Ecologia, ecologie

Premetto di avere molte riserve sul movimento ecologista: per vari motivi, tra cui una forma di “moralismo” che lo pervade e che, nel mio modo di intendere il mondo, è esattamente il contrario di una vera morale. Forse, e più di tutto, per l’idea che viene subdolamente fatta passare dell’uomo come “parassita”, come elemento maligno, un tumore che sarebbe meglio eliminare da questo pianeta.
Per me l’uomo è l’opera di Dio, e da Dio stesso gli è stata affidato in custodia il creato. Non nego che (specie nell’ultimo secolo) siano stati commessi gravi abusi e sia stato in vario modo tradito il mandato divino (e non credo che sia un caso che l’uomo ha smesso di vedere sé stesso come il custode della creazione, per sentirsene l’artefice e il padrone). Non bisogna però dimenticare che per secoli enormi aree geografiche sono state rese fertili, abitabili, sicure da innondazioni e frane, proprio grazie al lavoro dell’uomo. Non è un caso che i peggiori disastri in tema di frane si verifichino là dove i terreni non sono più coltivati, il sottobosco non è più curato… in poche parole dove l’opera dell’uomo viene a mancare.
Tuttavia, e qui arrivo al tema che vorrei affrontare oggi, ritengo sia giusto e utile proporre soprattutto ai bambini una visione dei propri comportamenti come “in armonia” con l’ambiente circostante, rispettosi delle persone ma anche delle risorse, stimolando una mentalità del riciclo, della limitazione dello spreco e anche della frugalità. I bambini, per natura o per imprinting culturale, sono naturalmente portati a volere tutto e, con la stessa velocità, ad abbandonare tutto. Uno dei miei figli, pochi giorni fa, mi fatto alcune domande perché era molto stupito del fatto che i fogli di carta derivassero dagli alberi: ho pensato che forse è il momento giusto per mettere a loro disposizione alcuni contenitori per la raccolta differenziata.
Devo dire che anche questa suscita in me enormi diffidenze: ho amici che abitano in comuni che richiedono una competenza quasi professionale nella gestione dei rifiuti, e onestamente la cosa mi ha sempre scatenato un po’ di insofferenza, come un ennesima intrusione delle strutture pubbliche nei comportamenti privati. Come un modo di ammaestrare le persone persino nella gestualità quotidiana e in casa loro. Mi sembra una specie di mondo rovesciato, in cui rubare o essere promiscui sessualmente non sono più considerati biasimevoli, anzi talora sono cose da furbi, o da persone in gamba. Ma mettere un foglio di carta nel contenitore dell’umido desta riprovazione e biasimo (oltre che multe salate).
Preferirei di gran lunga dei comportamenti che partono da scelte private e che rimangono entro limiti ragionevoli.
Nel mio comune di residenza, Torino, la raccolta differenziata ha raggiunto soltanto una parte dei quartieri della città. Nella mia zona, per esempio, i cassonetti sono ancora indifferenziati e non penso che sia molto pratico immaginare “gitarelle” in macchina per lo smaltimento dei rifiuti in altri quartieri. Però nel mio stabile si fa la raccolta differenziata della carta, ad esempio, e noi ne utilizziamo moltissima!
Poi ci sono pile e medicinali, che possono essere portati di tanto in tanto negli appositi punti di raccolta. Mi manca una soluzione per il vetro… magari il comune tra un po’ ci procura un cassonetto apposito.
Infine ho preso una buona abitudine: porto sempre con me un paio di sacchetti di stoffa. Quando il negoziante di turno mi propone un sacchetto (di plastica o carta che sia), faccio un sorrisone e tiro fuori il mio sacchetto. Sarà una piccolezza, ma è il mio primo passo.
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