lì, a disposizione di tutti, senza costi che non siano la fatica di andarsela a cercare. Uno spazio che sta fuori di noi, ma che si ripercuote nell’interno, che ci dà modo di pensare, di osservare, di muoverci.
4. Spegnere il video: ancora e ancora. Spegnere la televisione, i videogiochi, i giochi al computer. Sottrarre la mente, la fantasia, i movimenti, le emozioni, da questi dispensatori di immobilità, passività, reazioni preconfezionate, comportamenti stereotipati, bellezza omogeneizzata. Favorire invece la creatività personale, l’esperienza diretta, il contatto con la realtà, il dialogo tra persone.
5. Predisporre l’ambiente: in primo luogo rifuggire dall’obbrobrio dei giocattoli correnti (luci, rumori, plastica), che attirano tanto l’attenzione quanto bloccano la fantasia, il gioco libero e creativo. Spesso inoltre sono di una bruttezza senza pari. Preferire invece giocattoli in legno e stoffa, materiali naturali, giochi semplici che stimolano l’interazione e l’azione da parte del bambino, che diano la possibilità di costruire e poi distruggere, di immaginare, di sognare, di sperimentare. L’ideale sarebbe costruire giocattoli insieme.
In generale, predisporre un ambiente a portata di bambino, tenendo conto dell’accessibilità degli oggetti di uso comune, cercando di riporre in modo inaccessibile ciò che non deve essere avvicinato. Creare un ambiente che non obblighi continuamente a dire “no”. Educare al bello anche attraverso gli oggetti più semplici.
6. Preghiera e buon umore: non sono esattamente due consigli specificamente steineriani o montessoriani, ma sono due elementi essenziali che servono alla mia famiglia.
Preghiera quotidiana (mattino e sera, ai pasti), Santa Messa, Rosario, ufficio delle ore.
Buon umore, in primo luogo di noi genitori, che siamo spesso sopraffatti dalla stanchezza, dal nervosismo, da piccoli e grandi problemi fisici che ci affliggono. Avere la consapevolezza che l’amore è importantissimo, ma a volte non basta: bisogna che l’amore sia espresso e comunicato, perché possa essere recepito e dare frutti. Vorrei tenere bene a mente che i momenti che viviamo oggi sono i ricordi che i bambini porteranno con sé nel futuro, una coperta calda in cui trovare rifugio per sempre.
Ecco, dunque, alcune idee su cui lavorare per molti mesi a venire.

3 commenti

Archiviato in attività con i bambini, educazione, famiglia, gioco, libri, maternità, natura, preghiera

3 risposte a “Bilancio provvisorio di un piccolo percorso

  1. Ciao, è da un po' che seguo il tuo blog. Condivido con te l'interesse per l'homeschooling e per la sobrietà. E mi piace molto anche il tuo punto di vista cattolico, che proponi molto semplicemente. E inoltre, mi hai talmente incuriosito con il libro di Holly Pierlot che l'ho ordinato… ti saprò dire… Tornerò ancora a trovarti, è un peccato che il blog sia poco commentato, propone molti spunti interessanti! Ciao

  2. d.

    Ciao, anch'io tengo d'occhio il tuo blog!Spero che il libro della Pierlot ti sia utile come lo è stato per me, se ne hai voglia fammi sapere le tue impressioni quando lo avrai letto.Colgo l'occasione per segnalare che ne esistono due edizioni, una in lingua inglese – l'edizione originale pubblicata in Canada – e una traduzione francese, che è quello che ho letto io.Il mio blog è poco commentato e anche poco aggiornato da me: dipende credo dalla mancanza di tempo che non mi permette di coltivare le relazioni con altri bloggers e rende forse oggettivamente noioso ritrovare sempre gli stessi post per giorni e giorni… Ma per ora non so fare meglio di così.Ciao

  3. Pingback: Alcuni stili di homeschooling. 2: metodi didattici | Canone Occidentale

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