Archivi del mese: ottobre 2009

Pigiami

Ieri siamo andati a teatro a vedere uno spettacolo intitolato Pigiami.

Si tratta di una bella commedia per bambini, in cui un uomo torna a casa, si infila il pigiama e inizia a giocare con un amico immaginario. Dopo poco bussano alla porta: è l’amico immaginario, che entra, si infila il pigiama, e partecipa al gioco. Lo spettacolo è molto basato sulla fisicità e poco sulla parola, quindi adatto anche ai più piccoli, per quanto godibile anche dai più grandicelli. Per Benedetta era la prima volta ed ero molto curiosa della reazione (e un tantino preoccupata della sua esuberanza: temevo che ci avrebbero allontanati per schiamazzi!). Invece è stata un angelo, rideva come una matta, batteva le mani, faceva qualche domanda (poche: era davvero tutto molto chiaro). Uscendo mi ha detto che ci vuole venire ancora a “treatro”.
Benissimo, a novembre è in programma Rosaspina!
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L’erbario, parte seconda


Avevo introdotto l’argomento qui.

Le foglie sono dunque state raccolte in un parco cittadino, poi seccate tra fogli di carta da cucina e sotto il peso di un paio di grossi libri. Quando ci sono sembrate pronte le abbiamo attaccate su dei fogli appositamente preparati (un semplice riquadro in alto, con lo spazio per riportare il nome italiano e quello latino). Poi le abbiamo riconosciute (e non è stato affatto facile! Molti alberi hanno foglie talmente simili da rendere difficile l’identificazione).
Tutti i fogli sono stati inseriti in cartelline con il bordo perforato, perché temo che prive di protezione diventino presto fragili e si polverizzino. Le cartelline sono poi state unite tra loro da nastrini di stoffa colorata: in questo modo potremo sempre aggiungere delle pagine in futuro (magari qualche foglia presa durante gite, viaggi, ecc…).
Abbiamo scritto i nomi sulle rispettive pagine. E ora io stessa posso dire di avere appreso alcune cose:
1. le forme delle foglie sono davvero molto disparate, e allo stesso tempo molti alberi condividono foglie quasi identiche (possono allora aiutare fattori esterni come fascia climatica in cui vivono le piante, portamento dell’albero, ecc…);
2. in un comune parco cittadino ci sono decine di specie di alberi (io avrei detto non più di 5/6);
3. non sapevo neppure UN nome delle più comuni piante che vedo tutti i giorni.
Adesso magari potrò distinguere un acero da un ippocastano: non è molto, ma io mi sento un piccolo Linneo!

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Ecologia, ecologie

Premetto di avere molte riserve sul movimento ecologista: per vari motivi, tra cui una forma di “moralismo” che lo pervade e che, nel mio modo di intendere il mondo, è esattamente il contrario di una vera morale. Forse, e più di tutto, per l’idea che viene subdolamente fatta passare dell’uomo come “parassita”, come elemento maligno, un tumore che sarebbe meglio eliminare da questo pianeta.
Per me l’uomo è l’opera di Dio, e da Dio stesso gli è stata affidato in custodia il creato. Non nego che (specie nell’ultimo secolo) siano stati commessi gravi abusi e sia stato in vario modo tradito il mandato divino (e non credo che sia un caso che l’uomo ha smesso di vedere sé stesso come il custode della creazione, per sentirsene l’artefice e il padrone). Non bisogna però dimenticare che per secoli enormi aree geografiche sono state rese fertili, abitabili, sicure da innondazioni e frane, proprio grazie al lavoro dell’uomo. Non è un caso che i peggiori disastri in tema di frane si verifichino là dove i terreni non sono più coltivati, il sottobosco non è più curato… in poche parole dove l’opera dell’uomo viene a mancare.
Tuttavia, e qui arrivo al tema che vorrei affrontare oggi, ritengo sia giusto e utile proporre soprattutto ai bambini una visione dei propri comportamenti come “in armonia” con l’ambiente circostante, rispettosi delle persone ma anche delle risorse, stimolando una mentalità del riciclo, della limitazione dello spreco e anche della frugalità. I bambini, per natura o per imprinting culturale, sono naturalmente portati a volere tutto e, con la stessa velocità, ad abbandonare tutto. Uno dei miei figli, pochi giorni fa, mi fatto alcune domande perché era molto stupito del fatto che i fogli di carta derivassero dagli alberi: ho pensato che forse è il momento giusto per mettere a loro disposizione alcuni contenitori per la raccolta differenziata.
Devo dire che anche questa suscita in me enormi diffidenze: ho amici che abitano in comuni che richiedono una competenza quasi professionale nella gestione dei rifiuti, e onestamente la cosa mi ha sempre scatenato un po’ di insofferenza, come un ennesima intrusione delle strutture pubbliche nei comportamenti privati. Come un modo di ammaestrare le persone persino nella gestualità quotidiana e in casa loro. Mi sembra una specie di mondo rovesciato, in cui rubare o essere promiscui sessualmente non sono più considerati biasimevoli, anzi talora sono cose da furbi, o da persone in gamba. Ma mettere un foglio di carta nel contenitore dell’umido desta riprovazione e biasimo (oltre che multe salate).
Preferirei di gran lunga dei comportamenti che partono da scelte private e che rimangono entro limiti ragionevoli.
Nel mio comune di residenza, Torino, la raccolta differenziata ha raggiunto soltanto una parte dei quartieri della città. Nella mia zona, per esempio, i cassonetti sono ancora indifferenziati e non penso che sia molto pratico immaginare “gitarelle” in macchina per lo smaltimento dei rifiuti in altri quartieri. Però nel mio stabile si fa la raccolta differenziata della carta, ad esempio, e noi ne utilizziamo moltissima!
Poi ci sono pile e medicinali, che possono essere portati di tanto in tanto negli appositi punti di raccolta. Mi manca una soluzione per il vetro… magari il comune tra un po’ ci procura un cassonetto apposito.
Infine ho preso una buona abitudine: porto sempre con me un paio di sacchetti di stoffa. Quando il negoziante di turno mi propone un sacchetto (di plastica o carta che sia), faccio un sorrisone e tiro fuori il mio sacchetto. Sarà una piccolezza, ma è il mio primo passo.

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Piccoli cambiamenti


Le foto non sono certo perfette, e me ne scuso: sono state fatte con l’iPhone in una giornata non troppo luminosa. Servono giusto per documentare un piccolo cambiamento: ho fatto montare (dal mio papà bricoleur) quest’asta porta-oggetti. Servirebbe come scola-posate su un lavello, ma nel mio caso è diventata il contenitore di tutti gli strumenti da disegno di uso più comune. Ci sono pennelli, matite, matite acquarellabili, forbici, colla, temperini, gomme per cancellare, pennarelli di due diverse varietà, pastelli a cera. E’ proprio a ridosso del tavolo della cucina, e a portata di mano anche della più piccola. E’ bastato “liberare” questo materiale dallo scatolone che lo conteneva un po’ alla rinfusa, per vedere una fioritura artistica nella mia famiglia.
Sono vari giorni che coloriamo tutti come matti. Inoltre questi contenitori hanno il vantaggio che possono essere rimossi singolarmente e trasportati dove servono (tavolo della sala, scrivania in cameretta), per tutti i progetti che richiedono un po’ di mobilità…
Sempre in tema (ma molto più argomentato e approfondito) si può leggere un bel post di Sybille sull’ambiente preparato.

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Televisione

Nulla è più dibattuto del rapporto tra bambini e televisione. Si tratta di un tema sul quale molti sentono di avere una cattiva coscienza: per stanchezza, per pigrizia, per comodità, per mancanza di idee, perché così fan tutti… Come genitori sappiamo bene che bisognerebbe resistere con forza a questo intruso nelle nostre famiglie, nelle nostre vite, nelle menti dei nostri bambini, ma spesso ci adattiamo a un andazzo generale, a richieste insistenti, alla ricerca di momenti di “intrattenimento facile”. I dati che si leggono qua e là sulla quantità di ore che i nostri figli passano guardando la televisione sono allarmanti. L’obesità infantile, l’iperattività, la difficoltà a concentrarsi per tempi che non siano brevissimi… tutto questo sembra essere connesso all’uso e all’abuso televisivo.
Ciò che non si legge (o si legge poco) è la facilità con cui si può iniziare a contrastare questo processo. Noi ci stiamo provando circa dall’inizio di quest’anno scolastico.
Intanto, ho deciso che mai, in nessun caso, i bambini debbano vedere la televisione al mattino prima di andare a scuola. Sarebbe come caricarli con uno zaino pieno di pietre prima di una camminata in montagna. Al mattino i bambini escono dal mondo dei sonno e dei sogni, ritrovano i loro familiari e i loro “rituali” quotidiani. Colazione, lavarsi, vestirsi, dire le preghiere del mattino… Il tutto con calma (se si riesce). Non ha davvero senso proporre loro un passaggio brutale dal sonno al ritmo forsennato delle immagini televisiva. Inoltre a scuola dovrebbero avere menti sgombre per apprendere al meglio le lezioni, certamente non piene di frammenti vaganti di cose viste al mattino.
Al pomeriggio cerchiamo di non accendere per nulla la tv, al massimo una ventina di minuti prima di andare a tavola (finiti i compiti, i giochi o altre attività sono tutti molto stanchi e deconcentrati, quindi un po’ di svago ci può stare). Dopo cena è possibile che sia concessa ancora una ventina di minuti (un po’ di più il venerdì e il sabato, visto che il giorno dopo non c’è scuola). Vediamo quasi esclusivamente Disney Channel o dvd per bambini, più un po’ di calcio per i due maschietti fanatici (e per il papà).
Dopo un mese circa di questo regime, ecco i primi risultati osservati:
1. le proteste sono diminuite: prima c’erano in continuazione programmi che proprio non si potevano perdere, ora accettano di (più o meno) buon grado le limitazioni;
2. facciamo altre cose: soprattutto siamo in una fase di grandi letture e molto disegno, poi abbiamo fatto un erbario (v. qui e un prossimo post con gli aggiornamenti), abbiamo un progetto con le bandiere dei vari paesi d’Europa…
3. si litiga un po’ meno (non voglio sbilanciarmi fino a dire che siano più calmi, aspetterei un po’ prima di dirlo, ma certamente la scelta del programma è un bel pretesto per faide fraterne interminabili).
Questo è quanto si osserva finora, vedremo se sul lungo periodo ci saranno altri vantaggi. Certamente non essere esposti a quella montagna di volgarità, ammiccamenti, ignoranza e stupidità dei programmi televisivi generalisti mi sembra anche un bel vantaggio per la MIA serenità interiore.

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La Miche de Pain

Ho scoperto questo catechismo illustrato in Francia (si può ordinare qui) e me ne sono innamorata. E’ suddiviso in tre volumi e ha delle illustrazioni magnifiche. E’ semplice (lo apprezza anche il mio piccolo di 5 anni) ed estremamente ben orientato. Tento di farne un capitolo (non di più) a settimana, e siamo quasi a metà del primo volume. Essendo basato sulla ripetizione graduale di pochi concetti alla volta, e avendo al termine del capitolo una serie di domande utili per fissare le nozioni acquisite, ho la netta impressione che i bimbi abbiano appreso idee anche complesse (differenza tra corpo e spirito, paternità di Dio, caduta del peccato originale, volontà salvifica di Dio Padre attraverso il Figlio). Ma quello che più apprezzo è la “bellezza” di questo catechismo (nelle illustrazioni, nei concetti, nella scelta delle parole), che parla ai bambini del Vero attraverso il Bello (due concetti che, ovviamente, in ultima istanza coincidono).

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L’erbario, prima parte





In questi giorni abbiamo ideato un progetto che ci coinvolge tutti.
Complice anche la stagione, vogliamo raccogliere varie foglie in parchi cittadini e gite campagnole, essiccarle e identificarle.
Quindi le raccoglieremo in libri fatti da noi, i nostri erbari personali.
Oggi abbiamo fatto le copertine con i colori a tempera e degli stampi di produzione casalinga, realizzati in adigraf (copiato da un’idea del blog di Claudia ).
Il problema è che la mamma non è esattamente una botanica provetta, così abbiamo dovuto procurarci uno strumento di lavoro che ci venga in aiuto con la nomenclatura (il libro sugli alberi fotografato sopra: è piuttosto maneggevole e quindi adatto a essere infilato in uno zainetto e a seguirci nelle nostre spedizioni).
Non avevamo mai dipinto insieme, e ci siamo divertiti. Anche se ho avuto difficoltà ad arginare la piccola Benedetta (voleva “collaborare” a tutti i disegni) e anche a convincere la truppa che dopo il gioco non è sportivo lasciare la mamma sola a riordinare.
La prossima volta andrà meglio….

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